La piccola e la grande Gioia

“Siate contenti!” ci ripeteva spesso il Padre spirituale del Seminario alla fine delle meditazioni che ci predicava. “Siate contenti!” Avevo 12-13 anni e frequentavo la Scuola media al Seminario di Trento; quel “Siate contenti!” mi suonava un po’strano e un tantino superfluo. A quell’età ero contento; mi trovavo in Seminario, il luogo in cui volevo essere per diventare sacerdote; a scuola riuscivo bene, e con i compagni, al di là di qualche screzio passeggero, andavo d’accordo; insomma ero contento. E il Padre spirituale insisteva: “Siate contenti!”. Capii, crescendo, quanto fosse utile e opportuna quell’indicazione, quella raccomandazione. Essere contenti, infatti, non è cosa facile e per nulla scontata; la gioia è continuamente insidiata e a rischio.

Alcuni anni fa, al Meeting di Comunione e Liberazione, ascoltai un’interessante conferenza del card. Schoenborn, arcivescovo di Vienna, sulla gioia. Dopo aver confidato che se si era fatto sacerdote era perché, da ragazzo, vedeva il suo parroco contento, tanto da dirsi: “Il mio parroco è contento; voglio essere contento anch’io nella vita, diventerò sacerdote” (così grande è il richiamo e il contagio della gioia!), il cardinale divise la sua conferenza in due parti. “Vi parlerò -egli disse- dapprima delle piccole gioie di questa vita, e poi della grande gioia”. Col suo stile brillante e faceto si introdusse dicendo: “Il Signore, in questa vita, ci offre tante piccole gioie. Ad esempio, un bel boccale di birra fresca in questo caldo agosto; oppure un bel bagno nel mare di Rimini prima di questa conferenza, o dopo questa conferenza, o … al posto di questa conferenza!”, La sala, che conteneva più di cinquemila persone, scoppiò in un applauso scrosciante.

Il cardinale passò in rassegna varie gioie di cui può essere costellata la vita quaggiù: la buona salute, l’amicizia, la laurea di un figlio, un affare riuscito bene, una giornata serena passata in montagna, lo sbocciare dei primi fiori di primavera… . Il cardinale sottolineò che non tutto è gioia nella vita, e che lungo il cammino quaggiù non mancano le prove, le tribolazioni e i dolori, ma esortò a saper vedere e cogliere i tanti motivi di gioia che ogni giorno possiamo avere. Egli insistette molto sul ‘saper vedere’, sull’avere ‘occhi che notano’, sul diventare ‘contemplativi’, sul non lasciarsi bloccare e vincere unicamente ‘dalle cose che non vanno’. “Siate capaci di gioire -disse-  delle piccole gioie di ogni giorno!”.

E poi passò, nella seconda parte della sua conferenza, a parlare della ‘grande gioia’. “C’è una grande gioia che ci è riservata -affermò- e non solo nell’altra vita, in paradiso, ma già in questa vita”. Già in questa vita noi abbiamo grandi motivi di gioia: siamo figli di Dio; siamo amati da lui sempre e comunque; siamo oggetto delle sue cure; il suo perdono ci è offerto ad ogni momento; siamo abitati dallo Spirito Santo; possiamo cibarci ogni giorno del Corpo e del Sangue del Signore; abbiamo tra le mani la sua parola che ci rischiara la mente e ci riscalda il cuore; abbiamo una madre, Maria, che ci segue dal cielo come sanno fare le madri; abbiamo una famiglia, la Chiesa, che ci accoglie, ci sostiene e ci tiene stretti a sé; abbiamo la speranza di una vita beata per sempre in cielo. “Non possiamo non essere nella gioia -concludeva- abbiamo bisogno solo di fede per ‘vedere’, per ‘gustare’ la grande gioia che ci è offerta, e per esserne contenti. Il Signore ci vuole nella gioia. Siate gioiosi!”

Per me conclusi, alla fine di quella conferenza: Signore, ho bisogno di avere fede. Aumenta la mia fede! E sarò più felice.

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