5a domenica dopo Pentecoste (forma straordinaria)

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( 1Pt 3,8-15;   Mt 5, 20-24 )

Belluno, chiesa di s. Stefano, 19 giugno 2016

Gesù era un perfetto ebreo: partecipava il sabato alla preghiera in sinagoga; prendeva parte ai tre grandi pellegrinaggi a Gerusalemme nelle feste di Pasqua, di Pentecoste e delle Capanne; pregava con i salmi; osservava la legge di Mosè, non nella interpretazione formalistica dei farisei, ma nel suo vero spirito.

Il suo compito però era quello di far fare un passo avanti alla fede e alla pratica di vita di Israele, il popolo del Signore. “Non sono venuto ad abolire la legge e i profeti -egli disse un giorno- ma per dare compimento”, per portare la legge a perfezione (Mt 5,17). Il brano di Vangelo che abbiamo ora ascoltato si inserisce perfettamente in questa linea, in questa prospettiva, nel ‘di più’ che Gesù proponeva e chiedeva rispetto all’antica legge di Mosè. “In antico vi fu detto: ‘Non uccidere’, ma io vi dico: Neppure dovete adiravi col fratello”. La legge del Sinai veniva resa più alta e più esigente.

Il nostro brano di Vangelo prosegue, nel testo di Matteo, con altre contrapposizioni tra l’antica legge e la legge di Gesù: “In antico fu detto: ‘Non commettere adulterio’, ma io vi dico: Chi anche solo guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio nel suo cuore. In antico fu detto: ‘Chi ripudia la propria moglie, le dia l’atto di ripudio’, ma io vi dico: Non dovete affatto ripudiare la vostra moglie. In antico fu detto: ‘Non spergiurare’, ma io vi dico: Non giurate affatto, il vostro parlare sia sempre e solo sincero. In antico fu detto: ‘Occhio per occhio e dente per dente’, ma io vi dico: Non opponetevi al malvagio; amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori” (Mt 5,27-44).

Gesù propone e chiede chiaramente e fortemente un ‘di più’ rispetto all’antica legge; indica una tensione, un impegno, uno sforzo di salita. Egli non esita addirittura a dire: “Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste” (Mt 5,48).

Ho trovato in un libro questa osservazione interessante, e vera: scriveva l’autore: “Una delle differenze tra noi e Dio è che mentre noi spesso non abbiamo il coraggio di proporre a noi stessi e agli altri mete alte, impegni grandi, e ci limitiamo a proposte di vita basse, mediocri, di scarsa qualità, per poi essere severi e duri con noi stessi e con gli altri qualora queste mete non fossero vissute e rispettate, Dio invece fa il contrario: è sempre misericordioso e pronto a perdonare qualora non riuscissimo a vivere e a praticare la sua legge, ma non abbassa affatto l’ideale, il livello della meta a cui ci chiama; ci dice: “non adirarti mai; non guardare con occhio di concupiscenza nessuna persona; non ripudiare la tua sposa, il tuo sposo; perdona sempre; sii perfetto come è perfetto Dio!”

La vita cristiana dev’essere vissuta con impegno. La tentazione della tiepidezza, della mediocrità, del tirare avanti ‘sanza infamia e sanza lodo’, direbbe Dante, è sempre presente; il calo del fervore, inteso non come sentimento e come fervore emotivo e sensibile, che può esserci e non esserci, ma come impegno e sforzo effettivo di fare la volontà di Dio, può sempre sorprenderci. Abbiamo certamente altre volte sentito le parole severe di Gesù rivolte alla comunità di Laodicea nel libro dell’Apocalisse: “Conosco le tue opere: tu non sei né freddo né caldo. Magari tu fossi freddo o caldo! Ma poiché sei tiepido, cioè né freddo né caldo, sto per vomitarti dalla mia bocca” (Apoc 3,15-16).

Il Signore ci vuole impegnati, ci vuole tesi verso il suo ‘di più’; egli sa che per quel ‘di più’ noi siamo fatti, e che una vita vissuta in qualche modo, con stanchezza e tiepidezza, non ci fa contenti, ci lascia tristi e insoddisfatti. Siamo fatti per la santità, per le cose grandi, per scalare vette e non per rimanere giù a valle; siamo fatti per Dio e per la sua perfezione infinita.

Ci soccorrano la sua grazia e la nostra buona volontà.

don Giovanni Unterberger

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