(Ap 7,2-4.9.14; 1Gv 3,1-3; Mt 5,1-12a)
Duomo di Belluno e chiesa di santo Stefano, 1 novembre 2015
Il grande dottore della Chiesa sant’Agostino, in una sua omelia per la festa di Tutti i Santi, disse ai suoi fedeli: “Il paradiso è popolato di molti santi, ma il paradiso non è ancora completo: manco io, mancate voi. Dobbiamo diventare santi; dobbiamo completare il paradiso!”
All’inizio del terzo millennio cristiano, in cui quindici anni fa siamo entrati, il santo papa Giovanni Paolo II indirizzò a tutta la Chiesa una Lettera apostolica, la ‘Tertio millennio ineunte’, in cui scrisse: “Non esito a dire che la prospettiva in cui deve porsi tutto il cammino della Chiesa nel terzo millennio è la santità”.
Papa Benedetto XVI, delle sue Catechesi del mercoledì ne dedicò ben novantasei a tratteggiare altrettante figure di Santi, santi dell’antichità e santi dell’età moderna, uomini e donne. Con questo lungo ciclo di Catechesi papa Benedetto volle dare alla Chiesa un saggio della straordinaria ricchezza di santità che la Chiesa nella sua bimillenaria storia aveva generato, Chiesa ‘madre di Santi’, come la chiama Alessandro Manzoni nel suo Inno ‘La Pentecoste’; Chiesa che papa Benedetto, con quelle Catechesi, chiamava ancora a santità.
Nella Catechesi conclusiva il papa si chiedeva: “Che cosa vuol dire essere santi? Chi è chiamato ad essere santo?” E rispondeva: “Spesso si è portati a pensare che la santità sia una meta riservata a pochi eletti, mentre san Paolo dice che Dio ci ha scelti tutti, ancor prima della creazione del mondo, per essere santi e immacolati al suo cospetto nella carità (Ef 1,4). La santità – continuava il papa – non consiste nel compiere imprese straordinarie, ma nello stare uniti a Cristo, nel vivere i suoi misteri, nel fare nostri i suoi atteggiamenti, i suoi pensieri, i suoi comportamenti. La misura della santità è data dalla statura che Cristo raggiunge in noi, da quanto, con la forza dello Spirito Santo, noi modelliamo la nostra vita sulla sua. La santità sta nella carità – continuava il papa. ‘Dio è carità, Dio è amore’ (1Gv 4,8), lui che è il Santo, e quindi chi vive nella carità vive in santità”.
Anche papa Francesco ha dedicato due Catechesi del mercoledì al tema della santità, nell’ottobre-novembre 2013. E anche lui ha affermato che la santità sta nella carità, nell’amare Dio e nell’amare il prossimo. Anche lui ha detto che tutti possiamo diventare santi. “Sei consacrato? Sei consacrata? – egli ha detto – Sii santo vivendo con gioia la tua donazione. Sei sposato? Sii santo amando e prendendoti cura della tua famiglia. Sei un battezzato non sposato? Sii santo compiendo con onestà e competenza il tuo lavoro e offrendo del tempo al servizio dei fratelli. ‘Ma, padre – ha continuato il papa – io lavoro in una fabbrica; io lavoro come ragioniere, sempre con i numeri, ma lì non si può essere santi…’ – Sì, si può! Lì dove tu lavori puoi diventare santo. Dio ti dà la grazia di diventare santo. Sempre, e in ogni posto, si può diventare santi, cioè ci si può aprire a quella grazia che ci lavora dentro e ci porta alla santità. Tutto questo ci fa comprendere – concludeva il papa – che, per essere santi, non bisogna per forza essere vescovi, preti o religiosi; no, tutti siamo chiamati a diventare santi!”
Festa, oggi, di Tutti i Santi; festa di uomini, donne, persone sulla terra in autorità e persone popolane; grandi teologi e persone illetterate dalla fede umile e semplice; persone fedeli a Dio fin dalla giovinezza e grandi peccatori convertiti; persone tutte che hanno amato Dio e hanno amato il prossimo spendendo se stessi con impegno e con generosità. Persone che ora sono in paradiso, in grembo alla Trinità, felici di come sono vissute, e infinitamente riconoscenti a Dio per l’amore con cui egli le ha accompagnate finché erano qui in terra.
I Santi ci chiamano e ci invitano a santità. Ci spronano a dare alla nostra vita ali che ci sollevino a voli coraggiosi, a virtù sempre più alte, a una carità sempre più piena e più perfetta. La santità è via alla gioia; costa, e spesso è una via in salita, ma è via alla gioia; è via alla piena realizzazione di sé; è strada che porta bene al mondo e che ci prepara un paradiso felice. I Santi erano persone felici. “C’è una sola tristezza nella vita – ripeteva lo scrittore francese Lèon Bloy negli anni della sua vecchiaia – quella di non essere santi”. La festa dei Santi ci chiama a crescere, ad essere felici.
don Giovanni Unterberger