5^ domenica dopo Pasqua

Albrecht Dürer – Adorazione della Santissima Trinità – 1511

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(Gc 1,22-27 – Gv 16,23-30)

Domenica 9 maggio 2021, risalente al 13 maggio 2012

Finalmente ci parli chiaro, in modo che ti possiamo capire, e non parli più in similitudini”, dissero gli apostoli a Gesù durante l’ultima cena. Gesù stava parlando loro del Padre, e ne parlava loro più apertamente di quanto avesse fatto fino a quel momento: e gli apostoli capivano.

Abbiamo bisogno tutti che ci si parli  chiaro, che qualcuno ci parli chiaramente e che ci venga detta la verità. Abbiamo bisogno che la verità ci venga detta con bontà, con delicatezza, senza venature di giudizio e di condanna, ma che si parli con chiarezza.

Chi legge i vari libri che compongono il Nuovo Testamento, ne trova uno, la lettera di Giacomo, che ha proprio la caratteristica del parlar chiaro. Giacomo era uno che non ricorreva a giri di parole, ma che andava dritto all’essenziale, davanti al quale, e alle cui argomentazioni, non era possibile sottrarsi e difendersi, in qualche modo nascondersi.

Nel brano che abbiamo ascoltato come prima lettura, egli ci ha detto chiaramente e in modo diretto: dovete essere coerenti con voi stessi, con quello che avete capito che di voi stessi va cambiato.

È eloquente e immediato l’esempio che egli porta, dell’uomo che si guarda allo specchio, vede difetti e cose da rimediare, e non lo fa, non rimedia nulla, mantiene il suo aspetto di sempre. Allora a che cosa è giovato che si sia guardato allo specchio? A nulla; proprio a nulla; anzi, ha solo accresciuto la responsabilità di un intervento che chiedeva di essere fatto, e che non è stato fatto. Meglio era, in un certo senso, neanche essersi guardati allo specchio!

La coerenza è una cosa importante. “Siate di quelli – ci ha detto Giacomo – che mettono in pratica la parola, e non soltanto ascoltatori, illudendo voi stessi”.

Quanta parola di Dio ascoltiamo! Ogni domenica alla Messa ci vengono offerte due letture tratte dalla Sacra Scrittura; lo Spirito Santo in vari momenti della vita e in varie occasioni ci parla per mezzo delle buone ispirazioni che ci invia; abbiamo, per grazia di Dio, maturato delle convinzioni di fede, ad esempio che Dio esiste, ma quante volte noi agiamo, scegliamo, decidiamo senza tenere conto di lui, come se Dio non esistesse; sappiamo che qualunque cosa facciamo al prossimo è come se l’avessimo fatta a Gesù, ma quante volte siamo incoerenti con questa verità e trattiamo male i nostri fratelli; sappiamo e crediamo che dopo questa vita c’è un’altra vita, e che quella vita, che sarà eterna, è più importante di questa vita, ma quanto poco ci curiamo di quella vita, quanto poco siamo responsabili di quella vita e ci dimentichiamo che ogni nostra parola, gesto, comportamento di questa vita incide su quella vita!

Abbiamo bisogno di coerenza.

San Paolo dice di Gesù: “Gesù non fu ‘sì’ e ‘no’, fu soltanto ‘sì’, uno solo grande ‘sì’ al Padre” (2 Cor 1,19).

Noi invece siamo alternanza continua di ‘sì’ e di ‘no’. Abbiamo bisogno di coerenza, abbiamo bisogno di costanza, di fortezza per mantenere gli impegni, di perseveranza.

San Giacomo aggiunge: “Chi fissa lo sguardo sul bene e gli resta fedele, non come un ascoltatore smemorato, ma come uno che lo mette in pratica, questi troverà la sua felicità nel praticarlo”.

Il bene praticato con costanza, con perseveranza e con coerenza porta gioia, è fonte di serenità, rende il cuore contento. Ogni infedeltà, invece, ai propri impegni, è ferita al profondo di sé, è sconfitta, è motivo – alla fin fine – di tristezza.

Chi ci darà coerenza e costanza?

Ce la darà Dio, che è rupe che non crolla, che è braccio invincibile, che è bene e solo bene. Il segreto è piantarci in lui, costruirci in lui, fondarci su di lui, non perdere un istante il contatto con lui. Allora la debolezza diventerà forza, l’instabilità diventerà stabilità, la sabbia diventerà roccia, l’uomo incoerente diventerà partecipe della coerenza e sella fedeltà di Dio.

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