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(Abac 1,2-3;2,2-4;2Tim 1,6-8.13-14; Lc 17,5-10)
Sabato 8 ottobre 2022, risalente al 5 ottobre 2013
Fede, un ingrediente buono per la vita. Per una vita di qualità. Nella prima parte del Vangelo Gesù ci ha detto: “Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: ‘sradicati, e vai a piantarti nel mare’, ed esso vi obbedirebbe”. In un altro passo del Vangelo Gesù dice: “Se avrete fede pari a un granello di senape, potrete dire a questo monte: ‘spostati da qui a là’, ed esso si sposterà” (Mt 17,20).
Evidentemente Gesù non sta dando indicazioni per cambiare la faccia della terra contro ogni buona ecologia; sta parlando in metafora; vuole dire che se abbiamo fede possiamo compiere cose che, senza la fede, con le sole nostre forze, noi non riusciremmo a fare.
Ma che cos’è propriamente la fede? Un errore in cui possiamo cadere nel pensare la fede è ritenerla solo l’adesione a delle verità. Ho fede se credo che Dio esiste, che Dio è Trinità, che il Figlio di Dio si è incarnato, che nell’Eucaristia c’è Cristo in persona, che dopo questa vita c’è un’altra vita.
Sì, certamente, la fede è anche questo; la fede è anche adesione a delle verità, alle verità che Dio ci ha rivelato. Ma la fede non è soltanto questo. La fede è qualcosa di più. Non ha solo un aspetto intellettualistico, ma è qualcosa di vitale, di esistenziale, che coinvolge la vita. Ho fede, ho fede veramente, se la fede mi cambia la vita. Altrimenti è solo nozione, cultura, idea.
La fede, propriamente, è rapporto con Dio. Fede è fidarsi; fede è vivere in comunione col Signore; fede è vivere non da soli, ma con lui, con la sua Presenza, con la sua compagnia. Fede è camminare nella vita con la mano nella mano di Dio. Camminare con la mano nella mano di Dio ci rende capaci di fare cose che altrimenti non riusciremmo a fare.
Recentemente, il 25 settembre 2010, è stata proclamata beata una ragazza di 19 anni, Chiara Luce. Era nata in Liguria nel 1971. A 17 fu colpita da un tumore alle ossa. Venne sottoposta ad esami e ad accertamenti, e alla fine la diagnosi fu: malattia incurabile, tumore. Chiara ne fu informata, e per venticinque minuti restò muta, assorta, in silenzio, in un combattimento interiore tra la sua voglia di vivere e un disegno diverso, doloroso, sulla sua vita. Alla fine dei venticinque minuti disse il suo “sì” alla volontà di Dio, e riprese la sua giovialità di sempre, diede forza ai suoi stessi genitori.
Nei due anni di malattia e di sofferenza, durante i quali rifiutò la morfina perché non voleva perdere lucidità, ripeteva spesso: “Se lo vuoi tu, Gesù, lo voglio anch’io. Se lo vuoi tu, Gesù, lo voglio anch’io”. Era stata educata dalla mamma, fin da bambina, a vivere con Gesù, a parlargli, a dirgli sempre di “sì”, a vivere cioè di fede. E Chiara visse la sua malattia, che la portò alla morte all’età di 19 anni, da regina, cioè con quel dominio sul male che solo Cristo e la fede in lui possono dare.
La malattia la vinse, nel senso che la portò alla morte, ma Chiara Luce vinse la malattia, nel senso che non si lasciò determinare, dominare, sopraffare interiormente da essa. Il segreto? La sua fede. Pochi giorni prima di morire disse ai suoi compagni che erano andati a trovarla: “Voi non potete immaginare qual è ora il mio rapporto con Gesù!”.
Ecco, non è un ingrediente buono la fede? Non è un ingrediente che dà qualità alla vita?
Anni fa un giornalista americano intervistò Madre Teresa di Calcutta dopo averla osservata per una giornata intera in tutto ciò che faceva: raccoglieva i moribondi per la strada, li lavava, li curava. Alla fine della giornata le disse: “Madre, io non farei quello che fa lei neanche per mille dollari al giorno”. E Madre Teresa rispose: “Neanch’io per mille dollari al giorno; io lo faccio per Cristo, lo faccio a Cristo, lo faccio per la fede che ho in lui”.
La fede trapianta i gelsi, sposta le montagne, cioè riesce a far affrontare situazioni difficili e dolorose con serenità; riesce a far sì che persone che si sono offese si riconcilino; riesce a tenere insieme le famiglie senza che si rompano; riesce a far vivere una vita giusta e onesta. Ciò che non riuscirebbero a fare le nostre forze umane ce lo rende possibile il rapporto col Signore, perché lui è forte, lui è capace, lui può dare qualità alla vita.
Ecco allora la preghiera che siamo chiamati a fare, la preghiera che rivolsero gli apostoli a Gesù: “Signore, accresci in noi la fede!”. Cercheremo di ripetere questa preghiera spesso; ci sforzeremo di non perdere il contatto con Gesù durante la giornata; riprenderemo il contatto con lui ogni qualvolta l’avessimo perduto; e vivremo in sua compagnia.
Questo fa la differenza.
don Giovanni Unterberger