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Duomo di Belluno e chiesa di s. Stefano, 8 dicembre 2016
La festa dell’Immacolata è forse la festa, tra tutte, che più ci chiama ad essere immacolati anche noi, senza macchia, senza peccato. La Madonna fu concepita esente dal peccato originale per un singolare dono di Dio, e mai si macchiò durante la sua vita di peccati personali. Fu immacolata sempre e del tutto.
Il peccato invece è triste realtà di ogni uomo, doloroso retaggio del primo peccato nel giardino dell’Eden, e frutto di proprie scelte sbagliate. ‘Scelte sbagliate, si usa dire oggi; ‘debolezze’, si preferisce dire oggi a riguardo di comportamenti cattivi; si teme anche solo di pronunciare la parola ‘peccato’, quasi che chiamandolo con un altro nome si possa attenuare la sua gravità e i danni che esso procura e produce. I danni del peccato sono gravissimi. Noi siamo soliti, e a ragione, distinguere tra peccati gravi e peccati veniali; ma anche quelli che noi chiamiamo ‘peccati veniali’ sono realtà bruttissima. Lo sono perché vanno ad intaccare le relazioni fondamentali dell’uomo; vanno a rovinare quella che è l’essenza dell’uomo, la sua relazionalità.
Quanto è istruttivo il racconto della Genesi che, nella sua semplicità quasi infantile, ci ha raccontato del primo peccato! Cosa ha provocato quel primo peccato, e che cosa provoca ogni peccato? Provoca la rovina della relazione con Dio. Adamo, dopo il peccato, si nascose e, interpellato da Dio, gli disse: “Ho udito la tua voce e ho avuto paura di te”. Adamo, il peccatore, ogni peccatore, cade nella paura di Dio; non si sente più in comunione con lui; non si sente più suo figlio degno di stare alla sua presenza; lo teme; ha paura di Dio. Il peccato intacca la relazione con Dio; e c’è forse una relazione più importante per l’uomo, più necessaria all’uomo, della relazione con Dio? Dio è il suo tutto: è il suo principio e il suo fine. Compromessa la relazione con Dio, l’uomo è perduto.
E’ vero che questa relazione col pentimento e con il Sacramento della Riconciliazione può essere reintegrata, ma con grande sapienza il libro del Siracide ammonisce: “Figlio, non dire: ‘Ho peccato, e che cosa mi è successo?’ perché il Signore è paziente. Non essere troppo sicuro del perdono tanto da aggiungere peccato a peccato. Non dire:‘La sua misericordia è grande; mi perdonerà i molti peccati, perché presso di lui ci sono misericordia e ira” (Sir 5,4-7).
Il peccato intacca e rovina anche l’altra dimensione relazionale dell’uomo, quella col prossimo. Adamo ed Eva, che prima del peccato vivevano in armonia, dopo il peccato si accusano tra loro. Adamo disse: “La donna che tu, o Dio, mi hai posto accanto mi ha dato dell’albero e io ne ho mangiato”. Adamo accusa Eva. Ogni peccato rovina e mette in difficoltà i rapporti, le relazioni con i fratelli. Il peccato provoca offesa, distanza, incomprensione, lotta tra uomo e uomo, e getta l’umanità in una condizione di profonda sofferenza. “Come alla vista del serpente fuggi il peccato”, esorta il libro del Siracide.
Noi celebriamo oggi Colei che fu senza peccato. L’Immacolata fu sempre e tutta del Signore. La sua vita fu in ogni istante un ‘sì’ a Dio, come abbiamo sentito di lei nel racconto del Vangelo. Il giorno dell’Annunciazione ella disse: “Sono la serva del Signore: avvenga per me secondo la sua parola”; Maria fu sempre ciò che disse il giorno dell’Annunciazione; lo fu in ogni giorno di vita. Ella nel suo candore, nella sua purezza, e nel suo essere senza peccato, aiuti noi a lottare contro il peccato, per assomigliarle; per essere anche noi tutti del Signore, e capaci di fraternità con ogni uomo e con ogni donna.
don Giovanni Unterberger
