Domenica di Settuagesima (forma straordinaria)

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( 1 Cor 9,24-27; 10,1-5;   Mt 20,1-16)

Belluno, chiesa di S. Stefano 12 febbraio 2017

La quaresima inizierà il primo di marzo, con il mercoledì delle ceneri, ma la Chiesa vuole già in qualche modo preannunciare il tempo di quaresima disponendoci anticipatamente ad esso, così che, quando arriverà, lo possiamo vivere più prontamente e più intensamente. Ecco, oggi, la domenica di Settuagesima, e, le prossime due domeniche, la domenica di Sessagesima e di Quinquagesima. Già oggi la Liturgia assume un aspetto, sia pur parziale, di sobrietà e di austerità: la Messa non ha il ‘Gloria’; i paramenti del sacerdote sono di colore viola.

Il Vangelo ci fa risuonare una chiamata al lavoro. Un signore ha una vigna e chiama operai a lavorare nella sua vigna. La sua vigna ha bisogno di operai. La sua vigna è carica di grappoli d’uva, pronta per la vendemmia, ma chi coglierà quei grappoli d’uva perché diventino vino buono, e non abbiano a marcire sui filari delle viti? Sono necessari degli operai; operai che si lascino chiamare. Operai che possiamo essere noi.

Dio chiama, chiama di continuo: il padrone della vigna, ci ha detto la parabola, è uscito in cerca di lavoratori all’alba, alle nove del mattino, a mezzogiorno, alle tre e alle cinque del pomeriggio. Di continuo, di continuo Dio chiama; Dio non si stanca di chiamare; di continuo rinnova la sua chiamata. L’uomo talvolta fa il sordo, ma Dio non cede, Dio insiste, Dio continua a bussare e a premere alla porta del cuore dell’uomo.

Che cos’è quel senso d’insoddisfazione, di vuoto, di non senso della vita, di sottile diffusa tristezza che alle volte ci coglie, se non Dio che chiama, Dio che si fa presente e vicino ad invitare a una vita più impegnata, più generosa, più vissuta con lui? Anche attraverso l’insoddisfazione del nostro vivere Dio chiama. Dio si serve di tutto per chiamare, perfino del rimorso dei peccati commessi. Quante persone hanno sentito la voce di Dio nel fondo dei loro errori, e, assecondando la voce di Dio che risuonava nel fondo dei loro errori, si sono ricuperate e sono diventate persone bellissime! Il problema non è se Dio chiami, il problema è se l’uomo risponde.

I monaci, ma anche i semplici cristiani che recitano la Liturgia delle Ore, iniziano la loro preghiera del mattino con il salmo 95, che al versetto 8 dice: “Ascoltate oggi la sua voce: ‘Non indurite il vostro cuore, come a Merìba, come nel giorno di Massa nel deserto’ ”. Il riferimento è al popolo di Israele che nel deserto, a Massa e a Merìba, si chiuse alla voce di Dio. Il salmo invita a non indurire il cuore di fronte a Dio che chiama. Nell’ oggi.

L’Antico e il Nuovo Testamento sono la storia di un Dio che continuamente parla all’uomo. E’ necessario ascoltare la voce del Signore. Il verbo ‘ascoltare’ ricorre innumerevoli volte nella Bibbia: “Ascolta, popolo mio, ti voglio ammonire; Israele se tu mi ascoltassi! Se il mio popolo mi ascoltasse, se Israele camminasse per le mie vie! Ma il mio polo non ha ascoltato la mia voce”, dice Dio nel salmo 81 (vv 9. 12. 14). “Beato l’uomo che mi ascolta vegliando ogni giorno alle mie porte”, dice il Signore nel libro dei Proverbi (Pr 8,34). E nell’Apocalisse Gesù dice: “Ecco, io sto alla porta e busso; se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me” (Ap 3,20).

Ascoltare la voce di Dio è salvezza per l’uomo; ascoltare la voce di Dio è sapienza per l’uomo; è stoltezza per l’uomo ascoltare tutte le voci tranne che la voce di Dio. Il padrone della vigna, di cui ci ha raccontato la parabola, chiamava al lavoro. Il lavoro a cui ci chiama il Signore è ascoltare la sua voce, i suoi inviti, i suoi richiami. E’ aprirgli il cuore. “Oggi, se udrete la sua voce, non indurite il vostro cuore” (Ebr 3,7-8).

don Giovanni Unterberger

 

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