Conversione

Mi accingo a scrivere queste righe oggi, 8 febbraio,
desiderando iniziarle nel ricordo del Santo che la
Chiesa in questo giorno commemora: san Girolamo
Emiliani. San Girolamo nacque a Venezia nel 1486, da famiglia
nobile. Poco più che adolescente intraprese la carriera militare,
e visse una giovinezza violenta e lussuriosa, lontana da Dio e
dai valori cristiani. Fu fatto prigioniero in battaglia e rinchiuso
in un castello, che divenne per lui, più che carcere, luogo di
riflessione, di preghiera e d’interiore conversione. Si consacrò a
Dio e divenne sacerdote; si diede alla cura dei malati, al ricupero
dei giovani abbandonati, al riscatto delle prostitute. Fondò
una Congregazione religiosa, detta dei ‘Padri somaschi’, che
continuasse la sua opera. Morì di peste, contratta nell’assistenza
ai malati, nel 1537.
San Girolamo Emiliani è un esempio di conversione,
uno dei moltissimi casi di conversione nella storia cristiana;
potremmo ricordare le celebri conversioni di sant’Agostino,
di san Girolamo, padre della Chiesa, di sant’Ignazio di Lojola;
la conversione della Venerabile Caterina Vanini, in gioventù
prostituta a Roma, e morta penitente a Siena nel 1606; la
conversione del beato Bartolo Longo (1841-1926), in gioventù
ateo e aderente a movimenti satanisti, e poi tutto dedito a opere
assistenziali e devotissimo di Maria; e numerosissime altre.
Gesù inaugurò la sua opera di evangelizzazione con la parola
‘convertitevi’; sulle colline di Galilea egli cominciò a dire:
“Convertitevi e credete al Vangelo” (Mc 1,15). La conversione è
opera necessaria. E’ necessaria perché nasciamo spiritualmente
malati. Il filosofo francese Jean-Jacques Rousseau (1700-1782)
affermò che l’uomo nasce buono, e che viene poi corrotto dalla
società, che è malata; ma la verità è l’esatto opposto; la verità
è che la società è malata perché fatta di uomini spiritualmente
malati. Nasciamo col peccato originale, in una condizione di
non comunione con Dio, e con un’insita tendenza al male.
Una volta entrai in una libreria e vidi, sul bancone appena
dentro la porta d’ingresso, una serie di libri l’uno sopra l’altro.
Il primo aveva come titolo ‘Invidia’; lo presi in mano e vidi
che quello sottostante aveva come titolo ‘Superbia’, e quello
sottostante ancora ‘Ira’. Capii che trattavano dei sette vizi
capitali, e dissi scherzosamente (…ma non troppo): “Noè
(questo era il nome del titolare della libreria), non ne compero
nessuno di questi, perché li ho già tutti!” Abbiamo tutti e sette
i vizi capitali dentro di noi, abbiamo questi cattivi e brutti
inquilini che sono fonte e sorgente di tanti errori, azioni cattive
e peccati. Un giorno Gesù, discutendo con i farisei, disse: “Non
ciò che entra nel cuore dell’uomo da fuori contamina l’uomo,
ma ciò che esce dal suo cuore. Dal di dentro infatti, cioè dal
cuore dell’uomo, escono le intenzioni cattive: fornicazioni, furti,
omicidi, adultèri, cupidigie, malvagità, inganno, impudicizia,
invidia, calunnia, superbia, stoltezza: Tutte queste cose cattive
vengono fuori dal di dentro e contaminano l’uomo” (Mc 7,18-23).
La nostra preghiera, allora, deve diventare quella del lebbroso
che incontrò Gesù sulle strade della Palestina: “Signore, se
vuoi, puoi guarirmi” (Mc 1,40). Abbiamo bisogno di essere
guariti, sanati. E Gesù è il medico. “Convertimi, Signore, e
io mi convertirò”, prega Efraim nel libro del profeta Geremia
(Gr 31,18). Abbiamo bisogno dell’aiuto del Signore per una vera
conversione, un aiuto che sostenga il nostro sforzo e il nostro
impegno, perché “senza di me non potete fare nulla”, ci ricorda
Gesù (Gv 15,5).

Don Giovanni Unterberger

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