Domenica in Albis

(1Gv 5,4-10; Gv 20,19-31)

27 aprile 2014

Gesù, ritornando risorto dai suoi apostoli, facendosi loro vedere vivo e vero, con il suo corpo reale, anche se trasfigurato, con ancora i segni della passione (le piaghe alle mani, ai piedi e al costato), non poteva rivolgere loro un saluto più bello, più confortante, più rassicurante di quello con cui li salutò; disse loro: “Pace a voi!”. E lo disse tre volte; due volte la sera di Pasqua apparendo agli apostoli senza Tommaso, e una volta otto giorni dopo apparendo agli apostoli con presente Tommaso.

Bisognerebbe essere ebrei, o per lo meno conoscere bene l’ebraico, per comprendere tutta la portata e tutta la pregnanza grande e profonda di quel saluto. Gesù usò la parola “shalòm”. “Shalòm” viene tradotto in italiano con la parola “pace”; e “shalòm” significa, sì, pace, ma dice molti di più: dice situazione di benessere a tutto campo; dice serenità profonda del cuore perché tutte le esigenze più belle, più vere e più profonde del cuore hanno ottenuto risposta; dice gioia, felicità, sicurezza; dice paradiso.

In quel saluto, “shalòm”, c’era tutto il cuore e l’amore di Gesù; c’era lo sguardo buono, benevolo e amico del Signore, che guardava ai suoi apostoli con volto sereno, disteso e sorridente.

Essi l’avevano tradito tre giorni prima, l’avevano abbandonato, erano fuggiti; e lui, Gesù, ora, li guardava con affetto e diceva loro: “shalòm”, pace a voi!

Il Vangelo dice che gli apostoli, al vedere Gesù, e nel sentirsi salutare così, furono pieni di gioia. “Allora – avranno pensato – Gesù non è arrabbiato con noi! Allora Gesù è con noi il Gesù di sempre, il Gesù buono che nella sua vita ha sempre perdonato, e che ora ha già perdonato anche noi, il nostro tradimento, la nostra codardia, il nostro poco amore!”

Gesù è fatto così; non saprebbe guardare se non con occhio buono ogni persona, anche il peccatore, anche colui che l’avesse dimenticato, anche colui che lo disattendesse e lo trascurasse volontariamente, anche colui che lo offendesse e lo bestemmiasse con rabbia. Non aveva egli forse pregato sulla croce per i suoi crocifissori? Che bello potersi sentire guardati così da Gesù! Anche se peccatori!

Dice un salmo: “Il Signore non respinge il suo popolo, la sua eredità non la può abbandonare” (Sal 94,14). Il salmista che scrisse queste parole poteva avere in mente la scena degli ebrei prostrati innanzi al vitello d’oro nel deserto; o gli ebrei contaminati dall’idolatria al tempo del re idolatra Manasse; e dice: “Il Signore non respinge il suo popolo, la sua eredità non la può abbandonare”.

No, Dio non respinge mai il suo popolo; non riuscirebbe a farlo; Dio non ha cuore di abbandonare la sua eredità, le sue creature, noi, ciascuno di noi, anche se peccatori, infedeli e ingrati!

Dio è solo amore; è solo misericordia; è solo recupero dei suoi figli. Spinge a commozione il Gesù risorto che va a recuperare i suoi apostoli. Appare loro nel cenacolo, li rincuora, dona loro Spirito Santo, li investe della sua stessa missione, dice loro: “Come il Padre ha mandato me, così io mando voi”. E siccome quel giorno Tommaso non era nel cenacolo assieme ai suoi amici apostoli, Gesù apparve loro di nuovo una settimana dopo, quando nel cenacolo c’era anche Tommaso, perché Gesù voleva recuperare anche Tommaso.

E ricordiamo i due discepoli di Emmaus. Se ne andavano sconsolati al loro villaggio abbandonando Gerusalemme e tutta la vicenda di Gesù, e Gesù si fa loro vicino, fa strada con loro, parla al loro cuore, li ricupera a sé, li fa missionari nei confronti degli apostoli, tanto che vanno a dire agli apostoli: “Abbiamo visto Gesù! Gesù è risorto!”.

Gesù è un Gesù di recupero. Durante la sua vita egli ha sempre recuperato le persone: ha recuperato Matteo, Zaccheo, Nicodemo, Maria Maddalena, il buon ladrone, e chissà quante altre persone!

Ancor oggi, dal Cielo, egli è tutto intento a recuperare gli uomini. Lo fa con la sua Chiesa; con i sacramenti; con la sua parola; con la preghiera e l’esempio delle anime buone; con l’azione del suo Santo Spirito.

Lasciamoci recuperare da Gesù! Non opponiamogli resistenza; cediamo al suo cuore e al suo amore che vuole attirarci a sé, vuole liberarci da ogni vizio e da ogni peccato, vuole recuperarci da ogni ombra di male. E diamogli una mano nella sua opera e nel suo sforzo di recuperare tutti gli uomini, specialmente i più lontani da lui. Lo possiamo fare con la nostra fede, con la nostra preghiera, con la nostra testimonianza di vita cristiana. Gli faremo cosa tanto gradita.

Questa voce è stata pubblicata in Omelie di Don Giovanni. Contrassegna il permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.