Domenica di Pasqua

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(At 10,34a. 37-43;   Col 3,1-4;   Gv 20,1-9)

Duomo di Belluno e chiesa di s. Stefano, 16 aprile 2017

Noi non siamo ingenui, ma gente di fede. Saremmo ingenui se, lasciandoci portare da sguardo puramente umano, dicessimo che la morte e la risurrezione di Gesù hanno cambiato qualcosa nel mondo. Il mondo è ancora lacerato e sconvolto, porta in sé ancora e in modo evidente e profondo i segni del male, della violenza, dell’ingiustizia, della cattiveria e del peccato. Dove sarebbero la novità, i cambiamento, il rimedio, la salvezza portata dalla morte e dalla risurrezione di Cristo? Le cose sembrano essere rimaste le stesse di sempre.

Ma noi siamo gente di fede. I nostri fratelli orientali hanno un bel modo di raffigurare la risurrezione di Gesù; la rappresentano, nelle loro icone, così: Gesù, risorto, è vestito di luce; è collocato dentro una conchiglia di colore azzurro punteggiata di stelle, segno della sua divinità; Gesù poggia i piedi sulle sua croce con la quale spezza la porta degli inferi; e di là trae i nostri progenitori, Adamo ed Eva, , li prende per mano e li porta con sé in Cielo, al Padre. Risorto lui, e risorto tutto il genere umano.  In Adamo ed Eva, presi per mano, siamo presi per mano anche noi, siamo tutti redenti.

La fede ci dice che le cose non sono più quelle di prima. Il peccato è perdonato; la morte è vinta; Satana è stato sconfitto; il paradiso è riaperto; l’uomo può guardare al Cielo; può guardare al volto del Padre e scorgervi il suo sorriso buono; può gettarsi nelle braccia di Dio senza il timore di essere respinto, ed anzi sentendosi stringere da lui al suo cuore.

Nel mondo è stata riportata la speranza. La speranza che tutto può ricominciare; sempre, ad ogni istante. La speranza -speranza che è certezza- che a vincere non sarà il male, ma il bene; non sarà la cattiveria, ma la bontà; non Satana, ma Dio. Dio ha vinto; in Gesù risuscitato da morte Dio ha vinto. E ha vinto per noi. La sua vittoria è nostra vittoria. Vittoria non conquistata da noi, ma donataci gratuitamente; vittoria di cui noi non possiamo gloriarci, ma di cui noi possiamo godere. Per grazia di Dio.

Alleluja! allora cantiamo; Alleluja! allora gridiamo. E quell’Alleluja ci impegna; ci impegna perché la risurrezione di Cristo chiede di entrare nei nostri cuori, chiede di farsi strada nella nostra vita. San Paolo nella prima lettera si Corinzi dice: “Fratelli, togliete via il lievito vecchio, per essere pasta nuova; togliete via il lievito di malizia e di perversità, per essere azzimi di sincerità e di verità. Cristo, nostra Pasqua, è stato immolato” (1Cor 5,7-8). C’è ancora del ‘lievito vecchio’ dentro di noi, cioè del male, delle tendenze cattive; c’è ancora qualcosa in noi che non è ‘pasquale’, ritmato sulla novità e santità di Cristo risorto. Occorre che risorgiamo anche noi a vita nuova.

Tornando all’icona della Risurrezione dei nostri fratelli orientali, Gesù prende per mano Adamo ed Eva; lasciamoci prendere per mano anche noi da Gesù, non opponiamogli resistenza; assecondiamo la sua volontà e il suo sforzo di salvarci, di farci nuove creature. La Pasqua chiede di diffondersi, ed essa si diffonderà, con tutta la gioia e la pace che porta in sé, se noi la asseconderemo, se noi apriremo il cuore e la vita alla forza e al dono di Cristo risorto. Allora sarà Pasqua.

don Giovanni Unterberger

 

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Una risposta a Domenica di Pasqua

  1. Riccardo scrive:

    Carissimo don Giovanni
    ho scovato questa riflessione pellegrinando nella rete. Avendola trovata interessante gliela offro.
    Cliccando poi qui potrà leggere l’intervista a don Persili, alla quale l’autore della riflessione fa riferimento.
    Contando di farLe cosa gradita le auguro una santa giornata.
    LJC. Riccardo

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