3a Domenica di Pasqua (forma ordinaria)

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(At 2,14a. 22-33;   1Pt 1,17-21;    Lc 24,13-35)

 

Duomo di Belluno, sabato 29 aprile 2017

Il Signore è un Dio accanto. Questo brano di Vangelo, questo episodio dei due discepoli di Emmaus, contiene una provocazione. Ci dice: Dio ti è accanto; Dio ti è vicino; Dio è là dove tu sei; Dio è dentro le circostanze della tua vita. Dove lo cerchi Dio? dove pensi che egli sia? lontano? dove? egli è là dove tu vivi.

I due discepoli di Emmaus se ne stavano camminando per la strada che da Gerusalemme portava ad Emmaus: erano sulla strada che portava al loro villaggio; se ne stavano tornando a casa: una circostanza la più comune, la più solita. Che cosa c’è di più comune e di più solito, quasi di più banale che tornare a casa dopo essere stati fuori casa? I due discepoli di Emmaus non erano al tempio di Gerusalemme, non erano in sinagoga a pregare; camminavano per strada, stavano tornando a casa; e in quella loro circostanza di vita Gesù era con loro; Gesù era al loro fianco.

Quante volte la Bibbia ci dice questo, ci dà questo messaggio! Abramo se ne stava riposando fuori della sua tenda subito dopo il pranzo, e Dio gli fece visita (cfr Gn 18,1); il giovane Samuele stava dormendo e Dio gli si fece vicino e lo chiamò (cfr 1Sam 3,3-4); Elia si trovava in montagna, sull’Oreb, e Dio gli si fece presente nel mormorio di un vento leggero (cfr 1Re 19,12). Tutte circostanze normali, comuni, del vivere quotidiano; e lì, dentro quelle circostanze, c’era il Signore. Per non parlare del Risorto: gli apostoli sono nel cenacolo, e lì il Signore li raggiunge (cfr Gv 20,19); sono sul lago e stanno pescando, e lì il Signore appare loro (cfr Gv 21,1). Dio è un Dio accanto, un Dio nelle circostanze.

Noi facciamo fatica a vedere ciò; i nostri occhi sono ciechi, come ciechi erano gli occhi dei due discepoli di Emmaus, che non vedevano. Noi riusciamo forse a vedere Dio accanto in certe determinate circostanze, in circostanze favorevoli, in circostanze che mostrano un volto positivo, di crescita, di benessere; ma come vedere Dio accanto in circostanze di dolore, di sofferenza, di prova, di insuccesso, di morte? “Dov’era Dio ad Auschwitz? ”, è stato detto; e in verità questa domanda, questo grido, fa problema alla nostra mente, al nostro spirito. Ma la Parola di Dio ci dice che Dio è vicino agli oppressi, che Dio non abbandona chi è nella prova (cfr Is 57,15).

Neppure Gesù in croce era senza il Padre accanto, benché in quel momento la sua umanità non lo sentisse affatto, fino a fargli gridare: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” (Mc 15,34). Gesù in croce non era senza il Padre accanto. E’ bella, e vera, la raffigurazione che alle volte mostra la croce, su cui Gesù è appeso, sorretta e sostenuta dalle mani del Padre.

I discepoli di Emmaus erano tristi, erano delusi, scoraggiati; mai avrebbero immaginato che Gesù sarebbe stato loro accanto in quella situazione. Noi facilmente censuriamo le circostanze difficili, faticose, pesanti e dolorose, e invece anch’esse sono spazio abitato da Dio, anch’esse sono luogo in cui Dio porta avanti e realizza il suo disegno. In esse noi possiamo incontrare il Signore; se invece le rifiutiamo, perdiamo di vista il Signore e restiamo soli con le nostre circostanze.

Gesù fu buono con i discepoli di Emmaus: aprì i loro occhi a vedere che dietro la loro tristezza e delusione c’era in realtà la gioia della risurrezione. Possa il Signore operare questo gesto anche con noi; fino al punto che in ogni circostanza e accadimento della nostra vita noi sappiamo dire: “Tu sei qui, Signore; tu mi sei accanto; tu mi sei presente. Io lo credo; e vivo con te tutto, perché in tutto tu ci sei”.

don Giovanni Unterberger

 

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