Festa di San Luca evangelista (forma straordinaria)

Rogier van der Weyden – San Luca ritrae la Madonna – 1440

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(2Cor 8,16-24;    Lc 10,1-9)

Belluno, chiesa di s. Pietro, domenica 18 ottobre 2020

San Luca nacque ad Antiochia di Siria intorno al 10 d.C. da genitori pagani. Studiò medicina e, per perfezionare le proprie conoscenze in campo medico, intraprese vari viaggi in Grecia e in Egitto. Si recò a Troade, fissando lì il luogo ove esercitare la sua professione. A Troade, nell’anno 50 d.C., giunse san Paolo a predicare il Vangelo, e Luca ne fu conquistato; si fece battezzare e divenne cristiano. Seguì Paolo nei suoi viaggi apostolici e ne divenne stretto collaboratore Predicò il Vangelo in Macedonia, in Dalmazia, in Italia, e morì a Tebe all’età di circa 85 anni. Le sue spoglie, sepolte dapprima a Costantinopoli, furono poi traslate a Padova, ove riposano tutt’oggi nella basilica di santa Giustina.

A lui dobbiamo due importanti libri del Nuovo Testamento: il terzo Vangelo e gli Atti degli apostoli, scritti in un greco fine ed elegante, segno della sua elevata cultura. Luca non pare abbia mai soggiornato in Palestina, infatti nel suo Vangelo mostra di conoscerne poco gli usi e i costumi, cade anche in qualche imprecisione geografica. Dovette invece conoscere Maria, la madre di Gesù, o per lo meno essere venuto in contatto con persone che l’avevano conosciuta e avevano raccontato di lei, perché Luca, nel suo Vangelo, parla di Maria più degli altri evangelisti: pensiamo alla pagina stupenda e dolcissima dell’Annunciazione, al racconto della visita di Maria alla parente Elisabetta, della nascita di Gesù a Betlemme, della presentazione di Gesù Bambino al tempio, della perdita e ritrovamento di Gesù dodicenne a Gerusalemme: tutti racconti suoi propri.

Luca doveva avere un animo particolarmente incline alla misericordia. Più degli altri evangelisti coglie questo aspetto di Gesù: riporta lui solo l’episodio della prostituta perdonata in casa del fariseo Simone; la conversione di Zaccho, la parabola del figliol prodigo, il perdono dato da Gesù al ladrone sulla croce.

La preghiera per Luca era qualcosa di importante, di necessario per la vita cristiana. Con insistenza egli presenta Gesù in preghiera: al momento del battesimo, sul Tabor, prima di scegliere gli apostoli, al momento di chiedere loro che cosa pensassero di lui, nel Getsemani; riporta varie preghiere: il ‘Benedictus’, il ‘Magnificat’, il ‘Nunc dimittis’; racconta la parabola della vedova insistente che costrinse il giudice a prendere in mano la sua causa, aggiungendo: “Gesù raccontò questa parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi”.

Luca, ancora, aveva un cuore largo, aperto agli ultimi, ai dimenticati e disprezzai dalla società. Presenta i pastori, considerati dai farisei e dai dottori della legge gente impura, come i primi adoratori del Bambino Gesù appena nato; fa fare bella figura ai Samaritani, visti come eretici dai circoli religiosi di Gerusalemme: dice che il lebbroso, unico dei dieci guariti tornato a ringraziare Gesù, era un samaritano; racconta la parabola del buon samaritano che si fermò ad aiutare il ferito, mentre il sacerdote e il levita non lo fecero; riserva un posto particolare alle donne nella comunità di Gesù, cosa impensabile nella società di allora.

E grande dovette essere l’amore di Luca per la Chiesa, che lo portò a scrivere il libro degli Atti degli apostoli, in cui egli racconta i primi passi dell’evangelizzazione, e i primi successi, misti a persecuzioni, della comunità cristiana.

A san Luca noi dobbiamo molto; la parola che egli scrisse è Parola di Dio, parola di salvezza che illumina e riscalda, che corrobora e sostiene. La cosa più gradita a lui, e certamente il modo più bello e più vero di onorarlo, è leggere i suoi scritti, meditarli, lasciare che i messaggi in essi contenuti ci scendano nel cuore e ci rendano la vita più evangelica, più simile a colui del quale essi parlano, la persona di Gesù, nostro Salvatore.

don Giovanni Unterberger

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