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( Gal 4,22-31; Gv 6,1-15)
Domenica 10 marzo 2024, risalente al 15 marzo 2015
Cinquemila persone con fame e senza cibo. Siamo noi quelle cinquemila persone, è il mondo quelle cinquemila persone. Siamo senza cibo, e abbiamo fame.
Milioni e milioni di persone nel mondo soffrono la fame e non hanno di che nutrirsi a sufficienza. E’ lo scandalo del mondo ricco ed opulento che, per il proprio egoismo e per il proprio interesse, lascia nell’indigenza più profonda tante persone, tanti fratelli, che il Padre celeste vorrebbe avessero anch’essi il sufficiente per vivere in dignità e in serenità.
Gesù quel giorno coinvolse i suoi apostoli nel problema dei cinquemila, e disse a Filippo: “Dove possiamo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?” Noi non possiamo risolvere il problema della fame nel mondo, ma nel nostro piccolo, per quello che ci è possibile, vogliamo aiutare i poveri e i bisognosi con la nostra carità. Gesù ce lo chiede. Non possiamo fare i ricchi epuloni che chiudono gli occhi davanti al povero Lazzaro (Lc 16,19-21). Saremo giudicati sulla carità (Mt 25,31-40).
E tuttavia, noi che abbiamo il necessario per vivere, siamo quei cinquemila del Vangelo, con fame e senza cibo. Quante volte ci sentiamo senza cibo di speranza, di serenità, di fiducia, di comunione, di fraternità, di pace. Privi di questo cibo! E abbiamo fame.
L’uomo che ha questa fame cerca, cerca; cerca disperatamente, perché senza questo cibo, anche se ha di che mangiare, non riesce a vivere bene. Gesù quel giorno moltiplicò i pani e i pesci e diede da mangiare ai cinquemila; saziò la loro fame. Gesù sazia la fame; è capace di saziare la fame; la fame del cuore umano.
“Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna”, disse Pietro a Gesù (Gv 6,68). Gli apostoli, i primi discepoli che lo incontrarono, che lo conobbero, che stettero con lui, ebbero il cuore saziato. La loro vita fu piena di gioia, di speranza, di consolazione: e sì che la loro vita non fu senza tribolazioni: pensiamo a Pietro e a Giovanni fustigati dal Sinedrio; a Giacomo decapitato; a Stefano lapidato; pensiamo alle infinite sofferenze di san Paolo nella sua opera di annuncio del Vangelo; pensiamo a quante tribolazioni ebbero i santi; eppure non c’è un Santo che sia stato triste; non c’è un Santo che sia stato malinconico, scoraggiato, sempre teso, sempre di cattivo umore, arrabbiato con la vita. Gesù sa saziare il cuore umano.
Mi ha fatto impressione la mamma di due figli decapitati dall’Is in Libia lo scorso febbraio. E’ una donna copta ortodossa, non cattolica, ma comunque cristiana; e che cristiana! Ad un altro suo figlio, scampato alla rabbia dell’Is, che le chiese: “Mamma, che cosa faresti, se tu incontrassi per la strada chi ha ucciso i tuoi figli, i miei fratelli?”, ha risposto: “Lo inviterei a casa nostra, perché ci ha aiutati ad entrare nel Regno dei cieli”.
Che Gesù abbiamo! Quanto è forte Gesù! Che straordinariamente forte è Gesù! capace di riempire di pace, di amore, di perdono il cuore di una mamma a cui sono stati decapitati due figli! Capace di saziare un cuore così, un cuore straziato, dolorante all’infinito, colpito a morte come e assieme ai suoi due figli! Gesù è davvero straordinario; è potente; è onnipotente!
Ricorriamo a lui, stringiamoci a lui nelle nostre fami; egli ha cibo per noi, ne ha a sufficienza, ne ha in abbondanza. Quel giorno, dopo aver moltiplicato i pani e i pesci ed aver sfamato i cinquemila, Gesù disse agli apostoli: “Raccogliete i pezzi avanzati”. E gli apostoli riempirono dodici ceste. Ne avanzò, di pane! ne avanzò! Gesù sazia il cuore in abbondanza. “Guardate al Signore e sarete raggianti”, dice il salmo (Sal 34,6).
In tutto, e specialmente nelle nostre croci, guardiamo a Gesù. Padre Pio diceva: “Non c’è Gesù senza croce, e non c’è croce senza Gesù”. Gesù è con noi; Gesù è con l’uomo; è con l’uomo nel suo cammino, nella sua fatica, nel suo dolore, nella sua preoccupazione, nelle sue paure, nei suoi fallimenti, nel suo peccato. Nel fondo in cui l’uomo fosse caduto, là c’è Gesù; Gesù era già lì, per essergli compagno, amico, soccorritore, balsamo e sollievo, futuro di salvezza.
“Signore, da chi andremo?”, diciamo con Pietro. E Gesù dirà a noi: “Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò”, vi sazierò (Mt 11,28).
don Giovanni Unterberger