21° Domenica del Tempo ordinario (forma ordinaria)

(Gios 24, 1-2a. 15-17. 18b);   Ef 5,21-32;   Gv 6,60-69 )

Duomo di Belluno, sabato 22 agosto 2015

E’ difficile per noi immaginare fino in fondo come Gesù abbia vissuto la sua umanità. Per il fatto che l’umanità di Gesù era unita alla sua divinità ed esisteva inserita, innestata nella persona del Verbo, Verbo che era Dio, noi siamo facilmente portati a pensare che Gesù abbia vissuto la sua umanità con sconti e privilegi, con qualche cosa che gli rendesse più facile essere ‘uomo’ rispetto a noi, al riparo da problemi, difficoltà e fatiche, quelle che invece dobbiamo sopportare noi.

Ma per Gesù le cose non furono così; Gesù fu uomo fino in fondo come noi. Gesù fu uomo fino in fondo, ad esempio, il giorno in cui, come abbiamo sentito ora nel Vangelo, chiese ai suoi dodici apostoli: “Volete andarvene anche voi?” Come si sarà sentito Gesù quel giorno nel fare quella domanda?

Gesù aveva tenuto un discorso importante, il discorso di lui ‘pane di vita’, il discorso in cui aveva detto: “Se mangerete la mia carne e berrete il mio sangue, avrete in voi la vita eterna”. Un discorso strano, inimmaginato, difficile da capire e da accettare; tanto che, ci ha detto il Vangelo, molti dei suoi discepoli lo abbandonarono. Non solo i Giudei se ne andarono e lo abbandonarono, ma anche molti dei suoi discepoli.

Gesù rimase con pochi. Si guardò attorno e vide che erano pochi i rimasti con lui; e tra quei pochi i dodici apostoli. Che cosa avrebbero fatto i dodici apostoli? Sarebbero rimasti con lui o se ne sarebbero andati anche loro? Gesù aveva bisogno di sapere, e trepidava nel suo cuore. Se avessero risposto: “Gesù, ce ne andiamo anche noi”, Gesù sarebbe rimasto solo. Tutto il suo lavoro, la sua cura per formarsi un gruppo di continuatori della sua opera sarebbe andato a vuoto, sarebbe svanito. Gesù avrebbe dovuto ricominciare tutto daccapo, con altri. Gesù era in attesa della risposta di quei dodici uomini. Sentiva di dover rimettere tutto se stesso nelle loro mani e nella scelta della loro libertà. Il fatto che fosse Dio, non risparmiava alla sua umanità l’ansia e la trepidazione di quel momento. Gesù pose la grande domanda: “Volete andarvene anche voi?”

Gesù fa così ancora oggi. Egli ci si relaziona con grande rispetto, con rispetto pieno della nostra libertà. Non forza, non costringe, non obbliga; chiede, domanda, mendica. Don Giussani definì Gesù ‘il mendicante’ del nostro cuore, del nostro amore, del nostro ‘sì’. Noi, cosa gli risponderemo?

Pietro rispose a nome di tutti i suoi compagni apostoli: “Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna, e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio”. Pietro; neanche lui probabilmente aveva capito bene il discorso di Gesù sul pane di vita e sulla sua carne da mangiare e sul suo sangue da bere; probabilmente quel discorso gli era rimasto oscuro e gli faceva difficoltà, così come era rimasto oscuro e aveva fatto difficoltà ai Giudei e a molti dei discepoli di Gesù; ma Pietro disse: “Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna”.

Pietro aveva riconosciuto in Gesù, stando con lui, una persona particolare, una persona eccezionale, unica; e disse: “Signore, da chi andremo? Non sapremmo da chi altri andare se non da te; non sapremmo chi altri ascoltare, non sapremmo chi altri seguire se non te; se non te che hai parole vere, parola di vita, parole che corrispondono al cuore. Noi restiamo con te!”

L’intuizione di Pietro su Gesù, sulla sua persona, è anche la nostra intuizione su Gesù. Anche noi abbiamo conosciuto Gesù, l’abbiamo incontrato nella vita. C’è stato un momento, forse più momenti, in cui egli non ci è stato indifferente, in cui egli ci ha convinti, ci ha presi, ci ha fatti suoi. Ci siamo sentiti abbracciati da lui. Purtroppo la nostra condizione è quella di essere attorniati da tante forze, da tante realtà che vorrebbero distoglierci da Gesù, allontanarci da lui, farci seguire altri profeti, altri ideali, altri stili di vita. E’ il mondo, lo stile del mondo. Ma noi diciamo con Pietro: “Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna. Noi restiamo con te!”.

Chissà come Gesù avrà guardato quel giorno Pietro e gli altri apostoli dopo che Pietro gli ebbe detto quello che gli disse. Chissà con quali occhi li avrà guardati, chissà con quale cuore! Non li avrà abbracciati fisicamente (non si usava), ma li avrà abbracciati col suo grande affetto, con la sua riconoscenza, col suo amore infinito: Avrà loro detto: “Grazie, amici; allora staremo sempre insieme!”

E’ quello che Gesù dice anche a noi: “Grazie, o cristiano; grazie della tua fedeltà, grazie di volermi caparbiamente seguire. Io sarò con te e tu sarai con me; avrai le mie parole di vita; di vita eterna”.

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