16° Domenica dopo Pentecoste 2017 (forma straordinaria)

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(Ef 3,13-21;    Lc 14,1-11)

Belluno, chiesa di s. Pietro, 24 settembre 2017

 

Quanto ci piace Gesù, uomo sensibile, aperto alle persone, capace di commozione e di compassione! Uomo -come ce lo presenta il Vangelo di oggi- libero e coraggioso!

Gesù era un uomo ‘libero’. Quel sabato andò in casa di un fariseo, anzi di un capo dei farisei, a pranzo. Era stato invitato, e Gesù accettò l’invito. Perché non avrebbe dovuto accettare l’invito? Era stato -forse pochi giorni prima- in casa di Matteo il pubblicano a mangiare con i peccatori, con coloro che erano considerati ‘peccatori’ (cfr Mt 9,10-13), e quel sabato andò a mangiare con i farisei, con coloro che erano considerati ‘giusti’. Gesù non aveva schemi discriminanti in testa, non aveva muri nei confronti di nessuno dentro di sé.

‘Libero’ anche nei confronti del sabato. Non rimaneva costretto dentro le regole rituali farisaiche del sabato; non ne restava prigioniero. Era sabato quel giorno, e Gesù guarì l’idropico, cosa che non avrebbe potuto fare di sabato, secondo gli schemi religiosi dei farisei. Gesù, ‘libero’ nei confronti delle donne: le accolse a pieno titolo nella sua comunità, nel gruppo dei discepoli: Maria di Magdala, Giovanna, Susanna (cfr Lc 8,2-3). ‘Libero’ nei confronti dei samaritani: non li considerava persone da evitare e incapaci di un cuore buono per il motivo che non andavano d’accordo con gli altri ebrei; ricordiamo l’elogio che ne fece con la parabola del buon samaritano (cfr Lc 10,30-37). Gesù, uomo ‘libero’, senza schemi in testa! Unico suo schema era Dio, la verità di Dio, l’amore di Dio. Quanto distante dagli uomini di allora, e quanto distante dagli uomini anche di oggi, e forse anche da noi!

E’ -direi- normale, inevitabile, in un certo senso fisiologico, strutturarci secondo schemi. L’ambiente in cui viviamo, l’educazione che abbiamo ricevuto, il nostro stesso temperamento, le persone a cui facciamo riferimento, gli imput e le sollecitazioni di pensiero che ci vengono da tante parti ci plasmano, ci modellano, ci strutturano, e noi ci formiamo in un certo modo. Si presenta allora la domanda: sono strutturato secondo Dio o secondo il mondo? La mia personalità è ‘cristiana’ o ‘mondana’? il mio modo di pensare  e di ragionare è quello di Gesù o quello di questa terra? Non è possibile restare senza uno schema; importante è che sia quello del Signore. Ecco la necessità, allora, di imparare dal Signore, di stare con lui, di frequentarlo, di stringere famigliarità con lui sempre di più; di restare in comunione con la Chiesa, in cui egli vive; in comunione col Magistero della Chiesa, con cui egli ci insegna e ci istruisce.

Personalità forti, fondate e permeate della verità di Dio, personalità coraggiose. Gesù, libero da schemi umani, quel giorno fu coraggioso. Non ebbe paura di attestarsi in modo esplicito ed espresso su posizioni diverse da quelle delle persone che aveva davanti. Neppure fu trattenuto da un senso di riguardo e di riconoscenza verso il fariseo che l’aveva invitato a pranzo, dal contrastare e contestare il suo pensiero e la sua impostazione religiosa. “E’ lecito o no, risanare in giorno di sabato?”, chiese. Il capo dei farisei e i dottori della legge presenti pensavano certamente di no; e Gesù davanti a loro guarì l’idropico.  E fu coraggioso anche nel correggere e richiamare all’umiltà gli invitati a pranzo di quel giorno che cercavano tutti di sedersi ai primi posti. Non era quello un attirarsi il malvolere di tutti?

Il cristiano che si è costruito nella verità di Dio, secondo lo ‘schema’ di Dio, sa di avere in sé un bene grande, di possedere qualcosa di prezioso, ed allora è coraggioso, non soffre di complesso di inferiorità, non teme di presentare il suo ‘credo’, sia pure dovesse incontrare derisione, opposizione, disprezzo. ‘Affrancati da schemi sbagliati; liberi e coraggiosi’: ecco la grazia che chiediamo al Signore per la nostra vita.

don Giovanni Unterberger

 

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