22° Domenica del Tempo ordinario (forma ordinaria)

(Sir 3,19-21. 30-31;  Ebr 12,18-19. 22-24a;   Lc 14,1. 7-14)

Duomo di Belluno, 28 agosto 2016

Gesù -non abbiamo mai terminato di conoscerlo- doveva essere un tipo coraggioso e, in qualche occasione, anche quasi sgarbato e un po’ impertinente (almeno in apparenza, secondo le regole del buon galateo), come in occasione del pranzo a cui partecipò in casa del fariseo di cui ci ha riferito ora il Vangelo.

Era invitato a pranzo, e si mise a fare la morale agli invitati. Si mettesse tranquillo al suo posto, e lasciasse che gli altri invitati facessero ciò che volevano!… Semmai sarebbe stato il padrone di casa a doversi occupare del posto degli invitati e a riportare tutto nel giusto ordine e nella giusta armonia.

Gesù era invitato a pranzo, e si mise a fare la morale a chi lo aveva invitato; gli disse come doveva fare gli inviti: non ai parenti e agli amici da cui poteva sperare il contraccambio, ma ai poveri, agli storpi, agli zoppi, ai ciechi da cui non poteva sperare nulla.

Un Gesù così scomodo rischiava di rendersi antipatico, e non dico che rischiasse di essere addirittura cacciato via dal pranzo, ma certamente di essere guardato con sguardo poco benevolo e poco buono da tutti. Ma Gesù non badava a se stesso; gli premeva correggere ciò che andava corretto, ciò che rovina i rapporti tra le persone e rovina il vivere comune; ciò che rende il mondo una realtà avvelenata.

Ad avvelenare il mondo è il voler essere ciascuno prima e più in su degli altri, e l’essere -nei rapporti- interessati e non gratuiti. Questo è il veleno; e da questo veleno Gesù ci mette in guardia.

Non voler essere prima e più in su degli altri. Questo noi lo pratichiamo nei pasti di gala: generalmente, invitati a pranzo, non ci mettiamo ai primi posti, ed è talvolta grande fatica di chi ha indetto il pranzo far sedere in su, ai primi posti, le persone invitate. Ma quante volte in altre occasioni, in altri momenti di vita e in altri ambiti del vivere comune, noi siamo tentati di metterci prima e più in su degli altri! Prima noi stessi, poi gli altri; prima ciò che interessa a noi, e poi ciò che può interessare agli altri; prima ciò che fa comodo a noi, e poi ciò che può fare comodo agli altri. Abbiamo dentro questo istinto. L’atteggiamento che Gesù ci suggerisce è l’esatto contrario: metterci all’ultimo posto, dopo gli altri; mettere gli altri prima di noi.

Gli invitati al pranzo del fariseo quel giorno non si sarebbero sentiti disturbati dalla correzione loro fatta da Gesù, se avessero pensato e saputo che quel Gesù che diceva loro quelle cose, le metteva pienamente in pratica: egli era il Figlio di Dio fattosi uomo, messosi al servizio degli uomini, fino -la sera dell’ultima cena- ad inginocchiarsi a terra e lavare i piedi ai suoi apostoli, fino a lasciarsi mettere in croce, considerato un maledetto, il peggiore dei malfattori, l’ultimo degli uomini.

E così il fariseo, che lo aveva invitato, non si sarebbe sentito disturbato dal sentirsi dire da Gesù: “Attento a non essere interessato nei pranzi che dai e negli inviti che fai; attento a non fare le cose per tuo tornaconto; alla fin fine le faresti per te stesso, per il tuo egoismo”, se avesse pensato e saputo che quel Gesù che gli diceva quelle cose, le metteva pienamente in pratica: egli era il Figlio di Dio fattosi uomo, disceso dal cielo per pura e assoluta gratuità, venuto solo per dare e non per avere; venuto perché gli uomini ‘avessero la vita e l’avessero in abbondanza’ (Gv 10,10) pronto a sacrificare la propria vita per loro, pronto a lasciarsi spogliare della vita per loro.

Gesù è il grande esempio di umiltà e di gratuità. Egli è il grande amico, il maestro della via vera, della via che sola può portare al bene e al benessere dell’umanità. Non è la via della superbia, del prevaricare l’uno sull’altro, la via del bene e del benessere dell’umanità, e delle relazioni tra di  noi; non è la via dell’interesse e del tornaconto personale perseguito sempre e comunque, la via del bene e dello stare bene insieme. La via vera è l’umiltà, è la gratuità.

Sono queste le virtù che oggi il Signore, con la sua parola, ci ricorda, e nelle quali ci invita a camminare e a crescere. Sono le virtù che oggi gli domandiamo, gli chiediamo.

don Giovani Unterberger

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Una risposta a 22° Domenica del Tempo ordinario (forma ordinaria)

  1. nella zampieri scrive:

    Grazie Don Giovanni le sue omelie sono come acqua fresca in un corpo assetato !!!

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