2a domenica del Tempo ordinario (forma ordinaria)

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(1Sam 3,3b-10.19;   1Cor 6,13c-15a. 17-20;   Gv 1,35-42)

Duomo di Belluno, sabato 13 gennaio 2018

 

Dedichiamo i momenti di questa omelia alla seconda lettura che ci è stata proclamata. San Paolo ci ha parlato di castità. Il brano è tolto dalla prima lettera che egli inviò ai cristiani di Corinto. Corinto (si era negli anni 50 dell’era volgare) era una città cosmopolita: contava circa 600.000 abitanti. Era un importante porto di mare, città di scambi e di grande movimento; luogo di incontro di retori e di filosofi, di propugnatori di varie religioni. Ogni due anni vi si svolgevano i giochi olimpici, che richiamavano a Corinto atleti e gente da tutto il bacino del Mediterraneo.

Ma Corinto era famosa, tristemente famosa, anche per un altro motivo: era una città fortemente dissoluta; vi sorgeva un grande tempio in onore della dea Venere, con un migliaio di prostitute sacre. Lo storico greco Strabone e il poeta latino Orazio, nei loro scritti, riportano il motto ‘non è dato a tutti potersi recare a Corinto’, intendendo dire che non tutti avevano il denaro sufficiente per approfittare di ciò che la Corinto corrotta offriva; e dire a una ragazza ‘ragazza di Corinto’ era darle della prostituta.

I cristiani di quella città, pur convertiti al Vangelo, continuavano a vivere in un ambiente che morigerato proprio non era, e si trovavano esposti a subirne il fascino e il richiamo. C’era tra loro addirittura chi, pensando che il comportamento lussurioso del corpo non intaccasse lo spirito, andava dicendo, riguardo alle pratiche sessuali: “tutto mi è lecito” (1Cor 6,12). San Paolo sentì il bisogno di intervenire e di richiamare quei cristiani ad una vita casta.

L’apostolo ben conosceva quanto la castità, cioè il dominio e la signoria degli istinti sessuali sregolati, fosse cosa difficile per l’uomo. Di fatti anche nelle altre lettere egli torna frequentemente su questo argomento, Ai Colossesi scrive: “Mortificate quella parte di voi che appartiene alla terra: fornicazione, impurità, passioni, desideri cattivi” (Col 3,5); e agli Efesini scrive: “Quanto alla fornicazione a ogni specie di impurità neppure se ne parli tra voi, come si addice a santi; lo stesso dicasi per le volgarità, insulsaggini, trivialità: cose tutte sconvenienti” (Ef 5,3-4).

San Paolo, nel brano che abbiamo ascoltato, offre ai Corinzi una serie di motivi che raccomandano e richiedono la castità. “Il corpo è fatto per il Signore”, egli dice. Non è fatto per il Signore solo lo spirito dell’uomo, ma per il Signore è fatto anche il corpo dell’uomo; tutto l’uomo è fatto per il Signore, così da entrare in relazione con lui. Pertanto anche il corpo deve tendere a comportamenti di santità, e non può abbandonarsi all’impudicizia e alla lussuria.

Inoltre il corpo è realtà appartenente a Cristo, è nientemeno che “membro di Cristo”, dice l’apostolo. Cristo è il capo del corpo mistico, e noi siamo le sue membra; lo siamo con lo spirito e con il corpo; la santità del capo deve rifulgere anche nelle membra, che non possono abbrutirsi nel peccato e nel male. E ancora: “State lontani dall’impurità! Qualsiasi peccato l’uomo commette, è fuori del suo corpo; ma chi si dà all’impurità, pecca contro il proprio corpo”. Paolo sottolinea come i peccati di lussuria rovinino, deturpino e corrompano in modo più forte e più profondo di ogni altro peccato la bellezza, la luminosità e la dignità del corpo dell’uomo.

E Paolo insiste: “Non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo che abita in voi?”. Non è accettabile che quel tempio venga violato, venga profanato, quasi sconsacrato. Vi abita Dio, vi abita lo Spirito Santo! E, da ultimo, un ulteriore forte motivo: “Siete stati comprati a caro prezzo: glorificate dunque Dio nel vostro corpo!”. Il sangue di Cristo è il prezzo del nostro riscatto; è il detergente doloroso e prezioso che ci ha purificati da ogni macchia e impurità. Non possiamo non fare conto di quel sangue e non tenerlo in alta considerazione.

Di purezza e castità c’è grande bisogno anche nel mondo di oggi, nel nostro mondo. Il senso del pudore non è tenuto in grande onore. Da comportamenti lussuriosi derivano e scaturiscono tanti altri peccati e mali. Ci aiuti il Signore a coltivare e praticare la virtù della castità; a saperla proporre con coraggio ai giovani; a credere che sane rinunce in questo ambito fanno crescere la persona e la rendono capace di vero e autentico amore.

don Giovanni Unterberger

 

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