11a Domenica del Tempo Ordinario (forma ordinaria)

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2Sam 12,7-10. 13; Gal 2,16. 19-21; Lc 7,36 – 8,3

Duomo di Belluno, sabato 11 giugno 2016

L’evangelista Luca, che ci accompagna nei Vangeli domenicali di questo anno liturgico, è detto l’‘evangelista della misericordia’. Dante lo chiama ‘scriba mansuetudinis Christi’, lo scrittore della mitezza di Gesù. In effetti la misericordia e la mitezza di Gesù risaltano particolarmente nel Vangelo di Luca. Luca solo riporta l’episodio della peccatrice perdonata che abbiamo ora sentito proclamare; lui solo racconta di Gesù che si autoinvitò a casa di Zaccheo e lo perdonò; lui solo riporta le parabole della dramma perduta ritrovata e del figliol prodigo; lui solo riporta le parole di Gesù in croce che chiede perdono al Padre per i suoi crocifissori e perdona ‘in extremis’ il buon ladrone. Luca ha profondamente colto il cuore misericordioso del Signore. Il Gesù di Luca, come egli ce lo presenta, è molto misericordioso.

Nell’episodio della peccatrice perdonata che abbiamo ora sentito, la misericordia di Gesù risalta particolarmente chiara e forte a fronte della severità e della durezza di giudizio di Simone il fariseo. Quello di Simone il fariseo non fu solo giudizio, fu condanna; mentre l’atteggiamento di Gesù fu accoglienza e perdono.

Colpisce Gesù che si lascia toccare, accarezzare, baciare i piedi dalla peccatrice, cosa disdicevole in quel tempo in Israele per qualsiasi uomo, tanto più per un rabbì, quale era ritenuto Gesù. Tant’è vero che il fariseo Simone non solo critica la donna che compie tali gesti, ma critica anche Gesù che se li lascia fare: “Se costui fosse un profeta, saprebbe chi è, e di quale genere è la donna che lo tocca: è un peccatrice”, egli dice.

Gesù non teme per se stesso, non teme di essere giudicato e di perdere la propria stima di fronte a Simone e agli altri farisei che potevano essere presenti a quel banchetto in casa di Simone quel giorno; gli interessa quella donna; gli interessa cogliere e accogliere il suo pianto di pentimento, il suo desiderio di cambiare vita; gli interessa farle sentire il suo perdono.

Anzi, Gesù prende addirittura le difese della peccatrice, e racconta a Simone una parabola da cui Simone, che si riteneva osservante e perfetto, esce svantaggiato rispetto alla peccatrice. La peccatrice ha un cuore più buono, più tenero, più capace di amore per Gesù del duro Simone, chiuso nella sua superbia e nella sua presunta santità. “Tu, Simone, -gli dice Gesù- al mio arrivo in casa tua non mi hai offerto l’acqua per i piedi, non mi hai dato il bacio dovuto all’ospite, non mi hai unto il capo con olio; questa donna invece mi ha bagnato i piedi con le lacrime, me li ha coperti di baci, me li ha cosparsi di profumo. Mi ha voluto molto bene, mi ha voluto bene più di te, per cui le sono perdonati i suoi molti peccati”.

C’è sempre possibilità di riscatto per ogni peccatore. Il cuore di Gesù è un cuore pieno di misericordia e di bontà. Sono straordinarie le parole di Dio rivolte al suo popolo nel libro del profeta Geremia: “Ecco, io farò rimarginare la loro piaga, li curerò e li risanerò, procurerò loro abbondanza di pace e di sicurezza. Li purificherò da tutta l’iniquità con cui hanno peccato contro di me, e perdonerò tutte le iniquità che hanno commesso verso di me per cui si sono ribellati contro di me. Non cesserò di beneficarli e godrò nel fare loro del bene. Ciò sarà per me titolo di gioia, di lode e di gloria tra tutti i popoli della terra, ed essi si stupiranno e si meraviglieranno per tutto il bene e per tutta la pace che concederò loro” (Gr 32, 40-41; 33,6-9).

Il cuore di Dio è un cuore di bontà. Il cuore di Gesù è un cuore di bontà. Siamo nel mese di giugno, il mese dedicato al Sacro Cuore di Gesù. La Chiesa ci invita, in questo mese, a stare in compagnia di quel Cuore buono, mite ed umile, sorgente di grazia e di salvezza. Uniti a quel Cuore diventeremo anche noi misericordiosi e buoni. Una bella giaculatoria dice: “Gesù, mite ed umile di cuore, rendi il mio cuore simile al tuo”. Ripetuta molte volte, questa giaculatoria modellerà e plasmerà il nostro cuore su quello di Gesù; avremo il suo cuore e non il cuore di Simone il fariseo.

don Giovanni Unterberger

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