8° Domenica dopo Pentecoste (forma straordinaria)

(Rm 8,12-17; Lc 16,1-9)

Belluno, chiesa di s. Stefano, 19 luglio 2015

L’uomo ricco della parabola aveva dato carta bianca al suo amministratore; si era pienamente fidato di lui. Aveva molti beni, quell’uomo ricco: possedeva una campagna grande e molto fruttifera: olivi, campi di grano…, e mise tutto in mano al suo amministratore con totale fiducia.

Dio si fida dell’uomo. Dio ha dotato l’uomo di libertà, di una libertà grande, piena, sovrana; talmente sovrana per cui l’uomo può arrivare fino a porsi in contrasto con Dio, fino a compiere i delitti più efferati immaginabili. Dio ha dato fiducia all’uomo.

Quante volte abbiamo sentito, e forse l’abbiamo detto qualche volta anche noi, di fronte a certe atrocità, ingiustizie, stragi che l’uomo compie contro altri uomini: “Perché Dio non interviene? Perché non interviene a fermare la mano di chi uccide, di chi tortura, di chi riduce in schiavitù? Perché lascia fare?” La misura di libertà e di fiducia che Dio ha accordato all’uomo alle volte ci scandalizza, ci sconcerta e ci lascia senza fiato. Pensiamo alla bomba atomica su Hiroshima e Nagasaki, pensiamo ai campi di sterminio nazisti, pensiamo all’Isis dei nostri giorni. Perché Dio lascia fare e non interviene?

La libertà è un grande dono per l’uomo: gli dà dignità. Senza la libertà l’uomo sarebbe un robot, una marionetta; non sarebbe neppure uomo. Ma l’uomo deve sentirsi responsabile dell’uso della propria libertà. La parola ‘libertà’ va coniugata con la parola’responsabilità’.

Dio ha dato fiducia all’uomo, e l’uomo deve onorare tale fiducia. L’amministratore della parabola approfittò in modo cattivo della fiducia accodatagli dal suo padrone, ne fece occasione per arricchire ingiustamente e per opprimere la gente. Non usò bene della fiducia del padrone.

E’ facile anche per noi incorrere in questo errore. Dio ci dà fiducia dandoci il tempo. Come lo usiamo? Dio ci dà fiducia dotandoci di intelligenza; c’è chi si serve dell’intelligenza per imbrogliare, per circuire il prossimo, per affermare egoisticamente se stesso. Sarebbe un tradire la fiducia di Dio L’intelligenza ci è data per capire il bene nostro e il bene del fratello, della sorella.

La fiducia di Dio ci fa e ci rende protagonisti del nostro destino; della fraternità e della pace nel mondo; della ripartizione equa dei beni della terra fra tutti gli uomini; di rapporti buoni tra di noi. Tutto è affidato alle nostre mani, con fiducia totale da parte di Dio. Lo stesso creato ci è affidato e messo nelle nostre mani. Che cosa ne facciamo?

Non possiamo approfittare malamente dei doni di Dio, di quanto egli ci dà; neppure della sua misericordia. Può capitare che noi approfittiamo male anche della sua misericordia, quando dopo il peccato ricorriamo a lui, ma con un pentimento che non è profondo, con un proposito che non è fermo; e di fronte alla tentazione e al peccato non siamo forti e decisi… tanto poi Dio ci perdona…

C’è un modo buono, invece, di approfittare dei doni di Dio e della fiducia che egli ci accorda. Un approfittare che al Signore piace; ed è il fare tesoro di tutti i suoi doni, di tutte le sue grazie, mettendole a frutto a favore nostro e a favore dei fratelli, sull’indicazione della parabola dei talenti.

Con fiducia il Signore ci mette in mano la vita, il tempo, il corpo, l’anima, il coniuge, i figli, le persone che incontriamo, il denaro, le risorse economiche… Ci mette in mano la sua Parola, l’Eucaristia, i Sacramenti, l’appartenenza alla Chiesa, continue grazie e ispirazioni dello Spirito Santo… Quanta fiducia ha il Signore nel metterci in mano tutti i suoi doni! Egli penserà: “Li useranno bene, gli uomini, i miei doni, non li sciuperanno; non tradiranno la mia fiducia!”

Non vogliamo tradire la fiducia del Signore; faremo tesoro e buon uso di tutto, proprio di tutto ciò che egli ci dà.

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