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(2Sam 7,1-5. 8b-12. 14a. 16; Rm 16,25-27; Lc 1,26-38)
Duomo di Belluno, sabato 24 dicembre 2017
Certamente Maria, ragazza di quattordici-quindici anni, dovette sentirsi quel giorno, il giorno dell’Annunciazione, davanti a qualcosa di più grande di lei: Dio le chiedeva di diventare la madre del Messia. Maria conosceva le Sacre Scritture; dalla fede del suo popolo e da quanto insegnavano i dottori della legge, ella doveva aver concepito un altissimo concetto del Messia. Il Messia sarebbe stato re; sarebbe stato il più grande inviato di Dio sulla terra; più grande dei profeti, più di Elia, più di Isaia, più di Geremia; sarebbe stato il nuovo Mosè, colui che avrebbe compiuto opere più grandi ancora di Mosè stesso, e avrebbe inaugurato la signoria di Dio sulla terra. Così le Sacre Scritture parlavano del Messia, così lo presentavano. E lei, Maria, ne sarebbe dovuta diventare la madre! La madre dell’atteso da secoli, dell’atteso da tutte le generazioni del suo popolo!
Maria non poté non sentirsi turbata di fronte a una tale cosa; era, quello, un orizzonte da vertigini che le veniva spalancato davanti! E in quel momento ella era sola, sola a ricevere quella proposta, sola a decidere. Ragazza di quattordici-quindici anni…in quell’istante senza alcun supporto umano di nessun genere; sola davanti a Dio, forte unicamente della sua fede. E, oltre a tutto ciò, madre con una maternità che si sarebbe realizzata al di fuori di tutte le leggi della natura: madre – vergine…
“Come può avvenire questo?”, chiese Maria all’angelo; e l’angelo le disse: “Non temere, Maria, tranquillizzati. Su di te scenderà lo Spirito Santo; opererà lui in te. Dio è grande, è forte, è onnipotente; a lui nulla è impossibile. Fidati! Lui farà”. E Maria disse: “Sì, accetto; avvenga per me secondo la tua parola”.
Da quell’ ‘accetto’ partì la storia cristiana, partì l’opera del Messia nel mondo e nella storia; da quell’ ‘accetto’ nacque il Salvatore; nacque la Chiesa; si diffuse nel mondo il Vangelo; a noi è giunta la fede e la speranza. Da quell’ ‘accetto’!
Maria è detta, in una litania, ‘Janua caeli’, porta del cielo. Maria è la porta attraverso la quale il cielo è sceso sulla terra, Dio ha cominciato a camminare tra gli uomini, accanto ad ogni uomo; accanto ad ogni uomo anche oggi; misteriosamente ma realmente; accanto ad ogni uomo.
A Maria noi dobbiamo tanto; dobbiamo tanto in gratitudine, in riconoscenza, in amore, in affetto, in ascolto, in obbedienza. La devozione a Maria non è un ‘optional’ per il cristiano, ma è un dovere. E, ancor più che un dovere, è un bisogno, un bisogno del cuore di chi sa di essere stato amato, di chi sa di essere il frutto di un gesto di generosità grandissima; di un gesto di generosità segnato e bagnato dal dolore; sappiamo infatti che non fu senza dolore e senza sofferenza la vita di Maria.
Siamo alle porte del Natale: fisseremo lo sguardo e il cuore sul piccolo bambino che nascerà, ma avremo, insieme, uno sguardo pieno d’amore e di riconoscenza per la madre che ce lo partorirà.
don Giovanni Unterberger
