Fedeltà e verità

Frequentai, da giovane sacerdote, il Pontificio Istituto Biblico di Roma, e studiai l’ebraico. Lo studio di quella lingua fu per me una grazia, perché mi permise di leggere la Sacra
Scrittura, l’Antico Testamento, nella sua lingua originale, e comprendere il significato profondo del testo sacro, che non sempre le traduzioni riescono a rendere in tutta la sua
ricchezza di contenuto.
Mi imbattei nella parola “ ’émet ” ( ת ֶמֶא ), che il vocabolario rende con “verità” e “fedeltà”. Mi incuriosì il fatto che “ ’émet ” possedesse, in ebraico, due significati che nella nostra lingua italiana non sono vicini e sinonimi; e mi chiesi: come mai nel pensiero ebraico “verità” e “fedeltà”sono realtà così vicine e congiunte tra di loro, tanto da poter
essere rese con un’unica parola?
Io avevo sempre inteso la fedeltà come l’atteggiamento di ossequio, di obbedienza, di lealtà verso una persona con cui mi ero impegnato, verso un obbligo che mi ero assunto con
qualcuno; in definitiva l’idea di fedeltà che avevo era quella di una fedeltà rivolta “al di fuori di me”. E invece capii che la fedeltà, prima ancora che avere a che fare con gli altri, ha a
che fare con me stesso, con la verità di me stesso. Io vivo tanto più la fedeltà, quanto più vivo la verità di me, quanto più sono coerente con ciò che io sono.
Ho sperimentato nella pratica la giustezza di questa scoperta. Chi sono io? Nel mio profondo io sono amore, bontà, benevolenza. Questa è la mia vera verità, anche se su di
essa si è sedimentato un grosso spessore d’individualismo e di egoismo.

Tempo fa in città vidi da lontano un povero; mi avvicinai a lui e gli diedi dieci euro prima che egli mi chiedesse qualcosa. Provai gioia, un senso di benessere dentro di me, il benessere di sentire che ero stato fedele a me stesso, alla verità profonda di me, cioè alla bontà di cui sono fatto. Ma ho anche la riprova negativa…; ogni volta che sono
pigro nella preghiera, e non la faccio bene, sento scontentezza dentro di me, mi sento infedele, oltre che nei confronti di Dio, anche nei confronti della verità di me stesso, che mi dice: “Tu sei creatura di Dio; lo devi lodare”.

“Fedeltà” e verità” non sono poi tra loro realtà così lontane; sono molto vicine; in una certa misura coincidono. L’“’émet ” ebraica mi ha fatto capire che la fedeltà non ha solo una dimensione rivolta verso gli altri, ma ha anche unadimensione rivolta verso di me. Mantenendo fede a una parola data non faccio un dono solo alla persona a cui ho dato la mia
parola, ma faccio un dono anche a me stesso, vivendo in fedeltà la verità di me che mi vuole rispettoso e leale riguardo a quanto ho promesso.

Ogni volta che compio il bene e gli sono fedele, io sono, dentro di me, altamente “vero”.

Questa voce è stata pubblicata in Riflessioni. Contrassegna il permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.