Domenica della Sacra Famiglia (forma ordinaria)

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(Gn 15,1-6; 21,1-3;    Ebr 11,8. 11-12. 17-19;    Lc 2,22-40)

Duomo di Belluno, sabato 30 dicembre 2017

 

Nella prima domenica dopo il Natale la Chiesa ci presenta ogni anno la sacra Famiglia di Nazareth,; ce la presenta e l’addita a esempio della famiglia cristiana. Nel Vangelo che abbiamo ora ascoltato la famiglia di Gesù, Giuseppe e Maria si trova al tempio di Gerusalemme; è lì per un atto religioso e per obbedire a un comando della legge di Mosè, che prescriveva che il primo figlio nato fosse riconosciuto come del Signore, e venisse riscattato con l’offerta di un agnello, se la famiglia era benestante, o di un paio di tortore o di colombi, se la famiglia era povera. Fu questo il caso di Gesù; la sua famiglia era povera.

La dimensione che il Vangelo ha evidenziato della sacra Famiglia è la dimensione di fede; Giuseppe e Maria erano persone di fede. La loro fede i Vangeli l’avevano già presentata: Maria fu donna di fede e fece un grande atto di fede il giorno dell’Annunciazione, quando disse di ‘sì’ all’angelo e pose la sua vita nelle mani di Dio; e Giuseppe fu uomo di fede e fece un grande atto di fede, quando credette e si fidò che il bambino che Maria aveva concepito e portava in grembo non fosse frutto di incontro con uomo, ma fosse opera dello Spirito Santo. Donna e uomo di fede erano Maria e Giuseppe. Sulla fede essi basarono e fondarono la propria famiglia, ed ora erano lì, al tempio, nella casa di Dio, per offrire il loro figlio al Signore.

La fede. La fede è l’ingrediente più importante per una famiglia. Certo, è importante l’amore. L’amore dev’essere il clima della famiglia, il clima in cui i membri della famiglia vivono e respirano. Senza amore, senza comprensione, rispetto, servizio reciproco, capacità di pazientare e di perdonare, non è possibile vivere in famiglia in modo sereno e gioioso. Nascono litigi, incomprensioni, lotte, prevaricazioni, insulti, offese, vendette. E’ necessario l’amore.

Ma com’è che all’inizio, il giorno delle nozze, ci si promette amore -e si è sinceri in tale promessa- e poi l’amore traballa, s’inciampa, lascia luogo a comportamenti che amore proprio non sono? E’ perché è debole la fede. Fede che non è solo credere che Dio esiste, che Dio c’è; fede che non è semplice pratica religiosa esteriore e formale; ma fede che è rapporto personale con Dio, relazione amicale con lui, dialogo con lui continuamente coltivato, preghiera assidua, sforzo di fare di continuo la sua volontà ed osservare la sua legge.

Questa è la fede vera. Ed è solo da una vita di fede vera che sgorga e fiorisce una vita d’amore. Di amore che dura, di amore che non viene meno e non si stanca. La nostra capacità di amare è poca, è debole, è insufficiente. Solo se si riceve l’amore da Dio, si è capace di amare davvero; e l’amore di Dio lo si riceve se si coltiva il rapporto con lui. Nel mondo c’è poco amore perché c’è poca fede. Ci sia più fede, e ci sarà più amore.

Giuseppe, Maria e Gesù al tempio siano l’icona che illumina la vita delle nostre famiglie.

don Giovanni Unterberger

 

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