Domenica di Sessagesima (forma straordinaria)

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(2 Cor 11,19-33; 12,1-9;    Lc 8,4-15)

Belluno, chiesa di s. Pietro, 4 febbraio 2018

 

Tutti noi desideriamo essere terreno buono per la Parola di Dio. Se io in questo momento imitassi lo stile di papa Francesco, che nelle udienze del mercoledì di tanto in tanto interpella direttamente le persone presenti, e dicessi: ‘Alzi la mano chi non desidera essere terreno buono per la Parola di Dio’, non vedrei nessuna mano alzata. Nessuno di noi alzerebbe la mano. Tutti infatti desideriamo essere terreno buono per la Parola del Signore.

Può servire molto, per desiderare di esserlo, aver compreso quanto importante e quale tesoro prezioso la Parola di Dio sia. Il salmista dice: “Lampada per i miei passi è la tua parola, luce sul mio cammino” (Sal 119,105). Chissà in quale situazione si sarà venuto a trovare il salmista per dire così. Si sarà trovato confuso, perplesso, in difficoltà; avrà dovuto prendere decisioni importanti, e non avrà saputo come fare. ‘La tua parola, Signore, è luce; io ho bisogno della tua luce, della luce della tua parola che m’insegni la strada, che mi faccia capire dove andare, come agire, cosa fare. Miei consiglieri siano i tuoi precetti, Signore’.

La Parola di Dio ci fa vivere di fede, ci fa avere uno guardo vero, profondo, di cielo sulle cose, sulle persone, sugli avvenimenti; ci preserva dal camminare come ciechi per le strade del mondo e della vita, e dal cadere in crepacci e burroni, nelle insidie che il nemico, Satana, continuamente ci tende. Abbiamo bisogno di luce! di una lampada che ci illumini i passi!

Dice il salmista: “Quanto sono dolci al mio palato le tue parole, Signore; lo sono più del miele per la mia bocca” (Sal 119,103). Il salmista dev’essersi imbattuto in qualche parola di Dio che gli ha dato speranza, che gli ha calmato il cuore in subbuglio, che gli ha detto: ‘Abbi fiducia in Dio; Dio sa, Dio vede, Dio provvede’. Avrà sentito una parola che gli perdonava i peccati, che lo rassicurava davanti a Dio perché Dio è misericordioso: “Se consideri le colpe, Signore, Signore, chi potrà sussistere? Ma presso il Signore è il perdono, presso di lui è la misericordia” (Sal 130, 3-4. 7); e il cuore del salmista sarà tornato nella pace. Di dolcezza l’uomo ha bisogno; e c’è una dolcezza che niente e nessuno al mondo può dare, solo Dio può dare, solo la sua parola può dare; di questa dolcezza l’uomo ha bisogno ed è mendicante.

Dice ancora il salmista: “Sostienimi, Signore con la tua parola e avrò vita (Sal 119,116), perché, se tu non mi parli, io sono come chi scende nella fossa” (Sal 28,1). Il salmista deve avere sperimentato tutta la propria debolezza e fragilità; avrà sentito l’urto degli avvenimenti, gli sarà sembrato, in qualche momento, di soccombere e venire meno. Neppure il sostegno degli amici e dei confidenti gli sarà bastato e gli sarà stato sufficiente; e allora ecco l’implorazione: ‘Sostienimi, Signore, con la tua parola. Parlami, non stare in silenzio con me! Se stai in silenzio, io muoio, io sono come chi scende nella fossa; ho bisogno della tua parola per vivere’.

“Amo la tua parola più dell’oro, Signore, più dell’oro fino”, dice ancora il salmista, che ha sentito e percepito la Parola di Dio come un tesoro straordinariamente grande e prezioso per lui (Sal 119,127); ed esclama: “Lodo la parola di Dio, lodo la parola del Signore!” (Sal 56,11). Il salmista sente di dover lodare la Parola di Dio, perché essa lo ha tante volte soccorso, aiutato, illuminato e sostenuto. Ed egli, il salmista, si fa una promessa, fa una promessa a se stesso, e dice: “Mai dimenticherò la parola del Signore” (Sal 119,16); l’avrò sempre presente, la terrò sempre nella mente; non me la lascerò rubare e portare via da niente e da nessuno, né dal diavolo, né dalle preoccupazioni, né dalle ricchezze, né dai piaceri della vita Le sarò terreno buono, nel quale essa possa germogliare e portare frutti, possa portare frutto “cento volte tanto”.

 don Giovanni Unterberger

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