13^ domenica del Tempo Ordinario

Catacomba dei Santi Marcellino e Pietro cubicolo di Nicerus – Guarigione dell’emorroissa – IIIsec.

clicca QUI per scaricare l’omelia

(Sap 1,13-15; 2,23-24; 2 Cor 8, 7.9.13-15; Mc 5,21-43)

sabato 26 giugno 2021, risalente a sabato 30 giugno 2012

Due letture, la prima e il Vangelo, poche righe, e ci è delineato davanti tutto il dramma della storia umana in una sintesi straordinaria. Un dramma doloroso e sofferto, ma a fine buono, con un esito di salvezza.

Tre atti in questo dramma; il primo e il secondo atto consumatisi in breve tempo, agli albori dell’umanità (ce li ha descritti la prima lettura); il terzo atto, che dura tutto il tempo della storia, ce lo ha descritto il Vangelo.

Abbiamo sentito: “Dio non ha creato la morte e non gode per la rovina dei viventi. Nelle creature del mondo non c’è veleno di morte. Dio ha creato l’uomo per l’incorruttibilità”. È il primo atto della storia umana. Un atto bello, gioioso, positivo, di vita. Dio all’inizio ha creato tutto bene, tutto buono, tutto santo, tutto per la vita.

È intervenuto poi Satana, il nemico (“satàn” שׇׂטׇן, in ebraico, significa “nemico”; nemico di Dio e nemico dell’uomo). Satana ha ingannato l’uomo, lo ha spinto a peccare, a ribellarsi a Dio, e col peccato è entrato nel mondo la morte, la rovina, la devastazione.

Per invidia del diavolo la morte è entrata nel mondo”, ci ha detto la prima lettura. È il secondo triste atto della storia umana; l’atto della caduta. L’umanità ha cominciato ad essere percorsa da violenze, frodi, ingiustizie, delitti di ogni genere. “Ne fanno esperienza – ci ha detto il testo sacro – coloro che appartengono al diavolo”.

Ma Dio nella sua misericordia ha dato avvio al terzo atto della storia umana, per mezzo del suo Figlio Gesù, che si è fatto uomo per restaurare l’uomo, per dare alla storia un nuovo corso. È in corso una grande opera di restaurazione, di recupero di ciò che era stato colpito, di ciò che era stato rovinato ed era andato perduto.

Quest’opera di recupero e di restauro si incentra ed è portata avanti da Gesù, l’uomo-Dio. Il Vangelo ce lo ha mostrato all’opera, più forte della malattia, più forte della morte. Di fronte a lui non resiste il male dell’emorroissa, e neppure la situazione compromessa della figlia di Giàiro.

In altri passi del Vangelo Gesù è presentato vincitore del peccato e di Satana; Gesù perdona il paralitico, l’adultera; Gesù libera da Satana gli ossessi. Gesù è la nuova umanità in nuce; chi a lui si unisce e si collega, chi a lui ricorre diventa umanità nuova, umanità restaurata e recuperata, umanità sana, come sana era agli inizi.

Emblematico è il gesto della donna affetta da tanti anni da un disturbo che le toglieva vita e vitalità; ella si fa avanti tra la folla e tocca il mantello di Gesù. Emblematico è il gesto del capo della sinagoga, che si getta ai piedi di Gesù per chiedere la guarigione della propria figlia ammalata. Entrambi ricevono salvezza, perché Gesù è salvezza.

La storia umana ha in sé il Salvatore; non è una storia destinata alla rovina sotto il peso dei propri errori e dei propri mali, ma è una storia che può sperare, una storia che ha davanti a sé un orizzonte di positività. È Cristo questo orizzonte di positività; è Cristo il futuro di vita e di salvezza dell’umanità.

C’è una condizione: ricorrere a lui. Quanto l’uomo da solo viene meno, altrettanto l’uomo che ricorre a Gesù vive.

Anche oggi Gesù offre all’uomo il suo “mantello”. Mantello di Gesù è la Parola di Dio; mantello di Gesù sono i sacramenti, in particolare la Confessione e l’Eucaristia; mantello di Gesù è la Chiesa, la comunità dei credenti. Chi tocca quel mantello ottiene salvezza. La Parola di Dio illumina, sostiene, conforta; la Confessione sana e guarisce, l’Eucaristia nutre e dà forza; la fede della comunità dei credenti conserva sulla retta via e rischiara la vita.

Anche oggi Gesù porge la sua mano per afferrare la nostra, come afferrò la mano della fanciulla di Cafarnao e la risuscitò. Che cosa di più confortevole di una mano che ti salva, di una mano buona, amica, a cui poterti aggrappare? Che cosa di più confortevole di una voce che ti dice: “Fanciulla, io ti dico: alzati? Uomo, donna, che sei nella sofferenza, nel dubbio, nella prova, nella difficoltà, io ti dico: alzati! Io ti aiuto ad alzarti”.

Siamo, fratelli, in questo terzo atto del dramma della storia umana. Esso è ancora segnato dalla rovina apportata da Satana, a cui tutti, purtroppo, abbiamo ceduto e acconsentito; ma abbiamo anche tra noi il mantello di Cristo, la mano di Cristo; abbiamo Cristo stesso in persona. Abbiamo, in lui, speranza.

Questa voce è stata pubblicata in Omelie di Don Giovanni. Contrassegna il permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.