Solennità di Maria Assunta in Cielo

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(Ap 11,19a; 12,1-6a;   1Cor 15,20-27;   Lc 1,39-56)

Belluno, duomo e chiesa di s. Pietro, 15 agosto 2017

 

C’è un vangelo apocrifo del II secolo d.C., il proto-vangelo di Giacomo, che racconta l’assunzione di Maria al cielo. La racconta in un modo fantasioso e spettacolare, ma non aderente alla realtà, tanto che la Chiesa non lo ritenne vero e storicamente attendibile. Narra che Maria avrebbe ricevuto da un angelo l’avvertimento della sua prossima dipartita da questo mondo; che a loro volta gli apostoli, che si erano sparsi per il mondo a predicare il Vangelo, sarebbero stati avvisati dal cielo che Maria stava per lasciarli, e sarebbero stati miracolosamente tutti trasportati a Gerusalemme e riuniti attorno a lei; che Gesù, dopo una notte di preghiera degli apostoli con Maria, sarebbe sceso a prendere l’anima di Maria e portarla in cielo; e che sarebbe ridisceso poi, una seconda volta, dopo tre giorni che il corpo di Maria era nel sepolcro, per portare in cielo anche il suo corpo.

Al di là del modo fantasioso di raccontare, il vangelo apocrifo di Giacomo attesta un dato di fede che era presente nella Chiesa fin dagli inizi, e che l’autentica tradizione della Chiesa ha sempre conservato e custodito, e cioè che Maria fu assunta in cielo in corpo e anima. Nel 590 d.C. si arrivò a stabilire, in Oriente, la festa liturgica dell’Assunzione, che passò, dieci anni dopo, anche in Occidente. Il dogma di Maria assunta in cielo fu solennemente promulgato il 1^ novembre 1950 da papa Pio XII.

La Madonna è in cielo con tutta la sua persona.  “In cielo -disse papa Benedetto XVI in una sua omelia per la festa di oggi- abbiamo una madre, abbiamo un cuore di madre che batte per noi. Maria è in Dio -continua il papa- ed è forse lontana da noi? E’ vero il contrario. Proprio perché ella è in Dio, è vicinissima ad ognuno di noi. Quando era in terra poteva essere vicina solo ad alcune persone. Ora, essendo in Dio che è vicino a noi, anzi che è ‘interiore’ a noi tutti, Maria partecipa a questa vicinanza di Dio. Essendo in Dio e con Dio, è vicina ad ognuno di noi, conosce il nostro cuore, può sentire le nostre preghiere, può aiutarci con la sua bontà materna e ci è data -come è detto dal Signore- proprio come ‘madre’, alla quale possiamo rivolgerci in ogni momento. Ella ci ascolta sempre, ci è sempre vicina, ed essendo madre del Figlio, partecipa del potere del Figlio, della sua bontà. Possiamo sempre affidare tutta la nostra vita a questa madre, che non è lontana da nessuno di noi”.

Maria ci guarda dal cielo, guarda alla nostra vita. Nella ‘Salve Regina’ noi diciamo: “Rivolgi a noi gli occhi tuoi misericordiosi”; Maria tiene i suoi occhi su di noi, sul nostro cammino, per custodirci, per aiutarci, per accompagnarci, per tenerci sulla strada buona. E i nostri occhi devono essere rivolti a lei, in su, al cielo. Camminiamo con i piedi sulla terra, ma i nostri occhi siano rivolti al cielo. E’ là la nostra patria, è quella la casa definitiva in cui abitare; lì dove Maria è già. La gloria di Maria assunta in cielo deve diventare la nostra gloria; e devono diventare nostre la sua gioia, la sua felicità, la sua comunione con Dio.

Vivere bene sulla terra, imitando le virtù di Maria, è la strada per l’assunzione al cielo nostra, per la nostra beatitudine eterna. L’assunzione di Maria ci faccia desiderare la gioia definitiva, la gioia che sorpassa ogni gioia di quaggiù.

don Giovanni Unterberger

 

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