8a Domenica del Tempo ordinario (forma ordinaria)

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(Is 49,14-15;  1Cor 4,1-5;  Mt 6,24-34)

Duomo di Belluno, sabato 25 febbraio 2017

 

“Fatica è la vita sulla terra”, dice Giobbe colpito da dissesti finanziari e da malattie. La vita ha le sue fatiche, le sue ansie, le sue preoccupazioni. L’uomo, specialmente nella maturità e nella vecchiaia, avverte tutta la precarietà dell’essere umano; e se nel tempo della giovinezza l’uomo si sente forte e capace, quasi ‘padrone del mondo’, avanzando negli anni sperimenta il proprio limite e la propria fragilità. Nasce la preoccupazione, insorgono le paure. Molte sono le paure! Ci sentiamo sempre minacciati da qualcosa. Viviamo in una sorta di insicurezza esistenziale: preoccupazioni per il presente, preoccupazioni per il futuro, preoccupazioni per noi stessi, preoccupazioni per i nostri cari.

Gesù viene incontro alle nostre preoccupazioni: “Non preoccupatevi per il domani, di che cosa mangerete, di che cosa berrete, di che cosa vi vestirete -egli dice- il Padre vostro sa ciò di cui avete bisogno”. Gesù ci invita a non avere preoccupazioni vissute senza Dio, preoccupazioni da cui Dio venga escluso.

Le preoccupazioni sono inevitabili, come pure le paure. Preoccupazioni e paure ci vengono incontro di continuo, ci assalgono. Anche Maria provò paura il giorno dell’Annunciazione davanti alla proposta dell’angelo, tanto che l’angelo le disse: “Non temere, Maria” (Lc 1,30); e Gesù stesso nell’orto degli ulivi davanti alla sua passione e morte provò “paura e angoscia” (Mc 14,33). Ma nelle vostre preoccupazioni e paure -ci dice Gesù- fate posto a Dio. Il Padre vostro celeste conosce le vostre cose, le vostre situazioni. Tenete Dio dentro le vostre preoccupazioni e dentro le vostre paure.

Alcuni mesi fa feci visita ad un malato che a distanza di quindici giorni sarebbe poi morto; quel malato mi disse: “Sono nelle mani di Dio, in mani buone”. A quello stesso malato, in una precedente visita, avevo detto: “E’ qui da solo” (si trovava in una stanza singola), e lui: “No, siamo in due”, e mi indicò il Crocifisso appeso alla parete. Quell’uomo teneva Dio dentro la sua situazione di sofferenza e di dolore.

Uno studioso si diede la briga di cercare quante volte nella Bibbia ritorni l’invito a non preoccuparsi, a non temere: ha trovato che ricorre 366 volte, tante quanti sono i giorni dell’anno, compreso l’anno bisestile! E’ come se Dio ci dicesse ogni mattina: ‘Oggi non temere; oggi non preoccuparti troppo, non vivere senza di me le tue preoccupazioni’.

Abbiamo sentito nella prima Lettura Dio dire: “Si dimentica forse una donna del suo bambino, così da non commuoversi per il figlio delle sue viscere? Anche se queste donne si dimenticassero, io invece non ti dimenticherò mai”. E nello stesso Libro di Isaia Dio dice: “Non temere; se dovrai attraversare le acque, io sarò con te, i fiumi non ti sommergeranno; se dovrai passare in mezzo al fuoco, non ti scotterai, la fiamma non ti potrà bruciare, perché io sono il Signore tuo Dio, il tuo Salvatore. Tu sei prezioso ai miei occhi, sei degno di stima e io ti amo” (Is 43,1-4). Per il Signore noi siamo preziosi, più preziosi degli uccelli del cielo e dei gigli del campo -ci dice Gesù- e il Padre celeste che si prende cura degli uccelli del cielo e dei gigli del campo, non lascerà privi della sua cura, della sua attenzione e della sua provvidenza noi, suoi figli.

A noi credere a queste parole di Gesù. Pietro, fidandosi della parola di Gesù, riuscì a camminare sull’acqua del lago di Genezareth, e cominciò ad affondare solo quando la sua fede venne meno. Noi, se crederemo alle parola di questo Vangelo che abbiamo ascoltato, cammineremo “su aspidi e vipere, schiacceremo leoni e draghi”, come dice il salmo (Sal 91,13); cioè riusciremo a camminare su situazioni che di per sé non terrebbero su e che ci farebbero affondare, come l’acqua del lago di Genezareth, di suo, non poteva tenere su Pietro. Ma la fede ci aiuta e ci dà forza, ci dà fiducia, serenità e vittoria su ogni difficoltà prova e dolore della vita. Diciamo allora spesso, e con insistenza: “Signore, aumenta la mia fede! Signore, aiutami a credere che sono nelle tue mani, mani di Padre, custodito dalle tue mani di Padre!”

 don Giovanni Unterberger

 

 

 

 

 

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