Commemorazione di tutti i fedeli defunti (forma straordinaria)

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(1Cor  15,51-57;   Gv 5,25-29)

Belluno, chiesa di san Pietro, 2 novembre 2019

Nell’anno 998 l’abate del monastero di Cluny, san Odilione, stabilì che le campane dell’abbazia fossero fatte suonare con rintocchi funebri dopo i Vespri del 1° novembre per ricordare i defunti, e che, il giorno dopo, la santa Messa venisse celebrata in loro suffragio. Fu l’inizio, l’embrione, della celebrazione del 2 novembre, che divenne ufficiale, nell’‘Ordo romanus’, nel secolo XIV.

Giorno salutare, questo giorno; giorno importante e utile ai defunti e a noi. Importante e utile ai defunti, perché in questo giorno giungono loro più abbondanti preghiere. La Chiesa ricorda e prega per i defunti in ogni Messa, ma in questo giorno li ricorda in modo particolare. Essa concede ai sacerdoti, come in due sole altre occasioni dell’anno, il giorno di Natale e di Pasqua, di celebrare tre Messe; tre Messe, oggi, a suffragio dei defunti.

Papa Benedetto XV, nella Bolla ‘Incrementum altaris’ del 10 agosto 1915, estese ai sacerdoti di tutta la Chiesa questa facoltà, che dal 1700 era solo dei sacerdoti di Spagna e Portogallo. In quel documento il papa scrive: “A causa dei luttuosissimi incendi della guerra accesi in quasi tutta l’Europa (era la prima guerra mondiale) abbiamo davanti ai nostri occhi tanta gioventù che nel fiore degli anni muore immaturamente in battaglia; per cui stabiliamo che nella solenne Commemorazione di tutti i fedeli defunti sia lecito a tutti i sacerdoti celebrare tre sante Messe”.

Alla Madre Chiesa stanno particolarmente a cuore i suoi figli defunti, che, desiderosi di vedere Dio e di contemplare il suo volto in piena comunione con lui e in eterna gioia, ne sono trattenuti per un cammino di purificazione che devono ancora compiere. La preghiera li aiuta molto; l’offerta della Messa li aiuta molto; l’offerta di qualche sacrificio e di opere di carità compiute in loro suffragio, li aiuta molto. In questo giorno, visitando una chiesa e recitandovi un Padre nostro, il Credo e una preghiera secondo le intenzioni del papa, e confessandosi e accostandosi all’Eucaristia entro alcuni giorni, si può ottenere l’indulgenza plenaria applicabile a loro. E a queste condizioni, anche nei prossimi otto giorni, visitando un cimitero, è possibile lucrare la medesima indulgenza.

Questo giorno, poi, è importante e utile a noi. Esso, nella sua austerità, ci richiama e ci invita a riflettere sulle cose decisive: la vita, la morte, lo scorrere del tempo, l’eternità, il nostro destino ultimo. Ci riscatta dalla superficialità, dal perderci e ingolfarci in cose passeggere e di poco conto; ci aiuta a ricentrare su Dio, e sulla meta vera, la vita e la quotidianità in cui siamo immersi. Che non ci capiti di perdere di vista ciò che vale…

I nostri defunti, se potessero parlare (e misteriosamente ci parlano) ci richiamerebbero quello che il Catechismo della Chiesa insegna: “Per qual fine Dio ci ha creati? Dio ci ha creati per conoscerlo, amarlo e servirlo in questa vita, e poi goderlo in paradiso” (Catechismo di papa san Pio X). Ci ricorderebbero l’ammonimento di Gesù: “A che giova all’uomo guadagnare il mondo intero, se poi perde l’anima?” (Mt 16,26).

Noi vogliamo cogliere la lezione buona di questo giorno per dare risposta alla richiesta di suffragio che i nostri defunti ci rivolgono (ci ricorderemo spesso di pregare per loro); e per ripensare con serietà la nostra vita.

don Giovanni Unterberger

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