clicca QUI per scaricare l’omelia
(Ger 31,7-9; Ebr 5,1-6; Mc 10,46-52)
Sabato 26 ottobre 2024, risalente al 24 ottobre 2015
Sono tre gli attori dell’episodio evangelico che abbiamo ora ascoltato: il cieco, la gente di Gerico e Gesù. Essi diventano in questo momento i nostri maestri.
Il cieco se ne stava seduto lungo la strada a mendicare. Sentì una strana confusione, un vociare concitato, un gran rumore di gente che si riuniva insieme. Chiese cosa stesse accadendo, e gli fu detto che stava passando Gesù di Nazareth. Quel cieco doveva aver sentito parlare di Gesù di Nazareth, dei miracoli che Gesù di Nazareth aveva compiuto: aveva guarito paralitici, lebbrosi, sordi, ciechi; la notizia del suo passaggio lo scosse tutto, tanto che si mise a gridare: “Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!” E gridava forte forte…
Il Vangelo dice che in quel momento Gesù stava lasciando Gerico, e la stava lasciando definitivamente, perché era sul punto di salire a Gerusalemme dove sarebbe morto in croce. Se il cieco si fosse lasciato sfuggire quell’occasione, sarebbe rimasto cieco tutta la vita.
Sant’Agostino in una sua omelia dice: “Timeo Dominum transeuntem et non revertentem”: ho paura che il Signore passi e non abbia più a ritornare. Il Signore non passa una volta soltanto nella vita dell’uomo. La parabola del padrone della vigna che chiama operai a più ore del giorno (Mt 20,1-16), ci dice che il Signore non lesina le sue chiamate; chiama più volte, passa più volte accanto all’uomo. Però è vero, e resta vero, che l’uomo non può prendere alla leggera le visite e i passaggi del Signore. Potrebbe anche accadere che il Signore non passasse più. Che ne sa l’uomo dei passaggi del Signore? E che diritto ha l’uomo che il Signore passi ancora, dopo che una volta, due volte, cento volte l’uomo avesse lasciato cadere le sue visite? E, in ogni caso, ogni visita del Signore disattesa è un’occasione di bene, di crescita e di salvezza perduta per l’uomo. E’ una responsabilità di cui rendere conto; è un qualcosa di cui rammaricarsi e dolersi. Impariamo dal cieco di Gerico ad accogliere il Signore che passa e che ci incrocia nella nostra vita in una lettura, in un’omelia, in una persona, in un avvenimento, in una gioia, in un dolore…
C’è poi la gente di Gerico. La gente di Gerico era raccolta attorno a Gesù, lo voleva sentire, lo voleva toccare. Anche il cieco voleva avvicinarsi a Gesù, ma la gente glielo impediva. Il cieco gridava: “Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!”, e la gente gli diceva di tacere, di non continuare a gridare. La gente teneva il cieco lontano da Gesù.
Grave peccato sarebbe se noi cristiani col nostro comportamento di vita, con le nostre scelte sbagliate, fossimo contro testimonianza al Vangelo, fossimo di impedimento per qualcuno ad avvicinarsi a Gesù, ad incontrare Gesù. Lo scandalo, l’essere di ostacolo e d’inciampo verso il Signore, sarebbe la cosa più brutta che potessimo fare. Siamo chiamati invece a essere di buon esempio, di aiuto ai fratelli nel bene; Gesù chiede di essere annunciato da noi, dalla nostra vita buona, dalla nostra vita cristiana. Immensa è la responsabilità di noi, generazione adulta, nei confronti delle nuove giovani generazioni. Le stiamo portando al Signore? Quale esempio, quale modo di pensare, quale stile di vita offriamo loro?
E infine c’è Gesù. Gesù, sentito il grido e l’implorazione del cieco, lo fece chiamare, lo volle davanti a sé, e lo guarì. Gli fece una domanda, una domanda grande: “Che cosa vuoi che io faccia per te?” Sentiamo fatta a noi questa domanda da parte di Gesù; Gesù ci chiede: “Che cosa vuoi che io faccia per te?” E’ una domanda che suona come una sfida, perché essa porta a galla e mette in chiaro ciò che di più profondo e di più caro abbiamo nel cuore. Che cosa vorremmo che Gesù facesse per noi? Cose materiali? Cose umane? Cose spirituali? Cose divine? Cose di quaggiù? Cose di lassù? Abbiamo bisogno di tutto, ma abbiamo bisogno soprattutto delle cose del Signore, della sua pace, della sua gioia, della grazia che egli dispensa. Abbiamo bisogno di fede, di speranza, di carità; abbiamo bisogno che s’instauri tra noi il suo Regno. “Gesù – diciamogli – fa’ per noi ciò di cui più abbiamo bisogno”.
Il Signore ci passa vicino ancora, anche oggi; non lasciamoci sfuggire il suo passaggio; chiediamogli, come il cieco, con forza, che egli ci aiuti.
don Giovanni Unterberger
