9° Domenica dopo Pentecoste (forma straordinaria)

(1 Cor 10,6-13;   Lc 19, 41-47)

Belluno, chiesa di s. Stefano, 26 luglio 2015

“Padre, esiste il destino? c’è un destino che ci determina e al quale non possiamo sfuggire?”. Alle volte i sacerdoti si sentono fare questa domanda. E’ una domanda importante, e importante è pure la sua risposta, perché questa questione chiama in causa Dio, o comunque una forza all’infuori e al di sopra dell’uomo, e, insieme, chiama in causa l’uomo, la sua persona, la sua autonomia e libertà.

C’è qualcosa nella vita dell’uomo che non dipende dall’uomo. Non dipende dall’uomo l’essere nato in un certo tempo, in una certa epoca della storia anziché in un’altra; in un continente anziché in un altro; l’essere nato uomo o donna; con quel temperamento, con quelle caratteristiche fisiche… Ci sono fatti ed eventi nella vita dell’uomo che non dipendono da lui, ma che gli succedono a prescindere dalla sua volontà e, alle volte, contro la sua volontà. Questo può essere chiamato ‘destino’, o meglio, per noi credenti (ed è la verità), va sotto il nome di ‘provvidenza’, provvidenza di Dio, disegno provvidenziale di Dio sulla vita di ciascun uomo.

Questo che abbiamo detto può essere paragonato alla cornice di un quadro; la tela del quadro, però, il disegno del quadro, è affidato all’uomo, alla sua opera e alla sua libertà. C’è qualcosa che dipende dall’uomo, e solo da lui.

La prima lettura ci ha raccontato degli Ebrei usciti dall’Egitto. Nel deserto, dimentichi di Dio che li aveva liberati dalla schiavitù, si diedero all’idolatria, cedettero alla fornicazione, mormorarono contro Dio, lo sfidarono. Nella cornice bellissima e di salvezza che Dio aveva composto, strappandoli con le dieci paghe al potere oppressore del faraone, essi dipinsero un quadro bruttissimo, un quadro di peccati, di ingratitudine a Dio, di rivolta contro di lui.

Anche a Gerusalemme Dio aveva regalato e aveva composto per lei una cornice bellissima: aveva mandato Gesù, il Figlio di Dio, il Salvatore e Redentore a farle visita, a indicarle la via della pace e del bene; ma dentro quella cornice Gerusalemme aveva scritto chiusura, ostilità, rifiuto; ed arrivò fino a mettere in croce il Figlio di Dio.

L’uomo ha la libertà di dipingere il quadro; dalle sue scelte dipende in gran parte la sua vita, la qualità della sua vita, la gioia o il dolore della sua vita, la gioia o il dolore delle persone che gli vivono accanto.

La sorte degli Ebrei nel deserto fu terribile: a causa dei loro peccati ne morirono in un solo giorno ventitrèmila; la sorte di Gerusalemme fu altrettanto terribile: a causa del suo rifiuto di Gesù fu distrutta. Questi fatti, e la Parola di Dio che oggi ce li mette davanti agli occhi, richiamano e risvegliano fortemente la nostra responsabilità.

Come viviamo? che cosa scriviamo sul quaderno bianco che Dio ci ha messo nelle mani? che quadro stiamo dipingendo dentro la cornice provvidenziale che Dio ha pensato per noi? Da noi, dalle nostre opere, dalle nostre scelte e dai nostri comportamenti dipende tanto del nostro esistere. Infatti ogni parola, ogni gesto, ogni movimento, perfino ogni pensiero, è una pennellata data al nostro quadro.

Ci sono quadri di valore. Conosciamo tutti dei quadri di valore, dei dipinti di grandi artisti, di valenti pittori, che ancor oggi, a distanza di secoli, tengono incollati su di sé gli sguardi di tanti ammiratori. Che anche la nostra vita possa essere un quadro di valore, un quadro bello, armonioso, luminoso, su cui gli occhi di Dio, degli angeli e anche degli uomini possano fermarsi volentieri, e con gioia.

Ricordo d’aver letto una volta queste parola: “Il ‘quanto’ della nostra vita dipende da Dio, il ‘come’ della nostra vita dipende da noi”. Sia bello, dunque, il nostro ‘come’.

 

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