Anniversario della Dedicazione della Chiesa (forma straordinaria)

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(Ap 21,2-5;   Lc 19,1-10)

Belluno, chiesa di san Pietro, 5 agosto 2018

 

La festa della dedicazione del tempio di Gerusalemme, il grande tempio costruito dal re Salomone, fu qualcosa di straordinario. Raccontano il primo libro dei Re (cfr 1Re 8,62-66) e il secondo libro delle Cronache (2Cr 7,4-10) che la festa durò sette giorni; un’immensa folla vi partecipò; i sacerdoti attendevano al servizio e i leviti, con tutti gli strumenti musicali, arpe, cetre, timpani, flauti, cembali, corni e trombe, accompagnavano i riti e le celebrazioni; il re Salomone, in vesti sontuose, avanzò fino all’altare e, prostrato davanti all’altare, pronunciò una solenne preghiera a nome di tutto il popolo, implorando da Dio grazia e perdono (cfr 1Re 8,22-53). Furono immolati in quella occasione -dice il testo sacro- ventiduemila buoi e centoventimila pecore; il numero è certamente esagerato, ma sta a indicare l’abbondanza di vittime sacrificali offerte al Signore senza risparmio, in quel giorno, per onorare la sua presenza e la sua maestà.

Sappiamo che la presenza del Signore in quel tempio era legata all’arca dell’alleanza, che conteneva le tavole in pietra della legge che Mosè aveva ricevuto sul Sinai da Dio; ma nelle nostre chiese c’è una presenza ben più grande e ben più piena di Dio: è presente Dio stesso! Nel tabernacolo è presente il Signore!

“Terribilis est locus iste”, è terribile questo luogo; “hic domus Dei est”, questa è la casa di Dio; “et porta coeli”, e la porta del cielo, ci ha detto l’antifona d’Introito, chiedendo di metterci subito nel giusto atteggiamento e nella giusta disposizione, consona a questo luogo. Qui abita una Presenza straordinaria. Non c’è presenza più straordinaria di questa Presenza presente qui. ‘Attorno al trono di Dio -racconta il profeta Isaia- vidi volare i serafini, e li udii proclamare: Santo, santo, santo; e si velavano la faccia con le ali, perché indegni di fissare il volto di Dio’ (cfr Is 6,1-3). Qui abita il ‘tre volte santo’, Dio stesso in persona.

Noi abbiamo bisogno di questa Presenza, di questa presenza trascendente, di questa presenza misteriosa, perché per il ‘Mistero’ siamo fatti. Non ci basta ciò che comunemente viviamo; il passeggero, il transitorio, il limitato non ci basta, non ci è sufficiente, non ci colma il cuore del tutto; abbiamo bisogno del Mistero di Dio. Il Mistero ci attira!

Mistero che è buono. L’Introito continua con il salmo 83: “Quam dilecta tabernacula tua, Domine virtutum”, quanto sono amabili le tue dimore, o Signore degli eserciti; “concupiscit et dèficit anima mea in atria Domini”, anela e si strugge l’anima mia per il desiderio degli atri del Signore. Il Mistero che abita qui è un Mistero buono; è il Dio della misericordia, della grazia e della pace; è il Dio che ci ha creati e ci custodisce; il Dio che ci guarda con simpatia e con amore di padre; è il Dio che ci è venuto incontro, da perduti che eravamo, col suo Figlio, il suo unico Figlio, per salvarci e riportarci tra le sue braccia. In questo luogo egli ci dona e ci fa sentire la sua Parola; si dona se stesso nell’Eucaristia; non ci lascia uscire dalla chiesa e dalla sua presenza senza averci arricchiti di doni.

Che grazia grande sono le chiese! che spazi preziosi per le nostre anime e per le nostre  vite! Quanto dobbiamo amarle, rispettarle e curarle! Nulla di indegno deve entrare in esse; per questo, appena attraversata la soglia di una chiesa, noi intingiamo la mano nella pila dell’acqua santa e con quell’acqua ci segniamo, a purificazione e richiesta di perdono. Vogliamo stare nelle chiese con rispetto e con fede, con devozione e con amore; lieti e riconoscenti per la presenza del Mistero, desiderando dare al Mistero la nostra lode e la nostra adorazione, e dal Mistero ricevere aiuto, grazia e salvezza.

don Giovanni Unterberger

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