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(Rm 6,19-23; Mt 7,15-21)
Domenica 10 luglio, risalente a 7 luglio 2013
Non finiremo mai di lodare e di ringraziare Dio per il dono della sua Parola. La Parola di Dio è “lampada ai miei passi e luce sul mio cammino”, dice il salmo (Sal 119,105). La Parola di Dio ci tiene al riparo da errori e da sbandamenti; ci conserva nella verità; ci tiene vivo e aperto il cuore alle cose di Dio.
Qual è la luce che oggi la Parola di Dio ci offre? che cosa ci dice la Parola che abbiamo ora ascoltato?
Si muovono dentro di noi, e attorno a noi, dei “falsi profeti”: voci, spinte, indicazioni, proposte che non sono “verità”; voci, spinte, indicazioni, proposte che sono “menzogna”, che sono “falsità”. Gesù ci avverte: “State attenti, guardatevi dai falsi profeti”.
Ci sono dentro di noi, e attorno a noi, falsi profeti di libertà.. Ci domandiamo: dove sta la libertà? qual è la vera libertà? Il nostro “io” ha la sua risposta: “la mia libertà sta nel fare ciò che io voglio, ciò che io decido di fare”. Anche il mondo ha la sua risposta: “la libertà sta nel non avere vincoli, nel non avere costrizioni; sta nell’essere autonomi e indipendenti da tutto e da tutti. Questa è libertà”.
La Parola di Dio dice una cosa diversa. San Paolo nella prima lettura ci ha parlato di libertà e di schiavitù in altri termini; ci ha detto: “Voi, una volta, prima di convertirvi (Paolo scriveva ai cristiani di Roma) eravate schiavi del peccato; il peccato vi dominava, vi teneva in schiavitù; ora che avete aderito a Cristo e vi siete convertiti a lui, siete stati liberati dalla schiavitù del peccato; e, in Cristo, servendo a Cristo, siete diventati liberi, liberi della vera libertà”.
Paolo ha un suo particolare orizzonte nel parlare di libertà; ha un orizzonte diverso da quello del mondo; Paolo parla di libertà e di schiavitù nell’orizzonte del peccato e nell’orizzonte di Cristo. Il peccato fa schiavi, Cristo rende liberi, egli dice. E’ tutto un altro modo, questo, di parlare di libertà. E se confrontiamo questo modo di parlare di libertà con la nostra esperienza personale e quotidiana, troviamo che esso è giusto, è vero.
E’ vero che il peccato ci fa schiavi. Qualora ci lasciassimo dominare dal nostro egoismo; qualora cedessimo all’impurità o all’iniquità, come dice san Paolo; qualora ci lasciassimo vincere dalla tristezza, dalla noia, dalla preoccupazione (stati d’animo che suppongono tutti un peccato, una mancanza di fede, di fiducia, di impegno, di generosità); qualora ci lasciassimo sopraffare dal rancore, dal puntiglio, dall’istinto di vendetta, noi saremmo schiavi, schiavi del nostro brutto “io”, di quel “padrone cattivo” che portiamo dentro di noi, e che vorrebbe imporre su di noi il suo giogo, il suo potere.
Chi invece segue Cristo, chi aderisce a Cristo e cammina sulle vie di Cristo, gode grande e perfetta libertà. Non è più il male a dominare in lui, ma è il bene a guidarlo, a dargli respiro, a dargli vita. Persona veramente libera è colei che è signora dei propri istinti, delle proprie voglie, dei propri capricci. Persona veramente libera è colei che aderisce a Cristo, perché è Cristo “la libertà” dell’uomo. Egli ci rende capaci di essere protesi al bene, liberi dai freni e dai condizionamenti della nostra natura decaduta, liberi da noi stessi. Cristo è capace di rendere “libero” anche un ammalato di tumore, il quale, per la potenza di Cristo, ha la forza di non lasciarsi abbattere e sopraffare dalla sua condizione, dalla sua malattia, benché alla fine il tumore lo porterà alla morte. Cristo ha reso i martiri “liberi” di fronte ai tormenti, capaci di dare la vita.
Il cammino di libertà è in realtà un cammino di liberazione. Abbiamo bisogno di essere liberati, perché non siamo del tutto liberi in noi stessi. ; e Dio è un Dio di liberazione: tutto l’Antico Testamento ce lo dice; Cristo è un Cristo di liberazione: tutto il Nuovo Testamento ce lo dice. Dio e Cristo ci liberano.