18° Domenica durante l’anno (forma ordinaria)

(Es 16,2-4.12-15;   Ef 4,17.20-24;   Gv 6,24-35)

Duomo di Belluno, sabato 1 agosto 2015

“Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà”. Gesù rivolse queste parole forti alla gente di Palestina che aveva mangiato del pane che egli aveva moltiplicato; gente che si era miracolosamente saziata del dono offerto da Gesù. A quella gente Gesù chiese un salto di qualità, uno scatto; come di salire un gradino, di salire su, più su di dove si trovava. Quella gente cercava pane materiale; Gesù le indicava e le proponeva un pane spirituale; quella gente cercava pane di frumento, e Gesù le proponeva il pane che era lui stesso, la sua persona.

Dicendo: “Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna”, Gesù non intendeva proibire a quella gente di cercare il pane materiale, di impegnarsi e lavorare per avere di che vivere. E’ tipico del linguaggio biblico, quando mette a confronto due realtà diverse, negarne una al fine di far risaltare e dare vantaggio all’altra.

Gesù, ad esempio, dice: “Non chi dice: ‘Signore, Signore’, entrerà nel regno dei cieli, ma chi fa la volontà del Padre mio che è nei cieli” (Mt 7,21). Con queste parole Gesù non intende negare l’importanza e la necessità della preghiera e del culto, ma vuole affermare che è di fondamentale importanza fare la volontà di Dio. Senza obbedienza alla volontà di Dio, anche la preghiera e il culto sarebbero vuoti e vani. San Paolo dice ai Corinzi: “Cristo non mi ha mandato a battezzare, ma a predicare il Vangelo” (1Cor 1,17). Con queste parole Paolo non intende negare d’aver ricevuto da Cristo il mandato di battezzare, ma vuole affermare quanto fosse importante e necessario che egli predicasse il Vangelo, perché è dall’annuncio del Vangelo che nasce la fede.

Dunque Gesù dicendo: “Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna”, intendeva mettere l’accento e sottolineare quanto fosse importante per quei palestinesi, ma anche per noi, e per tutti gli uomini, cercare i beni dello spirito.

Tutti sappiamo quanto bisogno abbiamo di beni materiali. Senza un minimo di beni materiali non è possibile vivere. Gesù stesso nella preghiera che ci ha lasciato, il ‘Padre nostro’, ci invita a chiedere i beni materiali, ‘il pane quotidiano’.

Ma pure dei beni spirituali abbiamo bisogno, ed estremo bisogno! L’uomo non è solo corpo, è anche spirito. L’uomo non è fatto solo per la vita qui sulla terra, ma è fatto anche per una vita oltre questa terra; con la differenza che la vita su questa terra è di ottanta, novanta, cento anni, la vita oltre questa terra è eterna ed è senza fine.

Abbiamo bisogno dei beni spirituali. “Cercate le cose di lassù -esorta san Paolo- pensate alle cose di lassù, non a quelle della terra” (Col 3,1-3). E altrove egli dice: “Noi non fissiamo lo sguardo sulle cose visibili, ma su quelle invisibili. Le cose visibili sono di un momento, quelle invisibili sono eterne” (2Cor 4,18). Abbiamo bisogno di beni spirituali; ci è necessario coltivare quelli.

Ogni giorno noi mangiamo, nutriamo il nostro corpo; abbiamo bisogno di nutrire ogni giorno anche la nostra anima con la preghiera, con la meditazione della Parola di Dio, con l’Eucaristia almeno settimanale. Noi abbiamo cura di tenere pulito il nostro corpo, lo laviamo, lo profumiamo; abbiamo bisogno di ripulire di tanto in tanto anche la nostra anima col sacramento della Confessione; di profumarla con la pratica delle virtù e delle buone opere. Noi mettiamo da parte qualche risorsa per la vecchiaia del nostro corpo; occorre che mettiamo da parte meriti per la nostra anima che vivrà per sempre nell’eternità.

“Non siate preoccupati -ci esorta Gesù- di procurarvi solo le cose di quaggiù, ‘il cibo che non dura’; preoccupatevi anche, e molto, delle cose del cielo, ‘il cibo che rimane per la vita eterna’. Abbiate cura della vostra anima, abbiate cura del vostro spirito, così che possiate assicurarvi la riuscita piena, la salvezza per sempre.

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