15° Domenica del Tempo Ordinario

(Is 55,10-11;   Rm 8,18-23;   Mt 13,1-23)

Duomo, sabato 12 luglio 2014

La parola! La parola è una realtà straordinaria. Con una parola si può salvare una persona, con una parola si può demolire, rovinare una persona. La parola è una grande risorsa dell’uomo. Ne apprezzano il valore soprattutto coloro che ne sono privi e non possono parlare.

La parola umana ha una triplice valenza. Può essere, anzitutto, una parola che informa, che mette al corrente di qualche cosa, fa conoscere una data situazione: “Ti informo che le cose stanno così e così… Ti metto al corrente che l’intervento chirurgico è andato bene…”.

La parola inoltre può essere una parola che esprime, quando serve a dire e a rivelare l’intimo di una persona, un suo sentimento, un suo progetto, una sua preoccupazione: “Penserei di agire in questo modo… In quel momento ho avuto paura…  Ti voglio bene…”.

In terzo luogo la parola può essere appello; è appello quando si fa richiesta, quando tende a coinvolgere l’altra persona e a farla entrare in azione: “Aiutami, perché non ce la faccio più… Non trascurare la tua salute… Apri bene gli orecchi e ascoltami…”.

Anche la Parola di Dio, sulla quale le Letture bibliche di oggi ci fanno portare l’attenzione, ha e possiede queste tre valenze. Alle volte la Parola di Dio è informazione: ci dice da che parte sta il bene e da che parte sta il male; ci indica la strada da seguire; ci informa che dopo questa vita c’è un’altra vita.

Altre volte la Parola di Dio è espressione: esprime ciò che Dio sente, ciò che Dio prova dentro di sé, manifesta il suo progetto per noi: “Io nutro per voi pensieri di pace e non di afflizione”, dice Dio nel libro del profeta Geremia (Ger 29,11); “Dentro di me si commuovono le mie viscere e il mio cuore freme di compassione per te, popolo mio”, dice Dio nel libro del profeta Osea (Os 11, 8); “Chi ha occhi altezzosi e cuore superbo io non lo potrò sopportare”, afferma il Signore nel libro dei salmi (Sal 101,5).

E in terzo luogo la parola di Dio si fa alle volte appello: “Io sono il Signore, Dio tuo, non avrai altri dèi al di fuori di me” (Es 20,2-3); “Da’ a chi ti domanda, e a chi desidera da te un prestito non volgere le spalle se è in tuo potere il farlo” (Mt 5,42); “Venite a me voi tutti che siete stanchi e oppressi e io vi ristorerò” (Mt 11, 28).

La Parola di Dio è un grande tesoro per l’uomo. In mezzo alle tante parole umane che noi diciamo, che noi sentiamo, che noi leggiamo ogni giorno…; parole che non sempre sono buone, autentiche e vere, ma che alle volte sono dure, di giudizio, di menzogna… il possedere la Parola di Dio, che è sempre parola di verità, di orientamento sicuro e di pace, è una grazia tra le più grandi.

Oggi la parabola del seminatore ci dice che Dio sta seminando la sua Parola nel mondo; egli è un seminatore generoso, non è avaro. Egli getta il seme con magnanimità, anche sulla strada, anche fra i rovi e tra le spine, non solo sul terreno buono. Dio non è parsimonioso nei suoi doni, non fa doni di stretta misura, ma è munifico nel suo donare. Egli non rivolge la sua Parola tre o quattro volte in una vita, tre o quattro volte in una giornata; ma tutto ciò che ci circonda, tutto ciò che ci avvolge e ci succede, tutto quello che ci viene dato e anche quello che ci viene tolto, tutto è sua Parola e tutto è suo discorso rivolto a noi.

E’ Parola di Dio la natura: di fronte alle bellezze del creato facilmente sentiamo Dio che ci parla. E’ sua Parola un figlio che nasce, un figlio che è stato promosso a scuola, un figlio che trova lavoro: in questi fatti due genitori possono sentire una parola d’amore del Signore.  E’ Parola di Dio anche una difficoltà, un insuccesso, perfino una malattia: sant’Ignazio di Lojola si convertì e scoprì Dio che gli parlava e gli chiedeva di cambiare vita nella corsia di un ospedale. Parola di Dio è tutto: un problema in famiglia, la persona anziana che abita vicino a noi, la Bibbia che abbiamo in salotto.

Tutte queste Parole, tutte le continue Parole che Dio ci rivolge, domandano ascolto ed accoglienza. Ecco allora il grande richiamo del Vangelo di oggi ad essere terreno buono alle Parole del Signore; a non essere strada battuta, terreno sassoso, triboli e spine.

Noi abbiamo una grande responsabilità, perché se è vero, come è vero, che la Parola di Dio è come la pioggia e la neve che scendono dal cielo e non vi fanno ritorno senza aver irrigato e fecondato la terra; cioè se è vero, come è vero e come ci ha detto la prima Lettura, che la Parola di Dio è forte, è potente, è in se stessa efficace e infallibile; è vero anche che noi abbiamo la triste possibilità di lasciarla cadere, di renderla inutile e inattiva per noi. Offriamo allora alla Parola del Signore, nella nostra vita, abbondanza di ascolto, di silenzio e di obbedienza, perché porti i suoi frutti.

don Giovanni Unterberger

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