Giustizia e amore

Quante volte, quand’ero ragazzo e giocavo con i miei
amici, mi capitava di dire: “No, non è giusto!”,
a qualcuno che aveva imbrogliato. Il senso della
giustizia l’avevo fortemente radicato in me, instillatomi in modo
particolare dall’esempio di mio padre, che non sarebbe mai
mancato di giustizia con alcuno. A questo riguardo mi torna alla
mente un episodio che mi colpì e che non ho più dimenticato.
Mio padre era di professione macellaio, e spesso si recava di
persona nelle stalle dei contadini a comperare le mucche, che
poi macellava e vendeva in negozio. A quei tempi, si tratta di
70 anni fa, i contadini non erano attrezzati di bilance capaci di
pesare il bestiame, per cui nella compravendita di una mucca
o di un vitello ci si accordava, oltre che sul prezzo, anche sul
peso, a occhio. Una volta accadde che nel concordare il peso di
una mucca, sia mio padre che il contadino, si fossero sbagliati
per difetto, e che comunque il contratto fosse stato fatto, e il
pagamento effettuato. Pochi giorni dopo, nel corso della vendita
della carne macellata, mio padre capì che il capo di bestiame
comperato pesava di più di quanto ne era stata la stima, per
cui s’affrettò a tornare dal contadino a compensarlo della
differenza. “Era giusto che facessi così”, ci disse, raccontando
in famiglia la cosa.
La giustizia è una virtù importante per il corretto svolgersi
delle relazioni; là dove viene disattesa e conculcata nascono
inevitabilmente dissapori, lotte e divisioni. C’è una giustizia
che chiede il rispetto delle cose altrui; una giustizia che chiede
il rispetto della buona fama del prossimo, fama che non può
essere lesa; una giustizia che chiede di non ricorrere alla frode
e all’inganno per ottenere ciò che non è di proprio diritto; una
giustizia che ripara ad eventuali danni arrecati; una giustizia che
esige che venga dato il congruo compenso a chi ha compiuto
un servizio; una giustizia che impedisce che alcuni pochi si
arricchiscano molto e molti altri vivano in povertà. La giustizia
è la prima condizione per la pace e per un vivere ordinato e
tranquillo.
E tuttavia la giustizia necessita di essere affiancata dalla
carità. Per un motivo molto semplice: per il fatto che tutti, in
qualche modo, e in qualche misura, manchiamo di giustizia
nei confronti del nostro prossimo. Non sempre, infatti, diamo
ciò che all’altro spetta, in termini di tempo, di attenzioni, di
impegni presi, di rispetto, di riconoscenza. Se a governare i
rapporti interpersonali fosse la pura giustizia, essi sarebbero
determinati dal freddo diritto e avrebbe piena cittadinanza
addirittura la vendetta. Ricordiamo il detto ‘occhio per occhio,
dente per dente’ dell’Antico Testamento (Es 21,14).
Gesù invita a superare la pura giustizia, con l’amore, e dice:
“Se uno ti percuote la guancia destra, tu porgigli anche l’altra”
(Mt 5,39). Perché una persona, che sta di fronte a un’altra, la
percuota sulla guancia destra, occorre che le dia un manrovescio,
cioè che la colpisca col dorso della mano, la parte dura di essa.
Fuori di immagine, Gesù intende parlare di un torto grave che
venisse inflitto. Al torto subìto egli invita a rispondere ‘porgendo
l’altra guancia’, non nel senso di sollecitare l’offensore ad un
nuovo gesto di violenza (ciò non sarebbe il bene né dell’offeso
né dell’offensore stesso, il quale sarebbe messo nell’occasione
di compiere un altro gesto cattivo!), ma nel senso di opporgli
un gesto mite e buono; la guancia è la parte delicata e molle
del volto. Fuori di immagine Gesù invita a rispondere con
un’azione buona ad una cattiva ricevuta. San Paolo dirà: “Non
rendete a nessuno male per male (…); non lasciarti vincere dal
male, ma vinci con il bene il male” (Rm 12,17. 21).
La carità, che si fa perdono e addirittura generatrice di bene
a chi avesse procurato un torto, viene a superare la fredda
giustizia, e a rompere la spirale della violenza, che altrimenti
rischierebbe di continuare e di affermarsi sempre di più.
La virtù della prudenza, poi, illuminata dal dono dello Spirito
Santo del ‘consiglio’, aiuterà a fare giusto discernimento
nell’uso corretto della giustizia e della carità.

Don Giovanni Unterberger

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