Solennità di Cristo Re (forma ordinaria)

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(2Sam 5,1-3;   Col 1,12-20;   Lc 23,35-43)

Duomo di Belluno, sabato 19 novembre 2016

Gesù è in croce, eppure è re; re di una regalità tanto diversa da quella meramente umana. I re di questa terra siedono in trono, Gesù è in croce, suo trono; i re di questa terra hanno in capo una corona, Gesù ha in capo una corona di spine; i re di questa terra sono rivestiti di vesti ricche e sfarzose, Gesù in croce è nudo (nudo totalmente; i nostri crocifissi pongono un panno attorno ai genitali di Gesù, ma Gesù sulla croce era totalmente nudo; cosi crocifiggevano i Romani). I re di questa terra tengono in mano lo scettro, le mani di Gesù non tengono in mano nulla, sono inchiodate; i re di questa terra si muovono a piacere nei confini del loro regno, Gesù è tenuto fermo immobile, fisso alla croce. Una regalità tanto diversa da quella del mondo, quella di Gesù!

Eppure Gesù è re. La scritta sopra il suo capo:“Costui è il re dei Giudei” era vera, diceva il vero. Anzi, il fatto che quella scritta fosse scritta -come nota l’evangelista Giovanni- in ebraico, in latino e in greco (cfr Gv 19,20), le tre lingue dell’impero romano, stava a dire e a proclamare la regalità universale di Gesù: Gesù è re del mondo, è re dell’universo.

San Paolo nella seconda lettura ci ha condotti dentro la realtà e la portata della regalità di Gesù: Gesù è al vertice di tutta la creazione, perché “in lui furono create tutte le cose nei cieli e sulla terra; tutto fu creato per mezzo di lui e in vista di lui”. Gesù è al vertice della Chiesa, perché egli è “il capo del corpo, che è la Chiesa”. Gesù è al vertice di tutti coloro che risorgono da morte, perché è “il principio, il primogenito di quelli che risorgono dai morti”. Gesù è colui nel quale “abita tutta la pienezza della divinità” (Col 2,9); è colui che ha riconciliato l’universo con Dio.

Il Vangelo si aggiunge a san Paolo e mette in evidenza un ulteriore tratto della regalità di Gesù: la regalità di Gesù è una regalità di bontà e di misericordia, di salvezza e di paradiso; di paradiso concesso e donato in totale e assoluta gratuità, con un’amnistia senza limiti e senza riserve, senza richiesta alcuna di impegni e di opere buone da compiere, perché il buon ladrone di lì a poco sarebbe morto, e non avrebbe potuto fare più nessuna opera buona! Fu sufficiente che, pentito e pieno di fiducia, dicesse: “Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno”. E’ un re buono Gesù.

Noi siamo davanti a questo re. Lo accoglieremo, o preferiremo altri signori? Senza un re non è possibile stare. O regna il Signore in noi, o regna il mondo; o regna il Signore in noi, o in noi regna il nostro ‘io’ con tutte le sue debolezze e i suoi egoismi.

“Venga il tuo regno”, ci ha insegnato a dire Gesù nel ‘Padre nostro’ (Mt 6,10). Il regno di Gesù verrà in noi se noi lo vorremo ‘signore’ dei nostri pensieri, dei nostri affetti, delle nostre parole, delle nostre azioni; se tutto ciò che facciamo lo ricondurremo a lui; se lui sarà di continuo all’orizzonte del nostro vivere, del nostro gioire e del nostro soffrire, del nostro lavorare e del nostro riposare; di ogni istante di esistenza. Accogliere su di sé la regalità di Cristo è, per l’uomo, fonte di benessere e di felicità, fonte di salvezza. Le leggi di Cristo sono guida sicura e indicazione della via giusta e retta. Tutto dev’essere suo, di lui.

Le tribù di Israele andarono da Davide e gli dissero: “Sii il nostro re; regna su di noi”. E noi diciamo a Cristo: “Sii il nostro re, sii il nostro sovrano. Noi ci sottomettiamo a te, a te che non sottometti chi ti si sottomette, ma che invece innalzi ed esalti chi ti si sottomette, perché tu sei buono, tu sei la bontà che ama”.

don Giovanni Unterberger

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