20° Domenica dopo Pentecoste (forma straordinaria)

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Belluno, chiesa di s. Stefano, 2 ottobre  2016

Il funzionario del re Erode Antipa che viveva a Cafarnao, fu davvero saggio a salire fino a Cana di Galilea per incontrate Gesù. Aveva un figlio ammalato, e pensò di andare da Gesù a domandare la guarigione del figlio. Non sarà stata l’unica persona di Cafarnao, quell’uomo, ad avere un congiunto, un famigliare ammalato; eppure fu l’unico a percorrere i quaranta chilometri che separavano Cafarnao da Cana per andare a chiedere la grazia al Signore. Fu davvero saggio quell’uomo; ed ottenne la grazia.

San Paolo nell’epistola ci ha esortati: “Comportatevi non da stolti, ma da uomini saggi”. Ci chiediamo: ‘E’ facile essere stolti?’ Sì, è facile. ‘Ed è difficile essere saggi?’ No, non è difficile, se si cerca il Signore e se si sta uniti a lui.

Tra stoltezza e saggezza si gioca la nostra vita, il nostro destino. La Bibbia parla spesso di stoltezza e di saggezza. Dice che è stolto l’uomo che confida in se stesso, nelle proprie forze e nei propri progetti, e non si riferisce a Dio, non si appoggia su Dio. E’ Dio la roccia che non muta, il rifugio sicuro; l’uomo -dice la Bibbia- è ‘vapore’, è ‘ombra che passa’, è fragilità, debolezza. Davvero l’uomo è debolezza! “è come l’erba che fiorisce al mattino e alla sera dissecca” (Sal 90,5-6); in un attimo svaniscono i suoi progetti e si suoi disegni.  E’ stolto l’uomo -dice la Bibbia- che pone il cuore e il suo bene nei beni di questo mondo, nel denaro e nella ricchezza; Gesù dice al ricco che non aveva magazzini a sufficienza per accogliere tutto il raccolto: “Stolto, questa notte ti sarà richiesta la tua vita, e quanto hai ammassato di chi sarà?” E aggiunge: “Stolto è chi accumula tesori per sé e non arricchisce davanti a Dio” (Lc 12,20-21).

Saggio invece è l’uomo che cerca di arricchire davanti al Signore. Al Signore dovremo arrivare; davanti a lui un giorno staremo senza paraventi e senza difese; esattamente così come saremo vissuti.  Saremo stati saggi se avremo vissuto la vita secondo la sua volontà, secondo la sua legge. Saggi sono i santi; sono le persone che compiono giorno per giorno il proprio dovere sia pure nel silenzio e nel nascondimento, ma nella fedeltà al proprio compito e alla propria missione.

Come vorremo, l’ultimo giorno della nostra vita, averla vissuta? Questa domanda il saggio se la pone spesso: è una domanda seria, un po’ anche scomoda, ma che suscita impegno ed energie sempre nuove, e che permette che nell’ultimo giorno della vita, la vita possa essere guardata e riletta senza inquietudine e senza rimpianti, ma con fiducia e serenità.

San Paolo ci ha detto nell’epistola: “Profittate del tempo presente”. ‘Profittate’, cioè ‘mettete a profitto’. Il tempo scorre, i giorni passano, i mesi e gli anni si succedono gli uni agli altri: il tempo è prezioso, è un tesoro inestimabile. L’uomo saggio mette a profitto il tempo; lo riempie di opere buone, lo vive con impegno e responsabilità, e non in modo banale e superficiale. Quanto sarebbe brutto dover dire: ‘Ho perso tempo. Avrei potuto fare tanto del bene nel tempo che avevo nelle mani, e invece l’ho sciupato, l’ho sprecato, l’ho vissuto male…”

Stoltezza e saggezza sono il bivio che continuamente ci sta davanti. Il funzionario del re, di cui ci ha detto il Vangelo, scelse la via della saggezza, scelse la via giusta, benché fosse la più faticosa; anche noi scegliamo la via della saggezza, e saremo contenti; godremo dei frutti che la saggezza in abbondanza assicura e dà.

don Giovanni Unterberger

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