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(Is 42,1-4. 6-7 ; At 10,34-38 ; Mt 3,13-17)
Duomo di Belluno, sabato 7 gennaio 2017
Il racconto del battesimo di Gesù che abbiamo ora ascoltato è il racconto fatto dall’evangelista Matteo. Ma anche gli altri evangelisti Marco e Luca raccontano il battesimo di Gesù; questo fatto dovette fare grande impressione alla prima comunità cristiana, se tutti e tre gli evangelisti lo ricordano e lo riportano.
In effetti fu un evento del tutto singolare il fatto che Gesù, il Figlio di Dio, il santo per eccellenza, colui che era del tutto senza peccato ed era venuto a togliere il peccato, si mettesse in fila con i peccatori e chiedesse a Giovanni il battesimo di penitenza. La santità di Dio, presente in Gesù, non era distanza e lontananza dal peccato dell’uomo. Anzi la santità di Dio era ricerca dell’uomo peccatore, e Gesù, quel giorno, si mescolò con gli uomini peccatori.
“Conviene che adempiamo ogni giustizia”, disse Gesù a Giovanni Battista che era riluttante a battezzarlo. La parola ‘giustizia’ traduce la parola greca ‘dikaiosyne’ (δικαιοσύνη) che il Vangelo usa, e che significa ‘disegno di Dio, disegno giusto di Dio’. Gesù esortò Giovanni Battista a battezzarlo perché così avrebbero adempiuto ogni ‘giustizia’, avrebbero realizzato il disegno di Dio su Gesù, disegno del Padre che aveva pensato per Gesù una piena e totale solidarietà con i peccatori.
Gesù da quel momento in poi comincerà a percorrere la Palestina predicando, guarendo, perdonando i peccati. Dirà di sé di essere venuto non per i sani ma per i malati, non per i giusti ma per i peccatori (cfr Mt 9,12). Perdonerà l’adultera, la donna prostituta, Zaccheo; chiamerà nel gruppo degli apostoli un pubblicano, Matteo. Racconterà le parabole della pecorella smarrita, della dramma perduta, del figliol prodigo, per parlare della misericordia del Padre e della misericordia sua. Poco prima di morire, sulla croce, perdonerà il ladrone pentito. San Giovanni nella sua prima lettera dice che Gesù venne per vincere il peccato e per distruggere le opere del diavolo (cfr 1Gv 3,8).
L’episodio del battesimo di Gesù dovette stupire e rimanere impresso nella prima comunità cristiana proprio per questo aspetto di misericordia in esso nascosto e contenuto. La prima comunità cristiana non si lasciò sfuggire la memoria di quel giorno, la memoria del Gesù solidale con i peccatori.
E in quella occasione il Padre, con una manifestazione straordinaria (“si aprirono per Gesù i cieli e lo Spirito Santo discese come una colomba”) fece udire la sua voce, voce che ebbe la valenza di una proclamazione, di un’investitura; disse: “Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento”. Con queste parole il Padre presentava ad Israele, e al mondo, il suo Figlio come l’inviato, come colui che avrebbe salvato il mondo e l’umanità.
Gesù, l’uomo del compiacimento del Padre, l’uomo nuovo, avrebbe reso ‘nuovo’ l’uomo. Un uomo ‘nuovo’ sarebbe sorto con lui. Il celebre pittore Van Gogh ebbe a dire: “Gesù è vissuto come il più grande artista di tutti gli artisti, sdegnando sia il marmo che l’argilla e il colore, e lavorando sulla carne viva. Vale a dire che questo artista inaudito non faceva né statue, né quadri, né libri: egli faceva degli uomini vivi e immortali”.
Gesù, battezzato nel Giordano, in fila con i peccatori, è fiducia e speranza per l’umanità peccatrice; è annuncio di un’era di grazia e di misericordia; ed è insieme esortazione e invito a fuggire il peccato. San Paolo dice: “Non regni più il peccato nel vostro corpo mortale, sì da sottomettervi ai suoi desideri; non offrite le vostre membra come strumenti di ingiustizia al peccato, ma offrite voi stessi a Dio. Il peccato non domini più su di voi” (Rm 6,12-13).
Il Gesù del battesimo, in cui il Padre pose il suo compiacimento, possa fare anche di noi, per il nostro ‘sì’ che gli diciamo, persone del compiacimento del Padre, persone di cui Dio possa essere contento.
don Giovanni Unterberger
