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Risalente a Perarolo di Cadore, 4 settembre 2016
Lungo i quarant’anni nel deserto, dopo essere usciti dall’Egitto, gli Ebrei vissero in tende. Si accampavano; levavano le tende per un nuovo tratto di cammino; si accampavano di nuovo; e così fino all’ingresso nella Terra promessa.
Dio disse a Mosè: “Costruisci una tenda anche per me. Voglio essere vicino al mio popolo; voglio camminare con lui”. Mosè obbedì: costruì una tenda per il Signore; una tenda su cui si posava di giorno una nube, e di notte una colonna di fuoco, segni della presenza di Dio in quella tenda. Abbiamo due tradizioni nella Bibbia circa la tenda di Dio nel deserto: secondo una tradizione quella tenda si trovava ‘fuori’ dell’accampamento (Es 33.7); secondo un’altra tradizione si trovava ‘al centro’ dell’accampamento stesso (Es 25,8). Sono due tradizioni diverse, che mettono in evidenza ciascuna un elemento, un aspetto, importante della tenda, cioè della presenza di Dio al suo popolo.
In quanto ‘fuori’ dell’accampamento, la tenda affermava che la presenza di Dio è qualcosa di trascendente, di molto lontano e diverso dagli uomini: Dio è il santo, il tre volte santo; Dio è l’infinito, l’eterno, l’onnipotente; Dio è il Re dei re, è Sua Maestà. Non è possibile trattare Dio come una persona qualsiasi. Non è possibile stare al suo cospetto, alla sua presenza, con leggerezza, con disinvoltura, con distrazione e poca devozione.
Le nostre chiese hanno in sè il Signore, Dio stesso; nel tabernacolo delle nostre chiese c’è l’Eucaristia, è presente il Signore! Varcare la soglia della chiesa non è come varcare la soglia di una casa qualsiasi; la soglia della chiesa non è la soglia di qualsiasi altra casa. Nella chiesa abita Dio. La riverenza, il silenzio, l’adorazione, la compostezza, il raccoglimento, la preghiera sono gli atteggiamenti consoni al luogo sacro, consoni al luogo della presenza di Dio; sono gli atteggiamenti ‘richiesti’, e ‘dovuti’, alla presenza di Dio. In chiesa siamo davanti al Signore. Ci conceda il Signore di non perdere mai questa coscienza, questa consapevolezza, per saperci sempre rendere conto al cospetto di Chi stiamo quando siamo in chiesa. Per saperci comportare come conviene.
Una seconda tradizione, poi, circa la tenda di Dio nel deserto, dice che essa fu eretta da Mosè ‘al centro’ dell’accampamento. In quanto al centro dell’accampamento, la tenda affermava che Dio voleva essere vicino al suo popolo, voleva che tutto il suo popolo si radunasse intorno a lui, per incontrarlo, per godere della sua presenza, per ricevere i suoi doni di salvezza, la sua benedizione. Molte città e borghi medioevali sono stati pensati e sono stati costruiti con la chiesa al centro: le case, i palazzi, le strade, a raggiera, che convergevano verso il centro, verso la chiesa, la casa di Dio. Un’ urbanistica piena di fede!
Purtroppo può accadere, alle volte, che noi, tra le nostre case, ci dividiamo una casa contro l’altra, una contrada contro l’altra. Nella chiesa, centro della comunità, abitazione di Dio, noi siamo sollecitati ed aiutati a ritrovare l’unità, a diventare ancora ‘comunione’ tra di noi. Il Dio che abita in mezzo a noi vuole radunarci tutti attorno a sé e, radunati attorno a sé, radunarci tra di noi nella concordia e nella pace.
Solennità, oggi, della dedicazione della nostra chiesa. Occasione preziosa per apprezzare molto l’avere tra di noi una chiesa; una chiesa casa di Dio in mezzo alle nostre case; una chiesa luogo in cui stare direttamente alla presenza di Dio; una chiesa in cui Dio è presente e vicinissimo a noi e alle nostre vite; una chiesa da amare, da curare e da frequentare; una chiesa in cui pregare e celebrare la Liturgia nel modo più santo possibile; una chiesa in cui ricevere le benedizioni e le grazie del Cielo.
don Giovanni Unterberger