17° Domenica dopo Pentecoste (forma straordinaria)

immagine_omelia_s_160911

clicca QUI per scaricare l’omelia

(Ef 4,1-6;     Mt 22,34-46)

Belluno, chiesa di s. Stefano, 11 settembre 2016

Botta e risposta tra i farisei e Gesù. I farisei interrogano Gesù, gli pongono una domanda: “Maestro, qual è il più grande comandamento della legge?”, e Gesù risponde: “Il più grande comandamento della legge è: Ama Dio con tutto il cuore e ama il prossimo come te stesso”. Gesù risponde. Alla domanda dei farisei. Gesù risponde; non resta senza risposta. A sua volta Gesù pone una domanda ai farisei: “Che cosa pensate del Messia? Di chi è figlio?”. Gli rispondono: “E’ figlio di Davide”, è un suo discendente; ma Gesù incalza: “Come può essere figlio di Davide, un semplice suo discendente, e quindi soltanto ‘uomo’, dal momento che Davide in un salmo lo chiama ‘mio Signore’?”  Il Messia non può essere solo ‘uomo’, se Davide lo chiama ‘suo Signore’, dev’essere qualcosa di più”. I farisei non furono in grado di rispondergli, nota il Vangelo. I farisei non seppero dare risposta alla domanda di Gesù.

Molte altre volte i farisei posero delle domande a Gesù e Gesù diede loro risposta, mentre alle domande poste loro da Gesù essi non seppero dare risposta. Gesù si rivelò depositario e dotato di una sapienza superiore, di una sapienza a cui gli uomini non potevano arrivare.

Come ad esempio quando i farisei chiesero a Gesù: “Perchè i tuoi discepoli di sabato, passando per i campi di grano, strappano le spighe e se ne cibano, cosa che non è lecito fare di sabato?”, Gesù rispose: “Non è l’uomo per il sabato, ma è il sabato per l’uomo. Neppure i sacerdoti al tempio, lavorando di sabato nell’uccidere le vittime sacrificali, violano il sabato” (Mt 12,1-8). Gesù diede risposta ai farisei. Mentre quando Gesù, dopo aver guarito un idropico in giorno di sabato, chiese ai farisei, che in cuor loro lo giudicavano e lo disapprovavano: “Forse che non si può guarire e salvare un uomo in giorno di sabato? Chi di voi, se un asino o un bue cade nel pozzo, non lo tirerà subito fuori in giorno di sabato?”, i farisei non seppero cosa rispondere a Gesù. Il Vangelo dice che non riuscirono a rispondergli nulla (Lc 14.1-6). Gesù possedeva una sapienza superiore a quella degli uomini.

Così è Dio: Dio è sapiente, l’uomo non è sapiente come Dio. Dio resta, spesso, ‘mistero’ per l’uomo. “Tu sei un Dio nascosto, Dio di Israele salvatore”, grida il profeta Isaia (Is 45,15). Dio è un Dio ‘nascosto’, è un Dio ‘mistero’. Quante volte egli ci appare così, un Dio che ci trascende, che ci supera, che è al di là di ogni nostro modo di pensare e di giudicare; un Dio inafferrabile, che si comporta ed agisce come noi non ci comporteremmo e non agiremmo; un Dio che ci sorprende e che spesso ci fa problema: “perché non interviene? Perché lascia correre tante cose, cose sbagliate? Perché permette sofferenza e ingiustizie?”. Dio è sapiente di una sapienza che non è la nostra. “Le mie vie non sono le vostre vie”, egli afferma e proclama (Is 55,8).

Giobbe si scagliò contro la sapienza di Dio, arrivando fino ad accusarlo e a dirlo crudele e ingiusto; ma poi, riconoscendo di essere creatura, e riconoscendo Dio come Dio, arrivò a dire: “La tua sapienza, o Dio, è più grande della mia sapienza; tu sai fare bene e condurre a buon fine tutte le cose” (cfr Gb 40,4; 42,5-6).

In Gesù di Nazareth noi abbiamo la grazia di sapere che il mistero di Dio è un mistero buono; che Dio-mistero è un mistero di salvezza e di carità verso di noi; che quel Mistero, che ci resta in molta parte impenetrabile,  (non lo sarà più quando in cielo lo vedremo “così come egli è”: 1Gv 3,2) è un Mistero chinato su di noi per soccorrerci, per aiutarci, per sostenerci nel cammino della vita.

Quel Mistero ci chiede di fidarci, di dargli fiducia, di credere che siamo da lui amati e oggetto delle sue cure, per non perdere la speranza qualsiasi evenienza potesse sorprenderci. Egli è solo Mistero d’amore, e Mistero d’amore infinito e onnipotente. A quel Mistero affidiamoci sereni; mettiamo nelle sue braccia noi, la nostra vita, i nostri cari, la salvezza di tutti gli uomini, la salvezza del mondo e dell’universo intero.

don Giovanni Unterberger

Questa voce è stata pubblicata in Omelie di Don Giovanni. Contrassegna il permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *