Solennità del Natale del Signore (messa nella notte)

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(Is 9,1-6;   Ti 2,11-14;   Lc 2,1-14)

Perarolo di Cadore, 25 dicembre 2016

“A un popolo che camminava nelle tenebre è apparsa una grande luce”, ci ha detto Isaia profeta. Una moltitudine di angeli luminosi e danzanti in cielo ha annunciato al mondo che tra gli uomini era nato il Figlio di Dio, il Salvatore.

A Betlemme è accaduto che il Cielo abbracciasse la terra. Dio ha abbracciato l’uomo! Cosa v’è di più bello di un abbraccio? Che cosa di più rassicurante? L’abbraccio dice accoglienza, dice affetto, dice comunione. L’abbraccio dice: io sono per te e tu sei per me. Nell’amore.

A Betlemme Dio ci ha abbracciati. Ci ha abbracciati tutti, buoni e cattivi, giusti e peccatori. Tutti abbracciati, voluti e amati da Dio. Dio ci vuole bene; Dio ci tiene stretti a sé! L’uomo si è allontanato da Dio, e Dio lo ha abbracciato di nuovo; l’uomo lo ha offeso, gli ha preferito altro, e Dio lo ha abbracciato ancora. Ci sentiamo noi dentro questo abbraccio? dentro questo amore?

Fu un abbraccio doloroso per il Signore venuto tra noi; un abbraccio che comportò per lui sofferenza: Gesù nacque in una stalla, nella povertà, in casa di altri, soggetto a tutte le limitazioni della natura umana, lui il creatore e il signore di tutto. Un abbraccio che lo avrebbe portato poi a morire sulla croce.

Per noi, invece, fu un abbraccio di salvezza. Quell’abbraccio ci ha perdonato i peccati, ci ha riaperto le porte del paradiso, ci ha permesso di sperare ancora. L’uomo peccatore, il mondo rovinato, possono sperare ancora. Dentro di sé l’uomo, e il mondo, hanno Dio; in quel piccolo Bambino hanno Dio. E Dio è salvezza; Dio è certezza di rinascita e di bene. La storia umana non andrà a fondo; l’uomo può sempre aggrapparsi e tenersi stretto al Signore come ad un’ancora sicura che salva.

I pastori, avvisati dagli angeli, si mossero dai loro pascoli verso Betlemme; al Bambino venuto dal cielo per loro andarono incontro con i loro doni. Fecero strada verso di lui. L’uomo deve andare incontro a Dio; deve muoversi verso si lui. L’uomo si muove verso Dio desiderandolo, cercandolo, dandogli un posto d’onore nella propria vita.

Il Natale è l’abbraccio di Dio a noi, e sia anche l’abbraccio di noi a Dio. Non lasciamo solo il Signore, e non rimaniamo soli noi, privi di lui.

don Giovanni Unterberger

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