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(Is 35,7-7°; Giac 2,1-5; Mc 7,31-37) Anno B
sabato 4 settembre 2021, risalente a sabato 8 settembre 2012
C’è speranza per l’uomo. Gesù è il restauratore dell’uomo.
Il sordomuto che Gesù guarì era fortemente ferito nella sua relazionalità. Non solo ferito nella sua fisicità (gli orecchi non udivano, la bocca non parlava), ma ferito anche a livello più profondo, nell’ambito della relazione; infatti un sordomuto è fortemente limitato nel comunicare col mondo esterno, con le persone. E questa è una limitazione molto dolorosa, perché la sordità e il mutismo colpiscono la persona in qualcosa di importante e di profondo, in quanto la persona è fondamentalmente relazione, è strutturalmente relazione, e la sordità e il mutismo la colpiscono proprio in questo, proprio a questo livello. Gesù, guarendo il sordomuto, lo restituì alla sua possibilità di relazione in pienezza.
Facciamo un passo avanti. La sordità e il mutismo non sono le uniche cause responsabili di una povertà relazionale; una persona, che pure ode perfettamente e può parlare correntemente, può essere povera di capacità di relazione. Quanta sordità tra le persone, e quanta incapacità di ascoltarsi, spesso, tra persone che hanno orecchi sani! E quanta poca capacità di usare bene la parola, alle volte, in persone che possono usare la parola senza difficoltà e senza inceppi!
E la relazione ne soffre. Lo vediamo a livello di nazioni, di popoli, ma anche tra le classi sociali, tra parenti, e perfino nella Chiesa tra gruppi, associazioni, movimenti.
A rendere difficile l’ascolto è l’essere pieni di sé. La persona tutta incentrata in se stessa, o per superbia, o per vanagloria, o perché alla rincorsa del proprio successo, della propria affermazione, del proprio prestigio, non è capace di ascolto, non è capace di aprirsi all’altro. Tutti abbiamo in noi l’istinto di prevalere, di prevaricare, di imporre la propria idea, il proprio sentire e il proprio modo di vedere; e ciò ci preclude l’ascolto; questo ci porta a un dialogo tra sordi, che ha come inevitabile conseguenza il non intendersi e lo scontro. Abbiamo bisogno di fare il vuoto dentro di noi, di far tacere il nostro “io” e di fare spazio al “tu”. Ogni persona sente il bisogno di essere ascoltata, accolta e riconosciuta, e ciò suppone e richiede che ci siano persone capaci di accoglienza e di ascolto.
L’ascolto, quello profondo, non è facile, non viene istintivo, ha bisogno di essere esercitato. Occorre educarsi all’ascolto. Gesù ci educa all’ascolto, ci educa all’ascolto educandoci, anzitutto, all’ascolto di Dio. Così come faceva lui.
Gesù si ritirava spesso solo, lontano dalle folle, per pregare, per stare in compagnia con il Padre, per ascoltare il Padre. Dal Padre egli riceveva la rivelazione celeste e veniva educato all’ascolto degli uomini. Quanto sapeva ascoltare gli uomini, Gesù! Quanta risonanza aveva nel suo cuore il grido dei poveri, dei malati, dei peccatori, di ogni uomo che si sentiva abbandonato, solo e perduto! Dall’ascolto del Padre egli scendeva all’ascolto degli uomini.
È la strada anche per noi. Lo stare con Dio ci insegna lo stare vero e giusto con gli uomini. Madre Teresa di Calcutta passava ore in preghiera all’alba di ogni giorno, “perché – diceva – se non sto col mio Signore, non ho poi cuore aperto, occhi e orecchi spalancati sui poveri che incontro sui marciapiedi di Calcutta. Ho bisogno di ascoltare il Cielo, per poi riuscire ad ascoltare la terra”.
Ascoltare Dio lo si fa, ad esempio, ascoltando la sua Parola. Giova immensamente prendere in mano la Sacra Scrittura, scegliersi un luogo e un tempo previsto nelle nostre giornate, e leggere, meditare, pregare. Dalla preghiera usciremo con orecchi e udito nuovi.
E usciremo anche con parole nuove. Gesù guarì il malato del Vangelo anche dal mutismo. Quanto mutismo in noi a riguardo delle cose di Dio! Quanto poco sappiamo dire di lui, del suo amore, delle sue opere, del suo mistero! Quanto poco parliamo tra di noi di lui, perché di lui non sappiamo dire più di tanto…; non abbiamo parole. Tra di noi ci scambiamo tante parole umane per consolarci, per consigliarci, per sostenerci gli uni gli altri, e poco, forse, sappiamo dirci vicendevolmente le parole di Dio.
Gesù dice nel Vangelo di Giovanni: “Le cose che vi dico non le dico da me, ma sono le cose che ho udito dal Padre mio” (Gv 8,26). Gesù ascoltava Dio, e sapeva parlare di Dio. Che grazia trovare una persona che nel momento del dolore, nel momento in cui dobbiamo prendere una decisione importante, nel momento in cui facciamo fatica a perseverare nel bene e nei nostri impegni, o anche semplicemente nel nostro vivere quotidiano delle giornate, sa dirci ciò che Dio ci direbbe, sa farci risuonare agli orecchi e al cuore la parola vera, la parola che salva, la parola del Signore, e non parole ricche solo di sapienza umana! Per grazia di Dio ci sono queste persone, e anche noi possiamo essere queste persone, possiamo essere “profeti”, persone che parlano nel nome di Dio.
Guarito dalla sua sordità e dal suo mutismo fu il sordomuto del Vangelo; Gesù guarisca anche noi: ci faccia udire e ci renda capaci di parlare.
Don Giovanni Unterberger