5a Domenica di Pasqua (forma ordinaria)

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At 6,1-7;   1Pt 2, 4-9;   Gv 14,1-12

Duomo di Belluno, sabato 13 maggio 2017

 

Gesù rivela se stesso, rivela le profondità delle sue radici: egli è ‘nel Padre’. Gesù non esiste ‘in sé’, esiste ‘nel Padre’: “Io sono nel Padre”, egli dice. Gesù non fa nulla da se stesso, non dice nulla da se stesso: “Le parole che io vi dico, non le dico da me; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere”. Gesù attinge tutto dal Padre, esiste nel Padre, e il Padre è in lui. Tanto che Gesù può dire all’apostolo Filippo: “Chi ha visto me ha visto il Padre”. Gesù è icona del Padre, è trasparenza di Dio. Proprio perché vivente nel Padre, Gesù poteva dire parole di cielo, poteva compiere opere di salvezza.

Nasce forte la provocazione per noi: noi dove viviamo? dove affondiamo le nostre radici? In noi stessi? In Dio? dove? Il battesimo ci ha inseriti in Cristo, ci ha fatti membra di lui ‘capo’; ci ha resi tralci innestati nella vite che è Cristo (cfr Gv 15,5). Noi siamo stati posti in lui. Ma noi viviamo davvero in lui? Quando lavoriamo senza ricordarci di lui; quando non amiamo e cerchiamo noi stessi; quando cediamo all’ira, alla pigrizia, all’invidia, alla lussuria; quando ci lasciamo abbattere dall’insuccesso e dal fallimento dei nostri umani progetti; quando la sofferenza e il dolore ci vincono, non è forse che viviamo ancora in noi stessi, radicati in noi stessi, e non in lui, non in Cristo? “Rimanete in me”, ci dice Gesù: “Voi in me e io in voi” (Gv 15,4).

Quanto è duro strappare le radici che ci tengono attaccati a noi stessi, alla nostra natura malata e decaduta! Quanta fatica a rimanere in Cristo! Questa è la vera conversione: sradicarci da noi e radicarci in Cristo. “Dovete spogliarvi dell’uomo vecchio -dice san Paolo- dell’uomo che si corrompe dietro le passioni ingannatrici, e rivestire l’uomo nuovo, l’uomo creato secondo Dio nella giustizia e nella santità vera”, l’uomo che è Cristo (Ef 4,22-24).

Innestati in Cristo noi compiamo le opere di Cristo; Cristo compie le sue opere in noi. Radicati in Cristo noi amiamo, noi speriamo, noi godiamo di fiducia, di sano ottimismo, di pazienza; in lui abbiamo capacità di comunione, di perdono, di forza nelle avversità, di vita oltre la morte. “In Cristo voi siete nuova creatura”, esclama san Paolo (2Cor 5,17); e dice: “Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me” (Gal 2,20); Cristo e il cristiano diventano un tutt’uno, una cosa sola, come il ferro infuocato in cui ferro e fuoco si compenetrano e quasi non si distinguono più tra di loro, come dice san Giovanni della Croce.

Ma come fare per essere e rimanere radicati in Cristo? Occorre desiderarlo; occorre mettere questo desiderio in cima ai desideri. Se non si desidera Cristo, Cristo non potrà diventare il nostro ‘habitat’; se invece cerchiamo Cristo e lo desideriamo, egli ci sarà casa e dimora. “Signore, che cosa vuoi che io faccia? Signore, che cosa faresti tu qui al mio posto? Che cosa diresti tu a questa persona? Come reagiresti tu a questa cosa che mi è successa?: ecco le domande che ci aiutano a rimanere radicati in Cristo, a radicarci sempre di più in lui.

Radicati in Cristo noi veniamo portati al Padre. Gesù dice: “Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me”. Gesù è l’‘ascensore divino’, diceva santa Teresa di Lisieux; saliti su quell’ascensore noi arriviamo a Dio, arriviamo là dove Gesù stesso è: “Dove sono io, voglio che siate anche voi”, e gli ha detto.  E in Dio, nel Padre, noi troviamo salvezza.

Il Gesù radicato nel Padre ci aiuti a radicarci in lui, per poter arrivare anche noi al Padre, già ora; e per poter essere per sempre con il Padre nell’eternità.

don Giovanni Unterberger

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