21° Domenica del Tempo ordinario

(Is 22,19-23;   Rm 11,33-36;   Mt 16, 13-20)

Duomo, sabato 23 agosto 2014

Tu es Petrus, et super hanc petram aedificabo Ecclesiam meam”.

Queste parole latine sono scritte a caratteri cubitali, e dorati, sull’anello che sostiene la cupola sopra l’altare della Confessione nella basilica di san Pietro a Roma; altare che si trova esattamente sopra la tomba dell’apostolo Pietro.

Tu sei Pietro, e su questa pietra (pietra di fondamento che sei tu, Pietro) io edificherò la mia Chiesa, io costruirò la mia comunità”, disse Gesù a Simone figlio di Giovanni, che fino a quel momento era solo Simone figlio di Giovanni, un comune pescatore di Galilea.

Con queste parole Gesù promise a Pietro il primato all’interno della Chiesa; e, dopo la Pasqua, nel corso di un’apparizione, Gesù conferì il primato a Pietro con le parole: “Pasci i miei agnelli, pasci le mie pecorelle” (Gv 21,15-17). Pietro fu fatto papa; Pietro è il primo papa. Il suo carisma, i suoi doni ricevuti da Gesù, i suoi poteri sono passati, lungo i secoli, a tutti i suoi successori, e oggi rivivono in papa Francesco, centro di unità della Chiesa di Cristo.

Nel corso dei secoli vari cristiani si separarono da Pietro, dal papa, e vennero così a defezionare dalla Chiesa cattolica.

San Cipriano era vescovo di Cartagine, visse nel terzo secolo d.C.; morì martire nel 258 durante la persecuzione di Decio. Egli scrisse, in un testo latino rimasto memorabile: “Ubi Petrus, ibi Ecclesia; ubi Ecclesia, ibi Christus; ubi Christus, ibi salus”. Dov’è Pietro, lì è la Chiesa; dov’è la Chiesa, lì è Cristo; dove è Cristo, lì è la salvezza. Non si può separare Cristo dalla Chiesa; non si può separare la Chiesa da Pietro.

Nei secoli 1300-1400 si fece strada tra un gruppo di teologi la teoria detta “Conciliarismo”, secondo la quale il concilio ecumenico, cioè l’assemblea di tutti i vescovi, avrebbe più autorità e più potere del papa. Secondo questa teoria un concilio ecumenico potrebbe prendere decisioni per la Chiesa anche contro il parere del papa. Tale corrente di pensiero fu fortemente condannata, perché erronea, perché contraria alle parole e alla volontà di Cristo, che disse: “Tu sei Pietro, e sulla pietra che sei tu, io fonderò la mia Chiesa”. Pietro, il papa, è il fondamento della Chiesa. Chi è in comunione col papa è un membro che appartiene alla Chiesa; chi non è in comunione col papa non appartiene alla Chiesa. L’appartenenza alla Chiesa può essere totale o solo parziale; un cristiano può essere dentro la Chiesa del tutto o solo in una qualche misura, a seconda di quanta è la sua adesione e la sua obbedienza al papa di Roma.

È necessario che i cristiani conoscano il pensiero del papa; leggano i documenti del suo magistero, ad esempio le tre splendide encicliche di papa Benedetto XVI: “Deus caritas est”, “Spe salvi”, “Caritas in veritate”, e la ricchissima Esortazione apostolica “Evangelii gaudium” di papa Francesco, tanto per limitarci a citare i documenti magisteriali degli ultimi due pontefici ancora viventi.

Il papa è il maestro della fede, è il maestro della vita morale, è l’interprete autorevole e sicuro del Vangelo, del pensiero di Cristo. È assistito da una speciale grazia dello Spirito Santo, che non gli permette di uscire dalla verità. Per lui Gesù ha pregato la sera dell’ultima cena, quando disse a Pietro: “Simone, Simone, io ho pregato per te, che non venga meno la tua fede; e tu, una volta ravveduto, conferma i tuoi fratelli” (Lc 22,31-32). Quella preghiera che, di certo, non può non essere stata efficace e accolta dal Padre, era per Pietro, ma era insieme per il “Pietro” presente in ogni papa, in ogni successore di Pietro.

Una volta una persona mi disse: “Io, reverendo, prego, sì, per il papa, perché il Signore lo sostenga e lo aiuti nel suo importante e faticoso ministero, ma prego di più per la Chiesa, per noi cristiani, perché abbiamo ad essere obbedienti al papa. Perché ho l’impressione che molte volte andiamo per le nostre strade, obbediamo al papa per quello che ci pare, fino a dove sembra giusto a noi; invece dobbiamo essere pecorelle docili e fedeli fino in fondo al vicario di Cristo”. Il papa per la Chiesa, è un dono straordinario di Gesù. Esso assicura l’unità dei credenti; senza il papa sarebbe la dispersione, la disunione, la perdita della strada.

Al papa dobbiamo guardare con fede. Egli è un uomo, con le sue doti e le sue qualità, con tratti di carattere particolari, quelli che gli ha dato il Signore, e che differenziano papa da papa. Non è all’aspetto umano del papa che dobbiamo fermarci, lasciandoci trascinare e dominare da emotività, da sterile sentimentalismo, da superficiali entusiasmi o riserve. Dobbiamo vedere nel papa – e ci dia questa grazia il Signore – ciò che il papa, ogni papa, veramente è: il vicario di Cristo in terra, per noi.

Per lui preghiamo, e a lui vogliamo obbedire.

don Giovanni Unterberger

 

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