16^ domenica dopo Pentecoste

Sandro Botticelli – Storie di Nastagio degli Onesti – Quarto episodio – 1483

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(Ef 3,13-21; Lc 14,1-11)

Domenica 25 settembre 2022, risalente all’8 settembre 2013

È comune tra noi l’espressione “cena di lavoro”. Per cena di lavoro s’intende una cena in cui si affrontano questioni, si cerca di risolvere problemi, si avviano trattative.

Il pranzo di Gesù in casa del capo dei farisei di cui ci ha parlato il Vangelo, fu un “pranzo di lavoro”. Gesù non si limitò quel giorno a pranzare, a prendere cibo, ma durante il pasto operò e parlò in modo straordinario, per insegnare, per istruire i commensali che aveva con sé a tavola; il suo, quel giorno, fu un “pranzo di lavoro”.

Fece capire che la carità vale ed è al di sopra di ogni altra prescrizione e regola, fosse pure il sacro riposo del sabato, il giorno santo del Signore; e che era consentito, di sabato, aiutare e guarire un malato, perché Dio vuole più bene a un uomo malato che al proprio diritto sul sabato.

E fece capire che non è la superbia, il voler mettersi avanti e prima degli altri, il giusto modo di affermare se stessi e di darsi grandezza, perché grande è l’umile, colui che si abbassa, perché costui viene innalzato da Dio e riceve grandezza e statura da Dio.

Il Vangelo annota che le persone presenti a quel pranzo in casa del capo dei farisei “non poterono rispondere nulla” agli insegnamenti di Gesù. Gesù diceva una verità troppo chiara; non si poteva contraddirlo. Gesù era la verità. Il suo modo di pensare era l’opposto del modo di pensare del mondo, era una luce chiara sulle storture del pensiero umano.

San Paolo nella prima lettura ci ha detto: “Il Cristo abiti per la fede nei vostri cuori”. Grande invito dell’apostolo! Grande indicazione! Grande proposta! “Che Cristo abiti nei nostri cuori”, che Cristo abiti nel mio cuore!

Chi abita nel mio cuore? Vi abita il mio “io”? Vi abita il mio pensiero? Il mio modo umano, terreno, mondano di vedere le cose? O vi abita Cristo con la sua verità? Cristo con la sua verità, che è la verità di Dio?

Quanto bisogno abbiamo che sia Cristo ad abitare nel nostro cuore! Sant’Agostino chiama Gesù “il maestro interiore”. Noi siamo in mezzo a mille maestri. Neppure ci accorgiamo, se non stiamo proprio attenti e vigilanti, in mezzo a quanti maestri ci troviamo! Televisione, giornali, libri, riviste, pubblicazioni, propaganda, proposte di acquisto di questa o quella cosa, modo consumistico, edonistico, egoistico di concepire e di impostare la vita…  Tanti maestri; alcuni buoni, altri cattivi. “Uno solo è il vostro maestro, il Cristo”, dice di sé Gesù nel Vangelo (Mt 23,10); e lo dice con forza, con sicurezza, con amore, perché egli sa di essere lui la verità; l’unica vera verità; di questo maestro interiore abbiamo bisogno.

Che il Cristo abiti nei vostri cuori”, dice Paolo. Oltre che come “verità”, Cristo può, e vuole, abitare nei nostri cuori anche come “amico”. “Non vi chiamo servi, ma amici. Voi siete miei amici”, disse Gesù agli apostoli durante l’ultima cena (Gv 15,14-15), e lo dice anche a noi. Gesù, nostro amico. Possiamo avere nel cuore questo amico! Un amico vuole bene, è attento, fa compagnia, si rende presente all’amico. Un amico ascolta, suggerisce, corregge, consola, conforta, sostiene l’amico; gli cammina a fianco e condivide con lui. Così è Gesù, un vero amico. Egli non ci lascia mai, ci cammina a fianco; ricordate i due discepoli di Emmaus?

Forse non abbiamo occhi sufficienti per vederlo questo amico. Gesù, amico, si fa tutt’uno con noi. Nell’Eucaristia egli entra in noi e si installa nel nostro cuore. C’è forse un amico che riesce a farsi “uno” con l’amico come fa Gesù-Eucaristia con noi? Poteva darci Gesù un segno di amicizia più grande e più sicuro, più dolce e più affettuoso del venire in noi col suo corpo e col suo sangue; lui stesso di persona? Possiamo avere un amico più amico di così?

Che il Cristo abiti nei vostri cuori”! Permettiamo a Gesù di abitare nel nostro cuore ogni volta che introduciamo nel nostro cuore la sua verità, la sua parola; ogni volta che poniamo la sua parola a radice, a sorgente, a norma dei nostri pensieri, dei nostri comportamenti, delle nostre azioni.

Permettiamo a Gesù di abitare nel nostro cuore ogni volta che ci sforziamo di vincere il nostro “io”, le nostre passioni, i nostri vizi, perché ci sia spazio e posto per lui, così che Gesù possa sedere nel nostro cuore come su di un trono; da signore, da dominatore, da Dio.

Che il Cristo abiti nei nostri cuori. Può essere un programma di vita. È certamente il più bel modo di vivere, perché con Gesù nel cuore si è nella luce del bene; si è nella pace anche nella sofferenza; si gode di una presenza e di una compagnia che vince ogni solitudine e paura.

Che Cristo abiti nei nostri cuori. Sia questo il nostro desiderio, il nostro sforzo, la grazia che continuamente domandiamo.

don Giovanni Unterberger

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