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(Col 3,12-17; Mt 13,24-30)
Belluno, chiesa di s. Pietro, 10 febbraio 2019
Racconta il Vangelo di Giovanni che un giorno i sommi sacerdoti mandarono delle guardie per arrestare Gesù, e che queste siano tornate indietro senza aver compiuto ciò per cui erano state mandate; e che ai sommi sacerdoti, che in tono di rimprovero chiesero loro: “Perché non lo avete preso?”, risposero: “Mai un uomo ha parlato come parla quest’uomo!” (Gv 7,46).
Viene da dire la stessa cosa anche a noi, a commento della parabola che abbiamo ora ascoltato: “Mai un uomo ha parlato come parla quest’uomo!”; infatti mai un uomo direbbe: ‘lasciamo che la zizzania cresca; lasciamo che il male cresca, insieme al grano, insieme al bene’. Com’è possibile lasciare crescere e svilupparsi il male? Non va fermato?
Infinite volte Gesù ha indicato vie e suggerito atteggiamenti opposti e contrari a quello che penseremmo noi: forse che chi ha lavorato un’ora sola è giusto che riceva lo stesso compenso di chi ha lavorato tutta intera una giornata? Per Gesù è giusto (cfr Mt 20,1-16). Forse che ha senso lasciare incustodito e indifeso tutto un gregge per andare in cerca di una sola pecora che si è perduta? Per Gesù ha senso (cfr Lc 15,4-7). Forse che era il caso di associare al gruppo degli apostoli un noto peccatore come Matteo il pubblicano, e non soltanto persone di specchiata onestà da tutti riconosciuta? Per Gesù fu il caso (cfr Mt 9,9). Gesù la pensava tanto diversamente da come pensa l’uomo, da come pensiamo noi, su molti punti e in molte cose.
S’impone quindi un imperativo, una cosa necessaria: adeguare e uniformare il nostro modo di pensare al suo. E’ lui ad avere il pensiero giusto; è lui la Sapienza del Padre entrata nel mondo e venuta tra gli uomini per insegnare agli uomini il pensiero di Dio, la verità. Forse che il mondo per tanti aspetti va male e soffre, e non sa trovare la strada giusta, perché non ha il pensiero di Dio, il pensiero di Gesù? Forse che se si aprisse al messaggio evangelico godrebbe subito di pace, di concordia, di unità, addirittura di benessere materiale e sociale? E non ci sarebbero più guerre, conflitti e nessuno più soffrirebbe la fame? Gesù è ‘la stella polare’.
Il cristiano che l’ha conosciuto e che ha in mano il suo pensiero, nel Vangelo, prende in mano quel libro sacro, ne legge ogni giorno una pagina; si sofferma su di essa, la medita, la lascia parlare alla mente e al cuore, la fa diventare anima e orientamento del proprio pensiero e del proprio operare. In tal modo l’uomo comincia a pensare come Gesù pensava, a giudicare come Gesù giudicava, a fare le scelte che Gesù faceva. E l’uomo diventa un altro ‘Gesù’ nel mondo, un portatore del suo pensiero, un profeta di verità.
In tal modo l’uomo diventa grano buono che cresce e matura, che non si lascia soffocare dalla zizzania, ma che -al contrario- fa sì che il campo sia un campo che ha in sé del bene, un campo che prepara una messe che alla fine fiorirà. E alla fine il Signore strapperà la zizzania, vincerà il male, con la sua potenza e nella sua misericordia, lui che ha detto: “Io ho vinto il mondo” (Gv 16,33). Facciamo quindi il bene, “senza stancarci”, come esorta san Paolo (cfr Gal 6,9), e avremo portato al mondo la salvezza che potevamo portare.
don Giovanni Unterberger