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(Fil 1,6-11; Mt 12,15-21)
Belluno, chiesa di s. Pietro, 10 novembre 2019
Sempre all’attacco, i farisei, nei confronti di Gesù, insistenti nell’insidiarlo, anziché aprirsi al suo dono e alla sua grazia. Di quale tesoro si privavano! Eppure da Gesù erano amati, accolti, ascoltati, istruiti, sopportati con pazienza. In Gesù era Dio stesso che si prendeva cura di loro; quel Dio che con l’Antico Testamento e con i profeti aveva iniziato un’opera di salvezza in Israele, e che ora, con l’avvento del Messia, la stava portando a compimento. Dio è sempre all’opera per portare a perfezione il suo disegno di salvezza.
E’ quanto anche l’apostolo Paolo scriveva ai suoi cristiani –l’abbiamo sentito nell’epistola: “Fratelli, nel Signore Gesù sono convinto che Colui che ha iniziato in voi quest’opera buona (la chiamata alla fede e alla vita in Dio), la porterà a compimento fino al giorno di Cristo Gesù”. Don Giussani commenta: “Queste sono le righe di tutto il Nuovo Testamento che mi danno più sollievo: se Lui ha cominciato in noi la sua opera, è per portarla fino in fondo. Certo, occorre la partecipazione della nostra libertà. Ma per quella sua volontà, noi possiamo pregare: ‘Signore, tu sei più potente del mio cuore e della mia libertà: fa’ che io ti obbedisca anche se non volessi, anche quando non voglio!’ Rinvigorisci, o Signore, la tua eredità esausta” (L. Giussani, La convenienza della fede, p. 122).
Il Signore vuole salvarci, intende rifare in noi l’uomo santo e perfetto che era prima del peccato, prima della caduta delle origini. San Paolo, ancora nell’epistola, scrive: “Prego che la vostra carità cresca sempre più in conoscenza e in pieno discernimento, perché possiate capire in ogni circostanza ciò che è il meglio da compiere, ed essere integri e irreprensibili per il giorno di Cristo”. ‘Discernere in ogni circostanza ciò che è il meglio da compiere’! Quanto Spirito Santo è necessario! Necessario alla nostra mente, che è così facile a sbagliarsi, ottenebrata com’è, e sotto l’influsso di emozioni, istinti e passioni. ‘Essere integri e irreprensibili per il giorno di Cristo’. Quale traguardo! Quale impresa! Impossibile alle forze umane. Don Giussani nota: “L’uomo vero non nasce dalla donna e dall’uomo, per quel male acuto che la Chiesa chiama ‘peccato originale’, ma solo da Dio. Solo da Di può nascere l’uomo vero” (L. Giussani, La verità nasce dalla carne, p. 27). E Dio vuole far nascere in noi quest’uomo vero, generato da lui.
Quanto, forse, la nostra vita spirituale è impostata e fatta di sforzi di bene, di virtù, di lotta al peccato (e tutto questo è necessario, è più che necessario; è indispensabile!), ma dimentica che alla nostra santificazione sta lavorando anche Dio, che lui, anzi, è il lavoratore primo, il più importante; che lui è il protagonista del nostro cammino di rinnovamento spirituale; e che senza la sua opera noi non avanzeremmo di un passo verso la santità. L’eresia del pelagianesimo, che fa poggiare la riuscita dell’uomo sulle sue sole forze e non su Dio, è sempre in agguato; in fondo nasce dalla superbia. Invece quanto è consolante il pensiero che Dio sta lavorando alla nostra vita spirituale, sta operando a che nasca in noi l’uomo nuovo; e che quindi non siamo soli in quest’impresa. Questo pensiero spinge ad aprirsi all’azione di Dio, a desiderarla, a cercarla; a pregare, a chiedere insistentemente ‘compi in me, Signore, quanto hai iniziato. Fa’ che io compia la tua volontà’. Questo è l’atteggiamento che porta alla santità.
don Giovanni Unterberger