11° Domenica dopo Pentecoste

(1 Cor 15,1-10;  Mc 7,31-37)

24 agosto 2014

Il miracolo della guarigione del sordomuto Gesù lo compì in terra pagana, “nel territorio della Decapoli”, ci ha detto il Vangelo. La Decapoli era la regione ad est del Giordano; regione collinare, in cui, a partire dal 200 a.C., varie popolazioni si erano stanziate fondando dieci città. La parola “decapoli”, parola greca, significa appunto “dieci città”.

Le popolazioni della Decapoli erano pagane; erano di origine greca, di cultura e di religione pagana. In quella regione, e tra quella gente, s’inoltrò Gesù, per portare salvezza. Lì egli guarì un sordomuto. Gesù s’inoltra sempre, e ancor oggi, in terra pagana, in ogni terra ove Dio ancora non regna, e ove regnano gli idoli.

Il nostro pensiero corre immediatamente a certe zone del mondo in cui il paganesimo è ancora imperante; popolazioni intere adorano false divinità. Ma la Decapoli del tempo di Gesù, simbolicamente, non è presente solo in quelle regioni; è presente, almeno in una certa misura, anche tra noi cristiani; non possiamo non dire che la nostra Europa non sia un po’ una “Decapoli”, una terra in cui lo spirito pagano non serpeggi e non sia presente…

Purtroppo lo spirito cristiano è contrastato da tanti idoli che vengono, sotto varie forme moderne, serviti ed adorati. Non si tratta più di adorare statue, steli o animali come gli antichi pagani, ma c’è un paganesimo nel modo di pensare, nel modo di parlare, nel modo di comportarsi e agire, che spesso prende, condiziona, porta le persone lontano da Dio.

Che non ci sia una “Decapoli” anche dentro di noi? Almeno un po’? Ci sarebbe “Decapoli “ dentro di noi se la nostra preghiera fosse fatta di tante parole rivolte a convincere Dio a fare la nostra volontà, anziché essere una preghiera che porta, come frutto, il nostro compiere la sua volontà. Gesù ha detto: «Pregando non sprecate parole come i pagani, i quali credono di venire ascoltati a forza di parole, non siate come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno ancor prima che gliele chiediate. Quando pregate, dite: ‘Padre, sia fatta la tua volontà’ » (Mt 6,7-11).

Ci sarebbe “Decapoli” dentro di noi se ci affannassimo e ci preoccupassimo tanto per le cose e i problemi di questo mondo, quasi che fossimo soli ad affrontarli e tutto dipendesse solo da noi, e non avessimo fede in Dio, nella sua azione e nella sua Provvidenza. Gesù ha detto: “Di tutte queste cose si affannano e si preoccupano i pagani. Il Padre vostro sa che ne avete bisogno” (Mt 6,32). “Voi valete più di molti passeri” (Lc 12,7).

Ci sarebbe “Decapoli” dentro di noi se il nostro amore arrivasse ad amare solo gli amici, solo coloro che ci vanno a genio, solo coloro che ci hanno fatto del bene; e non arrivasse ad amare anche chi ci avesse offeso e ci fosse ostile, nemico. Gesù ha detto: “Se amate solo quelli che vi amano, quale merito ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani?” (Mt 5,46-47).

Ci sarebbe “Decapoli” dentro di noi se ci lasciassimo prendere dalla lussuria, dall’impurità. San Paolo dice: “Non comportatevi come i pagani. Diventati duri di cuore si sono abbandonati alla dissolutezza, commettendo ogni sorta di impurità con avidità insaziabile” (Ef 4,17-19).

“Decapoli” è tutto ciò che non è Dio, è tutto ciò che non è secondo Dio. Gesù è stato chiaro quando ai suoi ascoltatori descrisse la “Decapoli” del cuore umano; disse: “Dal di dentro, cioè dal cuore dell’uomo, escono intenzioni cattive, fornicazioni, furti, omicidi, adultèri, cupidigie, malvagità, inganno, impudicizia, invidia, calunnia, superbia, stoltezza” (Mc 7,21-22).

Di questa “Decapoli” occorre occuparsi. Nessuno può dire di esserne del tutto indenne, del tutto esente, del tutto libero. Questa “Decapoli” va combattuta, va distrutta. Il Signore vuole entrare nella nostra “Decapoli”, e in essa vuole operare, vuole portare purificazione, guarigione, salvezza; vuole compiere miracoli, come compì miracoli nella Decapoli di allora. Nella Decapoli di allora Gesù, oltre ad aver guarito il sordomuto, liberò anche un indemoniato da Satana (Lc 8,26-39).

Gesù vuole distruggere ogni traccia di paganesimo da noi, dal nostro cuore, dalla nostra vita. Vuole farci “cristiani”; persone che pensano come lui, Cristo, pensa; che parlano come lui, Cristo, parlerebbe; che agiscono e si comportano come lui, Cristo, agirebbe e si comporterebbe.

“Signore, facci ‘cristiani’, perché siamo ancora in parte ‘pagani’; non siamo ancora del tutto come tu ci vuoi. Rendici tu, come tu ci vuoi, rendici somiglianti a te!” 

don Giovanni Unterberger

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