17° Domenica durante l’anno (forma ordinaria)

(2Re 4,42-44;   Ef 4,1-6;   Gv 6,1-15)

Duomo di Belluno, sabato 25 luglio 2015

Il santo Curato d’Ars aveva adibito un piccolo stabile della sua parrocchia ad orfanotrofio. Aveva raccolto in quel piccolo edificio un certo numero di bambini e di ragazzi orfani e particolarmente poveri, unendo così alla sua vita di preghiera un’opera di carità. L’amore a Dio, quando è vero e autentico, porta sempre ad amare il prossimo e ad interessarsi di lui.

Aveva affidato la gestione e la direzione dell’Opera ad una parrocchiana, la quale, un giorno, gli disse preoccupata: “Signor Curato, non abbiamo più pane, né altro, per i ragazzi”. Il santo Curato le rispose: “Usate la fatina che c’è nella madia”.  “La madia è vuota”, ribatté la parrocchiana. “No, no, la madia è piena –insistette il santo Curato – andate a vedere”. La madia era davvero piena; il santo Curato, con un miracolo, l’aveva riempita; e così anche quel giorno ci fu cibo per gli orfani di Ars.

Gesù -si era vicini alla Pasqua- moltiplicò pochi pani e pochi pesci per una grande folla: cinquemila persone. Il miracolo scatenò un entusiasmo incontenibile tra la gente: “Facciamolo re, questo Gesù di Nazareth! egli sia il nostro capo! Egli dev’essere il Messia promesso!” Ma Gesù si ritirò da solo sul monte; non poteva accettare che venisse gravemente frainteso il suo messianismo, la sua opera di salvezza per cui era venuto nel mondo.

Opera di salvezza che, per l’evangelista Giovanni che ci ha riportato questo miracolo, aveva due obiettivi: guarire la fame materiale dell’uomo, e guarire la fame spirituale dell’uomo.

Guarire la fame materiale: Gesù, quel giorno, andò incontro alla mancanza di cibo della folla che lo seguiva. E in quell’opera egli volle avere bisogno della collaborazione umana. Avrebbe potuto creare lui, direttamente, tutto il pane necessario, con un miracolo che non necessitasse di nessun aiuto ed intervento da parte dell’uomo; e invece volle servirsi dei cinque pani e dei due pesci che un ragazzo aveva. Volle aver in mano quei cinque pani e quei due pesci, e moltiplicò quelli. Volle, chiese, esigette il dono e la generosità di quel ragazzo.

Anche oggi il Signore potrebbe provvedere da solo, con un miracolo, a che tutti gli uomini nel mondo potessero avere il cibo necessario per vivere, e per vivere decorosamente; e invece egli vuole che ci sia, per quest’opera necessaria, la collaborazione nostra. Già egli compie il miracolo di fare sì che la terra produca tutto ciò che occorre all’umanità, ma la distribuzione dei beni della terra egli la affida a noi, alla nostra generosità, al nostro senso di giustizia e di solidarietà verso i fratelli. Problema, questo, che ci deve sempre interpellare ed interrogare di fronte a tante persone che sono in necessità e vivono in povertà.

Per l’evangelista Giovanni la moltiplicazione operata da Gesù quel giorno, era anche segno di un’altra moltiplicazione che Gesù va continuamente compiendo nella storia: la moltiplicazione del pane eucaristico. Anche oggi, ed ogni giorno, sui tanti altari e nelle tante chiese del mondo Gesù moltiplica il pane dell’Eucaristia e sfama milioni di persone.

Il modo di raccontare il miracolo da parte di Giovanni orienta verso una lettura eucaristica del miracolo stesso. Infatti Giovanni nota che quando Gesù moltiplicò il pane “era vicina la Pasqua”, e a Pasqua, nella Pasqua dell’anno seguente, Gesù avrebbe istituito l’Eucaristia. Giovanni descrive il gesto miracoloso di Gesù con le stesse parole e con gli stessi gesti con cui Gesù istituì l’Eucaristia il giovedì santo: “Prese i pani, rese grazia, li diede…”. E Giovanni lascia intendere che sia stato Gesù stesso, lui in persona, a distribuire a tutti il pane moltiplicato, a differenza di quanto dicono gli altri evangelisti, i quali dicono che furono gli apostoli a distribuire alla gente il pane. Anche con questo particolare Giovanni vuole spostare l’attenzione dal pane materiale di quel giorno al pane eucaristico di tutti i giorni; fu Gesù, ed è Gesù che dà il pane dell’Eucaristia, lui in persona.

Gesù, datore di pane; Gesù datore dell’elemento fondamentale per vivere. Gesù, provvidenza per la nostra vita; pane per la vita del corpo e pane per la vita del’anima. Lo ringraziamo; e vogliamo fare tesoro del suo duplice dono. E col pane dell’Eucaristia, nutriti di quel pane spirituale, vogliamo diventare generosi ed aiutarlo, nella misura del nostro possibile, a fare sì che tutti gli uomini del mondo possano avere il pane materiale loro necessario.

Questa voce è stata pubblicata in Omelie di Don Giovanni. Contrassegna il permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *