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(Col 1,12-20; Gv 18, 33-37)
Belluno, chiesa di s. Pietro, 25 ottobre 2020
La festa di Cristo re porta il nostro sguardo su Gesù, che il Padre ha insignito della dignità più alta che ci sia, costituendolo capo e signore dell’universo. C’è un salmo nell’Antico Testamento che profeticamente parla di lui, e nel quale già i primi cristiani ravvisarono la sua persona e il suo destino, come si legge nel libro degli Atti degli apostoli (cfr At 4,23-28).
E’ il salmo secondo; esso inizia così: “Perché le genti sono in tumulto e i popoli cospirano invano? Insorgono i re della terra e i principi congiurano insieme contro il Signore e contro il suo Messia” (vv 1-2). Il salmista guarda il mondo, l’umanità, e invece di vederla tranquilla, la vede tutta in fermento; un movimento di ribellione la percorre e la agita; è un movimento di rivolta contro Dio e contro il suo Messia, Cristo. Dicono gli uomini (continua il salmo): “Spezziamo le loro catene -le catene con cui si sentono avvinti dalla legge e dalla volontà di Dio- gettiamo via da noi il loro giogo” (v 3). Il mondo è in rivolta contro il Signore, non vuole sopportare il suo giogo; non capisce che il giogo del Signore è la sua fortuna, la garanzia della sua prosperità e del suo benessere, la via alla salvezza; e in un delirio di onnipotenza e di sfrenata libertà vuole costruirsi da sé, in piena autonomia, con ordinamenti, strutture e leggi che sono l’anti-Dio. E’ la descrizione del mondo di sempre, anche del mondo nostro di oggi.
Ma Dio non teme le ribellioni degli uomini e l’infuriare del mondo contro di lui; egli tiene tutto sotto controllo, e non sente affatto in pericolo la propria sovranità. “Se ne ride colui che sta nei cieli, il Signore si fa beffa di loro -dice il salmo- egli parla nella sua ira, li spaventa con la sua collera” (vv 4-5).
E Dio conferma la regalità del Messia: “Io stesso l’ho costituito sovrano sul Sion, mia santa montagna” (v 6). Dio Padre, sulla santa montagna di Sion, cioè in Gerusalemme, ha stabilito Gesù ‘sovrano’; l’ha stabilito nel momento in cui fu messo in croce. Sulla croce Gesù è il re del mondo. A Pilato egli disse: “Io sono re”, e sopra il suo capo, sulla croce, era scritto in ebraico, in latino e in greco, le tre lingue del mondo allora conosciuto: “Gesù nazareno re dei giudei” (Gv 19,19-20). Regalità singolare quella di Gesù, ma regalità vera, capace di conquistare il cuore degli uomini, regalità non di potere ma di amore. Davanti alla croce di Cristo il mondo non può nulla, se non piegare il ginocchio e sottomettervisi. “Stat crux dum vòlvitur orbis”, recita il motto dei certosini: in mezzo e sopra tutto l’agitarsi e il fremere del mondo sta ferma e fissa la croce.
E Gesù stesso, il Messia, conferma le parole del Padre, dicendo d’aver ricevuto da lui un decreto che gli consegnava in mano tutta l’umanità: “Voglio annunciare il decreto del Signore -continua il salmo- egli mi ha detto: ‘Tu sei mio figlio io oggi ti ho generato; chiedimi e ti darò in eredità le genti e in tuo dominio le terre più lontane” (vv 7-8).
Il salmo termina, nell’ultima strofa, con un vibrante invito ai re ribelli a desistere da ogni rivolta e a sottomettersi a Dio e al suo Messia: “Siate saggi, o sovrani, lasciatevi correggere o giudici della terra; servite il Signore con timore e baciate i suoi piedi con tremore, perché non si adiri e voi perdiate la via” (vv 10-12). All’uomo è chiesto di accogliere su di sé la signoria di Dio e di Gesù; è l’unica cosa saggia da fare. Scrollata di dosso quella signoria, altri signori dominerebbero l’uomo, e lo dominerebbero da duri tiranni: le sue passioni, i suoi egoismi, i suoi vizi, che lo porterebbero a rovina.
La lotta contro la signoria di Cristo non è solo nel mondo fuori di noi, nel grande mondo, ma è anche dentro di noi. Lo stesso nostro cuore è il luogo della battaglia, della lotta, della ribellione o della sottomissione. Gesù nella preghiera che ci ha lasciato ci fa dire: “Venga il tuo regno”; venga il regno del Signore su di noi; sul mondo e sul cuore di ciascuno di noi. E’ per la vita.
don Giovanni Unterberger
