Domenica di Quinquagesima (forma straordinaria)

El Greco – Guarigione del cieco – 1570-1571

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(1Cor 13,1-13;    Lc 18,31-43)

Belluno, chiesa di s. Pietro, 3 febbraio 2019

“Cosa vuoi che io faccia per te?”, chiese Gesù al cieco di Gerico. “Signore, che io veda di nuovo”, quello rispose. Non chiese denaro, ricchezze, o chissà quale altra cosa, che, pur bella e buona, sarebbe rimasta, comunque, esterna a lui; ma chiese qualcosa di intimo a sé, qualcosa che lo toccava nel profondo, nella sua persona; e che egli sentiva, quindi, importante.

Se Gesù facesse anche a noi (e la fa) la medesima domanda, che cosa risponderemmo? Abbiamo certamente in cuore varie cose che vorremmo Gesù facesse per noi; cose materiali e cose spirituali; facciamole pure venire a galla e salire su dal nostro cuore, presentiamogliele, ma non dimentichiamo la cosa più importante: conoscere lui, vedere lui.

“Che cosa vuoi che io faccia per te?” –  “Vederti, Gesù! instaurare con te un rapporto bello, grande, profondo; per cui io senta che tu, nelle mie giornate, ci sei; che non sei assente; non sei presente solo a intermittenza, di tanto in tanto, qualche volta e in qualche momento soltanto. So, Signore, che tu sei con me; l’hai promesso: ‘Io sono con voi tutti i giorni’ (Mt 28,20); il brutto è che sono io tante volte a non essere con te; sono io a dimenticarti; e vivo cose, situazioni, momenti come se tu non ci fossi, mentre sei ‘il Presente’! La dimenticanza di te, ecco il mio problema, il mio difetto, il mio peccato. Da dove vengono tutti gli altri miei peccati, se non da qui, dalla dimenticanza di te?”

Scrive don Giussani: “Quante volte siamo stati investiti dalla grazia tenera e illuminante del Signore, dal suo perdono riconfortante, dalla certezza della sua presenza; eppure quanta lontananza, dimenticanza, superficialità, irresponsabilità, tradimento c’è in noi! Indubbiamente il tradimento più grande è la dimenticanza. Ed è anche il più infantile fra tutti i tradimenti, ma è un tradimento. E’ sul suo terreno che attecchiscono poi i frutti di tosco, i veleni, i frutti velenosi nella nostra vita” (La convenienza della fede, pag. 21).

Dimentichi di Cristo prevale in noi la nostra debolezza, la nostra fragilità; prevale in noi lo spirito del mondo, prevalgono le tentazioni del demonio, il peccato. La memoria di Cristo invece, il ricordo di lui, il mantenerci alla sua presenza cambia il nostro vivere, lo fa buono e santo. Scrive ancora don Giussani: “Posso essere l’ultimo fra gli uomini, l’ultimo nel senso greve del termine, pieno di errori e di delitti, ma lo sguardo serio a Cristo mi cambia” (La convenienza della fede, pag. 50).

“Signore, che io veda! I miei occhi sono tanto abbagliati da cose, da luci che il mondo mi fa brillare davanti; la mia mente è tanto affollata di pensieri, di preoccupazioni, di progetti; il mio cuore è spesso appesantito da insoddisfazioni, tristezze, dubbi, paure, e io ti dimentico; ti dimentico e non sono con te… Tienimi stretto a te, Gesù! Che io non viva nella dimenticanza di te! Fa’ che come un innamorato pensa mille volte al giorno alla sua ragazza, perché la sente il suo tesoro; e come una mamma e un papà pensano di continuo ai propri figli, perché sono parte di loro, così io ti abbia tanto nella mente e nel cuore, ti sia il più possibile ‘presente’, o mio Salvatore!”

don Giovanni Unterberger

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